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Michelangelo Pistoletto e il ritorno di "Neither" di Morton Feldman: a Milano, il tempo riapre una scena del 1977

Domenica 24 maggio 2026, al Conservatorio Giuseppe Verdi del capoluogo Lombardo, nell’ambito del "Festival Milano Musica", il fondatore di Cittadellarte ha assistito all’esecuzione dell'opera per orchestra scritta da Feldman oltre cinquant'anni fa. Prima del concerto, Pistoletto ha ripercorso il legame umano e artistico con il compositore americano e con Samuel Beckett, tornando con la memoria alle sei storiche repliche romane del 1977, per le quali realizzò sei scenografie diverse: una per ogni sera.

Michelangelo Pistoletto

Ci sono opere che non appartengono a un tempo preciso ma rimangono come sospese, in attesa di essere attraversate di nuovo. Neither, l’unica opera composta da Morton Feldman su testo di Samuel Beckett, è una di queste.

Due domeniche fa, il Festival Milano Musica ha dedicato un omaggio a questa composizione rara e magnetica, eseguita dall’Orchestra di Padova e del Veneto diretta da Marco Angius, con il soprano Livia Rado. Prima dell’esecuzione, sullo stesso palco della Sala Verdi del Conservatorio di Milano, Michelangelo Pistoletto ha dialogato con il musicologo Veniero Rizzardi, sotto la moderazione di Marcello Panni, riportando il pubblico all’origine di quell’opera e a una stagione di collaborazioni che negli anni Settanta mise in relazione alcune delle figure più radicali della ricerca artistica contemporanea. 

Ad accompagnare il maestro c’era anche Maria Pioppi. Per entrambi, assistere nuovamente a Neither ha significato riaprire un capitolo vissuto in prima persona quasi cinquant’anni fa. Nel 1977, infatti, il Teatro dell’Opera di Roma commissionò a Feldman una nuova opera. Il compositore coinvolse Samuel Beckett per la scrittura del testo e chiamò Pistoletto a curarne l’impianto scenico. Da quell’incontro nacque un lavoro anomalo e essenziale: un’“anti-opera”, come spesso è stata definita, composta per soprano e orchestra, costruita attorno a un testo ridotto all’osso: una sorta di condensato poetico della riflessione di Feldman sull’esistenza. 

Ma ciò che rende quella produzione ancora oggi leggendaria è stato il modo in cui Pistoletto decise di affrontarne la scenografia. Durante l’incontro milanese, l’artista ha raccontato infatti come fossero previste sei repliche consecutive dell'opera e come scelse di non considerarle una semplice ripetizione dello stesso spettacolo. Ogni sera diventò dunque un evento autonomo: per ciascuna replica realizzò una scena diversa, trasformando la rappresentazione in un processo aperto in continua mutazione.

Nel racconto di Michelangelo, sono riaffiorati sia dettagli produttivi e aneddoti di un’epoca straordinaria, ma anche l’atmosfera di un incontro umano. Per Michelangelo e Maria Pistoletto, seduti in sala quasi mezzo secolo dopo quelle serate romane, l’esecuzione milanese non è stata soltanto una commemorazione, ma è sembrata piuttosto la prosecuzione di un dialogo mai interrotto.

Quella domenica pomeriggio di maggio c’è dunque stato qualcosa di particolarmente intenso nel vedere tale opera tornare a vivere attraverso una nuova interpretazione musicale, mentre il suo protagonista storico ne ricostruiva pubblicamente la memoria. Come accade spesso con le creazioni artistiche più importanti, Neither non è apparsa come un reperto del passato, ma come una presenza ancora attiva e capace di generare nuove domande.

Alla fine del concerto, è restata quindi la sensazione che il tempo si fosse piegato su se stesso: da una parte il ricordo delle sei serate del 1977, dall’altra la Sala Verdi di Milano nel 2026; in mezzo, la continuità di una ricerca che attraversa musica, arte e teatro senza mai lasciarsi rinchiudere in una sola forma.

Pubblicazione
01.06.26
Scritto da
Sofia Ricci