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La pace preventiva

La pace è una creazione. La pace non è un’assenza di guerra, di conflitto, non è uno stato passivo, non è un dono della storia. È un atto dell’intelletto umano, qualcosa che si genera attraverso
relazione, riconoscimento reciproco e sostenibilità. Possiamo renderla una realtà preventiva, non solo reattiva, con i gesti, le scelte, le decisioni di ogni giorno. La guerra distrugge. La pace si crea.

La nascita della Pace preventiva

La Pace preventiva nasce contestualmente al Terzo Paradiso.

Che cos'è la Pace preventiva?

“Era il marzo del 2003, quando Bush e Blair, appoggiati da numerosi governi, hanno dichiarato guerra preventiva all'Iraq.

La circostanza mi ha procurato un turbamento profondo. Quanto stava accadendo era lo stadio culminante di una follia che coinvolgeva l'intero genere umano. Era il traboccare della perversità “politica” dal vaso della storia, un'aggressione planetaria che si aggiungeva a una serie di opposte, mostruose aggressioni.

Ho visto alla televisione e sui giornali la gente di ogni parte del mondo. scendere nelle strade e gremire le piazze per dire «Adesso basta!», per dire «No». L’umanità si era esposta con la sua presenza fisica, sapendo di non aver altro potere. Ho avuto in quei momenti la chiara percezione che la dimostrazione silenziosa della popolazione mondiale, cui assistevo, poteva essere considerata, anche se ben lontana dall’essere riconosciuta, la prima votazione mondiale. Era un'espressione democratica che abbracciava il pianeta. Come non tenerne conto? Come non aderire a tale spontanea, formidabile chiamata? Come non rispondere a quella accorata supplica del mondo intero?

In realtà gli avvenimenti in corso non erano esclusivamente una questione politica, ma portavano alla resa dei conti l’intera vicenda umana.

Dietro la richiesta di cambiamento vi era, infatti, la necessità di una profonda trasformazione civile. Tutte le malformazioni culturali ereditate dal passato venivano al pettine: il concetto stesso di guerra preventiva faceva sorgere l’impellente necessità di contrapporre l’idea di pace preventiva. Nella storia la pace è sempre venuta a seguito di una guerra ed è stata considerata come suo risultato, dunque guerra nascosta sotto la maschera della pace è pace costituita di mera apparenza. Ho capito in quel momento che io stesso, nonostante l’impegno artistico, intellettuale e pratico indirizzato verso una trasformazione responsabile della società, dovevo fare un ulteriore passo, ancor più deciso ed efficace, per contribuire al cambiamento che questa umanità, tanto silenziosamente quanto disperatamente, stava implorando. È così che nasce il segno del Terzo Paradiso.”


Michelangelo Pistoletto
Estratto da
Il Terzo Paradiso (Marsilio, 2011)

La Pace preventiva è lo scopo della Cittadellarte.
La Cittadellarte sancisce e attua la page preventiva tra gli esseri umani.
Il pericolo bellico viene annullato dalla Costituzione della Cittadellarte che diviene Statodellarte.

La via della Pace preventiva: il labirinto e Cittadellarte

Paolo Naldini e Michelangelo Pistoletto
Estratto dal catalogo della mostra "La pace preventiva" a Milano, Palazzo Reale (Skira, 2023)


Michelangelo Pistoletto: Questo labirinto è una mostra personale che coinvolge in pieno tutta Cittadellarte. Infatti, la struttura organica di Cittadellarte consiste proprio nel mettere in comunicazione tutti i settori che formano il tessuto della società come se fossero ambienti collegati da porte. Idealmente, ogni porta permette il passaggio da un settore all’altro, come per esempio: scienza e politica, religione ed economia, educazione e comportamento.
Le porte formano un continuo passaggio che lega insieme tutti i settori connessi tra loro a due a due. Ogni porta è intersettoriale, quindi rappresentabile dal simbolo formula della Trinamica ovvero della creazione. Questo perché da ogni incontro tra due settori scaturisce un avvenimento inedito che, assommato a tutti gli altri incontri, diviene un continuo evento di creazione della società. Il passaggio tra le porte ci riconduce al complesso e flessuoso percorso del labirinto nei suoi particolari e nel suo insieme.


