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"Connettere?": il secondo Tavolo Manifesto dell’Opera Demopratica L’Aquila mette a fuoco le condizioni per costruire un ecosistema culturale
Il secondo appuntamento del Tavolo Manifesto ha approfondito il ruolo delle imprese culturali e creative nella trasformazione del territorio, mettendo al centro la capacità di costruire relazioni tra persone, competenze, istituzioni e luoghi. Dal confronto con Alessio Gabriele e con Tomaso Boyer alla discussione, coordinata da Giacomo Bassmaji e Antonella Muzi, con la community dell’Opera Demopratica sono emerse proposte concrete su continuità delle politiche culturali, finanziamenti, spazi, comunicazione e collaborazione tra le realtà della città.
Il secondo Tavolo Manifesto dell’Opera Demopratica L’Aquila è partito da una domanda: come si passa da una rete di realtà culturali e creative a un vero ecosistema?
Dopo il primo incontro del 18 settembre, dedicato al ruolo delle imprese culturali e creative nello sviluppo della città, lo scorso venerdì 2 ottobre il percorso è entrato nel vivo affrontando il tema della connessione. Il secondo appuntamento del cantiere del Manifesto ha messo al centro quattro leve – competenze, spazi, reti e condizioni – per interrogarsi su ciò che serve affinché le realtà culturali dell’Aquila possano lavorare insieme e costruire relazioni durature con il resto del territorio.
Ad aprire il pomeriggio è stato un momento dedicato a RiSonanze, il progetto del compositore e musicista Alessio Gabriele realizzato con il Liceo Scientifico Andrea Bafile. Una sessione aperta di registrazione ha coinvolto i presenti nella raccolta di voci, suoni e frammenti sonori dell’Opera Demopratica: materiali destinati ad alimentare l’archivio vivo dell’installazione sonora generativa che verrà realizzata all’interno della Collezione d’Arte Contemporanea del liceo.
È stato quindi il momento di Tomaso Boyer, co-fondatore di Itinerari Paralleli, impresa sociale attiva nella progettazione culturale e nello sviluppo territoriale. La sua riflessione ha affrontato il ruolo che le imprese culturali e creative possono assumere nei processi di trasformazione dei territori, mettendo in relazione cultura, comunità, istituzioni e reti. Nel suo intervento, Boyer ha insistito sulla capacità delle imprese culturali e creative di attivare connessioni tra luoghi, persone, competenze, istituzioni e immaginari. Relazioni, fiducia, sperimentazione e capacità progettuale sono così diventati alcuni dei termini attraverso cui leggere la costruzione di un ecosistema culturale: non soltanto una somma di soggetti, ma un sistema capace di generare nuove possibilità a partire dalle relazioni tra soggetti differenti.
A partire da queste riflessioni, Giacomo Bassmaji e Antonella Muzi, coordinatori del Tavolo Manifesto, hanno aperto il confronto con la community dell’Opera Demopratica, chiedendo ai partecipanti quali azioni potrebbero contribuire a costruire l’ecosistema delle imprese culturali e creative dell’Aquila nei prossimi anni.
Le proposte emerse hanno riportato il discorso su alcune esigenze molto concrete. Tra queste, la possibilità di creare un presidio permanente capace di osservare il sistema culturale cittadino, favorire il confronto e garantire continuità alle politiche culturali anche oltre i cambiamenti amministrativi. È stata avanzata anche l’idea di una Casa della Cultura, intesa come luogo stabile di incontro e collaborazione tra le diverse realtà della città.
Un altro tema ha riguardato il rapporto tra finanziamento e continuità. Dal tavolo è infatti emersa la proposta di spostare l'attenzione dal finanziamento del singolo progetto al sostegno delle organizzazioni che lo realizzano, attraverso forme di programmazione pluriennale. L’obiettivo è permettere alle realtà culturali di non esaurire la propria attività con la conclusione di un singolo bando, ma di costruire nel tempo competenze, progettualità e capacità organizzativa.
Altre proposte hanno riguardato la trasparenza dei bandi, la professionalità nella composizione delle giurie, una comunicazione più efficace delle attività culturali della città e la possibilità di utilizzare strumenti già esistenti, come il sito della Capitale italiana della Cultura, anche come spazio di orientamento e di connessione tra le diverse iniziative.
E poi, ancora, la rete. Non soltanto come concetto, ma come possibile struttura organizzativa: tra le ipotesi discusse c’è quella di una fondazione di partecipazione o di uno strumento condiviso attraverso cui le associazioni e le organizzazioni possano collaborare, definendo anche un protocollo comune con la pubblica amministrazione.
Tra le persone della community dell'Opera Demopratica non ci sono soltanto operatori culturali: nella rete sono presenti istituzioni, accademia, conservatorio, associazioni attive nel welfare, nella scuola e in altri ambiti della vita cittadina. È proprio questo uno degli elementi che il secondo appuntamento ha contribuito a rendere più evidente: costruire un ecosistema significa mettere in relazione mondi diversi, non soltanto collegare tra loro le organizzazioni culturali già esistenti.
Il lavoro dell’Opera Demopratica prosegue ora verso il terzo Tavolo Manifesto, in programma il 6 novembre, dedicato al tema della partecipazione. Sarà un altro passaggio del percorso che porterà, il 12 dicembre, alla presentazione pubblica del Manifesto dell’Ecosistema delle Imprese Culturali e Creative dell’Aquila.