Paolo Naldini: Quindi, attraverso il tuo lavoro, dallo specchio alla formula della creazione, hai dato forma a simboli o addirittura a formule, che rappresentano il sistema di sviluppo della società e anche il riequilibrio continuo all’interno della società…


MP: Parliamo di equilibrio considerando che sussiste sempre nell’intero esistente una tensione fra gli elementi che può creare conflitto. Invece la società che stiamo cercando di creare attraverso l’attività pratica di Cittadellarte è basata su un equilibrio dinamico e una continua armonia.


PN: Sì, pensando ai tuoi quadri specchianti, mi è sempre sembrato che questi, come il Manifesto di Progetto Arte e fino alla formula trinamica, siano appunto una sorta di software, che viene rappresentato sia come riflesso della realtà fisica nello specchio, sia come riflessione mentale, cioè come l’articolazione del pensiero. Un programma di lavoro che Cittadellarte, come organismo vitale, sviluppa passando dalla rappresentazione alla realtà.


MP: Cittadellarte è lo sviluppo, appunto, di un vero e proprio programma che si è venuto a determinare attraverso passaggi precedenti, a cominciare dalla ricerca della mia identità alla scoperta dell’identità comune attraverso il quadro specchiante. L’identità non è più esclusivamente personale, ma è l’identità di tutti quelli che entrano nel quadro rispecchiandosi. Ecco quindi, di conseguenza, l’apertura dello studio personale alla collaborazione creativa interpersonale degli anni ’70, realizzata fuori dalle istituzioni, nelle strade, nelle piazze, nei luoghi frequentati dall’intera società. Cittadellarte nasce negli anni ’90 come una istituzione in cui si realizza tutto quello che si cercava uscendo dalle istituzioni.


PN: Con Cittadellarte, dunque, si arriva a questo passaggio: mettere davanti allo specchio quello che vogliamo trovare nella realtà. Cioè, con l’invenzione del quadro specchiante hai trovato e hai fornito un dispositivo che riflette la realtà senza menzogna e senza intervento soggettivo, ma appunto oggettivamente, per poi occuparti di ciò che lo specchio riflette. Lo specchio riflette l’esistente senza il nostro intervento, allora noi, se vogliamo intervenire sull’immagine nello specchio, dobbiamo intervenire sulla realtà che sta di fronte allo specchio e si riflette in esso. Per cambiare l’immagine nello specchio dobbiamo cambiare la realtà. Ecco che cosa fa Cittadellarte rispetto ai quadri specchianti.


MP: Bellissima questa immagine.


PN: E per fare questo, quindi, serviva una scuola dove imparare come fare questa trasformazione che volevamo portare nello specchio.


MP: Cittadellarte inizia in contemporanea con la mia attività di insegnamento all’Accademia di Vienna. Quindi, nasce nel 1999 alla Cittadellarte di Biella UNIDEE – Università delle idee, anche in collaborazione con gli studenti di Vienna.


PN: Dunque con Cittadellarte si sviluppa questa attività di “intrapresa sociale”, sperimentando i metodi con cui intervenire nei vari settori della società per sviluppare la co-creazione di un equilibrio dinamico. E proprio tra Vienna e Biella si procede nella sperimentazione di trasformazione responsabile della società che tocca i grandi temi sociali e i bisogni essenziali della vita: come il nutrimento, l’abitare, la sostenibilità…


MP: Habitus, Abito, Abitare… Come si intitolava la mia mostra al Museo Pecci di Prato nel 1996. L’ habitus mentale, il vestire e l’habitat mondiale.


PN: Già si ponevano i temi, e i semi, degli Uffizi, gli organismi di Cittadellarte, tant’è vero che alcuni studenti di quegli anni a Vienna, come Monika Wührer e Nora Ruzsics, ad esempio, fanno ancora parte della grande famiglia di Cittadellarte…


MP: Esatto, poi nel 2012 nascono le ambasciate Rebirth di Cittadellarte che in realtà sono un’estensione di questa scuola nel mondo e contemporaneamente continua l’attività formativa con nuovi programmi UNIDEE.


PN: Sì, UNIDEE Residency Programs. Dopo le residenze quadrimestrali hanno inizio le residenze brevi, curate da un visiting curator, che sviluppano temi specifici quali per esempio proprio la costituzione di istituzioni, oppure gli strumenti per i beni comuni… Le partecipazioni avvengono rispondendo a un bando internazionale diramato sia online che nelle scuole e nei centri culturali. Abbiamo anche sviluppato le residenze connettive, che si connettono cioè agli Uffizi di Cittadellarte, dedicati proprio ai temi del vestire, dell’abitare, dell’alimentazione, dell’educazione, della politica e dell’economia. Possono durare diversi mesi, e portano alla realizzazione di progetti, interventi e mostre. Alcune di queste residenze sono state negli anni sviluppate in collaborazione con istituzioni internazionali in Palestina, India, Azerbaijan, Francia, Ruanda, Kenya, Ecuador, Svizzera oppure sono parte di progetti europei come il programma dedicato alle relazioni tra Scienza, Tecnologia e Arte, STARTS, con cui abbiamo prodotto ricerche, opere e collaborazioni sulle sfide che la nostra regione deve affrontare riguardo al tema dell’acqua.


MP: E quindi ci sono i corsi dell’Accademia…


PN: Questi sono due corsi triennali, uno in Arte per la sostenibilità sociale e l’altro di Moda sostenibile. Poi svolgiamo il corso postlaurea, il master executive di Arte e Design dell’innovazione sociale, intitolato Design, Creatività e Pratiche Sociali, sviluppato con il Polidesign di Milano. E infine ci sono le collaborazioni con altre istituzioni accademiche i cui studenti vengono a Cittadellarte per specializzarsi nell’arte della trasformazione sociale, come ad esempio dall’Accademia di ArtEZ, in Olanda, una cinquantina di studenti all’anno per diverse settimane di lezioni, laboratori e studio.


MP: Gli studenti vengono a Biella a studiare la stessa Cittadellarte, la sua struttura e il suo funzionamento. È essa stessa oggetto di studio come organismo artistico impegnato nella rigenerazione della società.


PN: Infatti, il Labirinto, la tua opera presentata nella mostra “La Pace Preventiva”, ben rappresenta la struttura complessa e interconnessa di Cittadellarte. Ogni nostro Uffizio sviluppa ricerche e progetti sul rapporto tra l’arte per la trasformazione in senso responsabile e il settore della vita sociale di cui si occupa: l’Uffizio Alimentazione, ad esempio, studia l’agricoltura rigenerativa e solidale e sviluppa progetti come Let Eat Bi e Terre AbbanDonate che, oltre alla stagionalità e al biologico, portano nel territorio la permacultura, il biochar, le colture agricole – ma anche i prodotti nei mercati e i menu nei ristoranti – che hanno un impatto addirittura positivo sul clima. Allo stesso modo, l’Ufficio dedicato alla Moda Sostenibile sviluppa il rapporto tra l’arte e il mondo dell’abbigliamento e dei “costumi”, attraverso la piattaforma di designer e imprese sostenibili Cittadellarte Fashion B.E.S.T. e attraverso la collaborazione con le Nazioni Unite sulla tracciabilità e trasparenza della filiera della moda. E l’Ufficio Architettura e Urbanistica, con le ricerche sull’abitare sostenibile, ma anche sui territori, in particolare sulle aree intermedie. E il progetto della Città Arcipelago, che ha l’obiettivo di ripensare il modo di funzionare di un territorio sia nel rapporto con il suo paesaggio sia nella sua governance, guidati dall’equilibrio tra natura e artificio. La stessa sede di Cittadellarte è di per sé un’opera di rigenerazione, un complesso di archeologia industriale di oltre 30.000 metri quadrati recuperato dall’abbandono e dal degrado, che diventa fabbrica di cultura, di tessuto sociale e di futuro sostenibile, nel cuore di un distretto industriale che, anche grazie a questa operazione visionaria, viene riconosciuto Città Creativa dall’Unesco, proprio con il simbolo del Terzo Paradiso come metafora e immagine. Qui si sperimentano tecnologie di ristrutturazione sostenibili e innovative come, ad esempio, l’utilizzo della paglia di riso inserita nelle strutture perimetrali dell’involucro edilizio, con notevoli risultati di efficienza, comfort indoor termico e acustico e soprattutto di benessere. E gli impianti di energia rinnovabile, gli spazi dedicati al coworking e alla co-creazione, alla scuola elementare per bambini e genitori che rinnova le radici montessoriane mettendo la creatività al centro della vita e dell’apprendimento, un mercato di prodotti biologici e sani… Sono tutte attività che lavorano per prevenire atti di guerra, per così dire, nei confronti della natura, che il modello di vita consumista ha scatenato oramai in modo deflagrante, contro il clima, le foreste, gli animali, i suoli, gli oceani, i ghiacciai e i fiumi… Una guerra mondiale in atto tra l’uomo e la natura. Per questo la Trinamica e il simbolo del Terzo Paradiso costituiscono atti di pace preventiva.


MP: Gli Uffizi possono essere tantissimi, uno per ogni settore della società. Abbiamo avviato in passato l’Ufficio Spiritualità, l’Ufficio Lavoro, l’Ufficio Politica… ora sta nascendo l’Ufficio dedicato allo Sport, per esplorare il rapporto tra l’arte e il gioco del calcio e la stessa idea di Pace Preventiva: nel mio ultimo libro scrivo che nello sport “l’altro non è un nemico da eliminare, ma un amico necessario per il gioco della vita”.


PN: Tutto questo dimostra che Cittadellarte è un progetto artistico-politico. È una scuola di convivenza tra umani e umani e tra gli umani e la Terra. L’Ufficio Politica, infatti, svolge un ruolo trasversale a tutti gli altri, studiando e sviluppando l’Arte della Demopraxia, il programma di attivazione civica che accompagna le organizzazioni e le imprese attive nel loro territorio sugli obbiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite. Il programma demopratico, nato a Cuba nel 2015, ora è attivo oltre che all’Avana a Roma, Ginevra, San Paolo, Curitiba, Melbourne, e ancora altri luoghi molto diversi tra loro. E naturalmente è in corso a Biella, dove si configura come processo di progettazione partecipata per la prosperità sostenibile dell’intero territorio provinciale, con Gruppi di Lavoro attivati sull’Energia (fonti rinnovabili, elettrificazione e comunità energetiche), sull’Acqua (accesso e gestione - Osservatorio sull’Acqua), Accoglienza (turismo lento e Paesaggio della Lana), Alimentazione (produzione sana e locale, rigenerativa e positiva sul clima), Formazione (comunità e territorio educanti). E anche un gruppo di lavoro composto dai Sindaci incentrato sulle pratiche dell’amministrazione condivisa. Ognuno di questi Gruppi di Lavoro applica le metodologie demopratiche e assume la Trinamica come legge che regola i processi di dibattito e decisione.
Quindi possiamo dire che anche nell’organizzazione pratica e concreta delle attività e dei progetti condivisi con centinaia o migliaia di altre organizzazioni e persone, a cominciare dalle oltre 240 Ambasciate Rebirth nel mondo, portiamo le idee e i metodi che il tuo lavoro e i 25 anni di Cittadellarte, a partire dai quadri specchianti, ha sviluppato e che svilupperà in futuro per costruire il
Terzo Paradiso e la Pace Preventiva.

Dal simbolo del Terzo Paradiso nasce la treccia della Pace preventiva.

La treccia della pace preventiva

Michelangelo Pistoletto e Fortunato D’Amico presentano il testo dedicato alla “Treccia della Pace Preventiva”, evoluzione simbolica del Terzo Paradiso. La Treccia viene presentata come immagine di connessione tra differenze, metodo di relazione e pratica collettiva capace di trasformare il conflitto in equilibrio condiviso, rendendo la Pace Preventiva un’azione concreta della vita sociale.

Cittadellarte, Biella - 2026


Fortunato D’Amico: Michelangelo, questo testo nasce da una tua necessità precisa. Da tempo cerchi di spiegare come realizzare la Pace Preventiva in modo che possa essere da chiunque concretamente compresa. A un certo punto hai avuto l’intuizione di rappresentare il simbolo del Terzo Paradiso con una Treccia fatta di tre fili che si intrecciano e si relazionano tra loro. È così che nasce l’immagine della Treccia per la Pace Preventiva.


Michelangelo Pistoletto: Sì. A un certo punto ho capito che era indispensabile rendere comprensibile il funzionamento della Pace Preventiva. Il simbolo del
Terzo Paradiso conteneva già in sé questo principio, ma con la Treccia esso diventa comprensibile e praticamente attuabile. Tre fili che si intrecciano, si toccano, si organizzano, si sostengono a vicenda e continuano a esistere insieme. La Pace Preventiva allora non è più soltanto un concetto teorico. Diventa una realtà pratica.


F. D. Praticata, certo. Quindi la filosofia diventa pragmatica. Pensare, fare, vedere, osservare. Il pensiero entra dentro l’azione.


M. P. La filosofia del fare. La filosofia che nasce dal filo del fare e che porta alla pragmatica.


F. D. Che porta al fare.


M. P. Sì. Negli incontri pubblici mi chiedevano continuamente che cosa fosse la Pace Preventiva e come si potesse realizzare veramente. E mi rendevo conto che serviva una forma capace di renderla visibile. Quindi ho capito che dal
Terzo Paradiso poteva nascere una Treccia. Tre gomitoli. Tre fili che si intrecciano e diventano un solo corpo partendo ciascuno da uno dei tre cerchi. E così che improvvisamente il concetto diventava comprensibile, comunicabile e praticabile.


F. D. La treccia mi fa pensare alla società come a un tessuto. Fili che si intrecciano e che, insieme, costruiscono qualcosa. Ogni filo mantiene la propria presenza ma entra in relazione con gli altri.


M. P. Sì. Il tessuto è fatto di ordito e trama, e contiene un processo di intrecci. La Treccia, per me, nasce direttamente dai tre cerchi del
Terzo Paradiso. Ed è importante perché la Treccia accompagna la storia umana da sempre in ogni parte del mondo. È stata realizzata con i capelli, sul corpo, nella vita quotidiana. In questo senso è anche una forma di relazione personale e sociale resa visibile e praticata in senso rituale. La treccia mostra che elementi differenti possono entrare in rapporto continuo producendo qualcosa che prima non esisteva. Questo è il principio della creazione socialmente vissuto.


F. D. E il filo centrale allora che cosa rappresenta?


M. P. Il metodo. La legge. L’organizzazione della relazione. Nella Treccia della Pace i due fili laterali rappresentano le differenze, gli opposti, le tensioni estreme. Il filo centrale impedisce che il rapporto degeneri nella distruzione reciproca. Per questo la Pace Preventiva impedisce il sorgere della guerra. Anche la guerra nasce da una relazione tra opposti. Ma nella guerra una parte elimina l’altra, una cresce annullando l’altra. Nella Treccia invece i fili continuano a esistere tutti e tre. Nessuno scompare.


F. D. Quindi il centro del simbolo diventa il luogo dove la relazione prende forma.


M. P. Esatto. Nel centro avviene sempre qualcosa di nuovo. Ma quel qualcosa deve essere organizzato. Ed è qui che il pensiero passa all’azione. Il filo centrale intreccia continuamente i due fili esterni e crea una struttura stabile. Questa struttura è il modello della Pace Preventiva.


F. D. Mi viene in mente il riferimento al sistema dello sport che abbiamo identificato con il libro
Unity of Sports for Preventive Peace. Gli opposti si confrontano ma dentro una regola condivisa.


M. P. Infatti lo sport è un esempio fondamentale. Esiste una legge che permette il confronto senza distruzione. La competizione continua a esistere, ma viene regolata. Nessuno deve eliminare l’altro per vincere. La Pace Preventiva funziona nello stesso modo ed estensivamente nell’intera organizzazione dell’attività umana.


F. D. La linea centrale allora potrebbe essere come la linea della palla al centro del campo.


M. P. Sì, proprio come descrivo il
Terzo Paradiso in senso sportivo, paragonandolo a un campo di calcio: la palla al centro permette alle due squadre di confrontarsi nella partita e dare ciascuna il meglio di sé per una comune vittoria.


F. D. E la cosa interessante è che ogni filo mantiene la propria identità anche dentro l’intreccio.


M. P. Esatto. La differenza non viene cancellata. Resta visibile. Questo è fondamentale anche nel concetto di Love Difference. Le differenze devono restare vive. Senza differenze non esisterebbe nessuna creazione nuova. Il problema nasce quando una differenza vuole dominare o eliminare l’altra.


F. D. Quindi la treccia è una forma di equilibrio.


M. P. Di equilibrio dinamico. Perché i fili restano sempre in movimento. Ed è qui che entra anche il rapporto tra natura e artificio. Il
Terzo Paradiso nasce proprio per mettere in relazione il paradiso naturale e quello artificiale. Oggi viviamo su un pianeta precipitosamente trasformato dall’essere umano. Per questo abbiamo bisogno di assumere con urgenza una responsabilità totalmente nuova.


F. D. E quindi anche l’intelligenza artificiale rientra in questo discorso.


M. P. Certamente. L’intelligenza artificiale può diventare uno strumento di equilibrio oppure di distruzione. Dipende dal metodo che la guida. Dipende dal filo centrale.


F. D. Mi colpisce anche un’altra cosa. Presi singolarmente, i fili possono spezzarsi facilmente. Intrecciati invece diventano una corda resistente.


M. P. Sì. La forza nasce dalla relazione. Vale per gli individui, per le comunità, per le istituzioni, per la politica. La Treccia rende visibile il fatto che la relazione produce struttura, continuità e responsabilità reciproca.


F. D. E questa immagine ci aiuta anche a capire il tema della memoria. Le tracce si intrecciano continuamente.


M. P. L’intreccio delle tracce. Ogni esperienza lascia una traccia e ogni traccia entra in relazione con le altre. La Treccia diventa quindi una forma del pensiero, una pratica della memoria e una struttura della relazione sociale.


F. D. E ci riporta anche al modo in cui oggi funziona l’intelligenza artificiale. Anche lì esiste un intreccio continuo di relazioni, connessioni, dati, memorie, possibilità. La differenza è che qui l’intreccio resta affidato alla responsabilità umana. La Pace Preventiva diventa quindi una pratica cosciente delle relazioni, un metodo per organizzare le differenze senza trasformarle in conflitto.


M. P. Esatto. La Treccia rende visibile e pratico ciò che prima riuscivamo soltanto a immaginare.




Il canto della Pace preventiva

Michelangelo Pistoletto, 2023


Il caso è una virtù,
devi prendere la palla al balzo,
se la palla casca giù
il caso non serve più.
La pace arriva con la palla,
se la prenderai di balzo
eviterai la guerra
e salverai la Terra.
La partita è il gioco della vita,
senza di te il gioco non c’è.
Tu non mi sei nemico,
ma l’amico.
Senza di te la partita della vita
non c’è.
In realtà
la vittoria cos’è,
se non la pace
fra te e me.
D’ora in poi giocate con noi,
e la parola pace
non sarà più la parola fine
che viene dopo un film di guerra,
ma il titolo del film
della nostra vita sulla terra.
Ripeti con me

Sport uniti per la Pace preventiva

Michelangelo Pistoletto, 2025


“La competizione è inevitabile sia nella natura che nella società. Nella guerra la vittoria porta all’eliminazione e morte dell’avversario. Nello sport la vittoria necessita della competizione duale ma porta alla pace e alla salvezza di entrambi i contendenti. Ogni partecipante al gioco sportivo da il massimo di sé, il massimo della propria forza, della propria intelligenza e astuzia. Questo avviene da entrambe le parti. Alla fine la vittoria è un apporto al progresso sportivo e sociale che accomuna i contendenti.

Nello sport i sistemi di guerra vengono usati per la pace. Nel campo da “gioco della pace”, la creazione di ogni individuo compete con quella di ogni altro individuo rispettando leggi e regole che producono un equilibrio dinamico e un’armonia costante tra le persone e i popoli della Terra.

Tutti sono parte di un governo mondiale, il governo della pace, che esclude come regola fondamentale la sopraffazione del conflitto mortale. Abbiamo portato come esempio la palla del cannone che rappresenta la guerra e la sfera dell’arte che rappresenta lo sport per la pace. Date la palla a un bambino e istintivamente comincerà a giocare. I bambini possono divertirsi solo se sanno come giocare. Le regole danno senso al gioco e permettono a tutti di partecipare.”


L’essere umano partecipa al divenire della realtà attraverso ogni suo gesto, che si traduce in una conseguenza, in una modifica del contesto in cui è immerso. Il corpo costituisce il punto di convergenza tra percezione, decisione e trasformazione. La responsabilità si manifesta come condizione originaria dell’esistenza. Ogni movimento, ogni parola, ogni silenzio si intreccia con l’insieme degli elementi che compongono l’ambiente relazionale, culturale e materiale.

Il concetto di responsabilità universale nasce dal riconoscimento che l’agire individuale è costitutivo della forma del mondo. La coscienza non si presenta come contenuto isolato, ma si struttura come processo che diviene tangibile attraverso le azioni che ogni persona compie. Ogni essere umano si trova in una posizione che richiede attenzione costante alle implicazioni dei propri comportamenti, in quanto ciascuna scelta esercita un effetto che supera il contesto immediato e partecipa alla trasformazione del mondo. 

Lo sport si configura come uno dei contesti primari in cui questo processo si manifesta in modo attivo e coerente. Ogni disciplina sportiva coinvolge in maniera diretta il corpo e l’intenzione, generando un’interazione tra gesto e significato. L’intenzione orienta l’azione e l’azione modella la realtà attraverso la ripetizione, la relazione, la presenza. Praticare sport rappresenta un esercizio quotidiano di coerenza tra il sentire e il fare, in cui l’allenamento, la partita e la pratica si costituiscono come spazi di attuazione dell’essere.

L’esperienza ripetuta diviene occasione di consapevolezza, e la scelta di partecipare a un’attività sportiva esprime già un’assunzione di responsabilità. Lo sport, come attività sistematica, diventa luogo in cui si perfeziona la relazione tra l’individuo e il suo contesto, portando l’essere umano a un livello più alto di percezione delle sue possibilità e dei suoi limiti, che non sono mai rigidamente stabiliti ma continuamente rinegoziati nel tempo.

La Pace preventiva emerge come forma attiva e generativa di questa consapevolezza. L’esistenza della pace si afferma in anticipo, nell’intenzionalità e nella cura. Si realizza attraverso la costruzione lenta e continua di condizioni in cui la partecipazione diviene fattore di equilibrio. L’ascolto e l’impegno attivo determinano un processo in cui l’individuo si inserisce come soggetto trasformativo. Ogni contesto sportivo diviene quindi un ambiente in cui la Pace preventiva prende corpo, attraverso azioni che si estendono oltre il campo, inserendosi nel tessuto quotidiano della vita collettiva.

Il contesto sportivo non è quindi uno spazio isolato, bensì una matrice generativa da cui si diramano condotte di convivenza applicabili anche in ambiti extra-sportivi, creando relazioni capaci di sostenere strutture sociali che intrecciano le comunità del mondo. Il confronto tra le squadre alimenta una trama di relazioni che si espande nella comunicazione tra le persone. Il gioco, dal campo sportivo, si diffonde nel campo sociale, dove continua a generare confronti e connessioni. Ogni pratica sportiva, soprattutto quelle di ampia popolarità, apre un dialogo competitivo esteso e condiviso, fatto di provocazioni, derisioni, abbracci, insulti, esplosioni di gioia, felicità e collera, ma anche senso di appartenenza e rispetto per la parte avversa.

Il rituale di una fede collettiva accoglie la presenza di differenti appartenenze come elemento vitale dell’esperienza comune.

Il gioco si moltiplica nella società, assume forme plurali, si manifesta nella varietà degli scambi. Le parti si incontrano e scontrano nella reciprocità, dando continuità a un processo condiviso, capace di tenere insieme diversità e coesione.


Il progetto
Sport Uniti per la Pace preventiva si manifesta come sistema reticolare, costituito da una molteplicità di nodi attivi. La sua struttura si basa sull’interconnessione tra soggetti, territori, discipline e percorsi.

Ogni nodo sviluppa un’autonomia operativa che contribuisce alla crescita complessiva della rete. Le relazioni attivate generano ambienti in cui la cultura si diffonde come comportamento etico condiviso, come forma di vita comune.

Le pratiche sportive, vissute in questa prospettiva, veicolano contenuti che si radicano nei territori e contribuiscono alla costruzione di una cultura della pace.

Ogni iniziativa locale si inserisce in una mappa più ampia di mutua influenza e crescita, delineando un sistema che apprende attraverso l’azione dei suoi elementi.

Il sistema si realizza nei luoghi della quotidianità. Le scuole, i parchi, le palestre, i quartieri, le comunità locali sono spazi in cui si attivano processi sportivi orientati alla trasformazione. La pratica si misura nell’intenzione che la sostiene. Lo sport diviene veicolo di partecipazione concreta.

Anche la più semplice delle attività, svolta con consapevolezza e continuità, contribuisce alla trasformazione del contesto. La presenza dell’azione sportiva nei luoghi quotidiani genera un effetto a spirale, in cui l’esperienza singola si diffonde come modello possibile, replicabile, condivisibile, capace di incidere sulle abitudini, sulle strutture, sui modi di relazione delle comunità. Questi nodi di azione sportiva si riconoscono politicamente nel sistema della demopratica, un modello in cui ogni comunità di pratica siano esse piccole, medie o grandi ha voce in capitolo e diritto di parola nelle decisioni che orientano e indirizzano l’insieme le pratiche stesse. Politicamente si riconosce nel sistema della demopratica, un modello fondato sull’azione concreta, in cui ogni comunità di pratica ha “voce in capitolo” e diritto di parola. In questo sistema, tutte le comunità, indipendentemente dalle loro dimensioni — partecipano attivamente alle decisioni, siano esse piccole, medie o grandi, contribuendo così in modo diretto e collettivo alla vita democratica.

L’educazione allo sport nelle scuole rappresenta una delle modalità più efficaci per generare una partecipazione attiva. Fin dall’infanzia, lo spazio educativo si apre al corpo in movimento, all’incontro con l’altro, alla costruzione delle regole. La scuola accoglie e orienta l’energia vitale del gioco, trasformandola in occasione formativa. Lo sport scolastico non è solo attività fisica, ma esercizio quotidiano di ascolto, rispetto, reciprocità. I bambini e le bambine apprendono attraverso l’esperienza diretta: ogni competizione è un’occasione per misurarsi con se stessi, ogni cooperazione un’occasione per scoprire la forza del gruppo.

Nella scuola, l’educazione sportiva diventa un laboratorio permanente di convivenza, un luogo in cui i valori si praticano prima ancora di essere spiegati o codificati. In questo ambiente, l’apprendimento non si limita alla prestazione, ma si radica nella relazione. I corpi che si muovono insieme imparano a riconoscersi, a fidarsi, a dialogare attraverso i gesti. Le diversità, incontrandosi nel gioco, diventano risorse. L’inclusione prende forma nella concretezza delle dinamiche motorie e affettive che si sviluppano nel tempo condiviso.

Sport Uniti per la Pace preventiva si inserisce operativamente in questo orizzonte. Si propone come dispositivo attivabile per essere tradotto in prassi, è un invito a entrare in un processo collettivo. La collettività si costruisce attraverso la somma dei gesti responsabili. Ogni contributo, ogni proposta, ogni adesione amplifica la struttura di senso di questo dispositivo.

Sport Uniti per la Pace preventiva offre percorsi in evoluzione, spazi di possibilità, occasioni per rendere concreta una visione collettiva fondata sul principio dell’agire consapevole, continuativo e generativo.