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Una porta socchiusa sul mondo
Essere ospiti, essere custodi: Michelangelo Pistoletto attraversa il tema dell’abitare contemporaneo offrendo una nuova visione dell’ospitalità e dell’accoglienza. Dall’Hotel Cittadellarte alla trinamica dell’incontro, ecco perché per il fondatore di Cittadellarte “il primo albergo è la famiglia”.
In occasione del 93esimo compleanno di Michelangelo Pistoletto - che ricorre oggi, 25 giugno - proponiamo l'intervista al maestro realizzata dal direttore del Journal Luca Deias in occasione di "Arte al Centro 2026".
Tap-tap, passi. Per raggiungere Michelangelo Pistoletto occorre attraversare un varco, in un percorso quasi rituale: l’ufficio di Maria, sua moglie. Si apre delicatamente la porta socchiusa, lo sguardo incontra il suo, un sorriso lieve accoglie con naturalezza. Un saluto discreto, un gesto semplice. Contiene già tutto: un invito, una misura, una forma delicata di attenzione. In qualche modo, l’incontro inizia qui, prima ancora di avere luogo. Si prosegue verso l’altra stanza, dove la dimensione privata si intreccia con quella creativa. Nel silenzio si può ascoltare: opere, libri, oggetti, penne e matite, pagine di giornale, tracce di vita e creazione custodite nel tavolo. Ogni elemento sembra parte di un equilibrio più ampio, in cui il quotidiano e l’artistico convivono senza separazione. Ci si accomoda. Il tempo rallenta, cambia consistenza. Poi arriva lui. Uno sguardo diretto, attento. Un sorriso accennato. Nessuna distanza formale, non c’è alcuna enfasi, eppure tutto è carico di intensità. In quella dimensione domestica che diventa apertura verso l’altro, il tema di questa edizione di Arte al Centro - l’accoglienza - si manifesta, senza dichiararsi, prima ancora di essere nominato. È nel passaggio tra una stanza e l’altra, nel gesto silenzioso di chi apre, nel ritmo familiare che accompagna l’arrivo. È in quel confine che separa e allo stesso tempo unisce. Seduto di fronte, inizia l’intervista. Il dialogo prende forma. Michelangelo Pistoletto riflette, si concentra, inizia a parlare. E, come accade ogni volta, le sue parole si espandono oltre le pareti aprendosi a orizzonti più ampi: la famiglia come primo albergo dell’umano, l’ospitalità come responsabilità, l’arte come spazio in cui le differenze si incontrano e generano qualcosa di nuovo. È da qui che prende avvio questa conversazione: da una porta socchiusa che diventa aperta. E dalla domanda, ancora attuale, su cosa significhi davvero attraversarla.
Michelangelo, il tema di questa edizione di Arte al Centro è l’accoglienza. Come la definiresti oggi e quale ruolo pensi abbia nella costruzione della società umana?
L’accoglienza presuppone una volontà, un movimento, una decisione: è il gesto di qualcuno che va verso un altro, aspettandosi di vedere e trovare qualcosa che in parte può aver già immaginato, ma che resta comunque aperto alla scoperta, all’avvenimento. È l’andare verso qualcosa. Questo “qualcosa” è il luogo di arrivo di chi, in quell’incontro, cerca una scoperta, una rivelazione, una possibilità: il raggiungimento di ciò a cui aspira. L’ispirazione non è sempre razionale e l’obiettivo non è sempre definito, se non nella possibilità di esserlo proprio nel momento dell’incontro. L’accoglienza è quindi anche l’altra parte, quella che attende l’arrivo della persona. Offrire a chi viene un’opportunità di esperienza non solo pratica, ma anche emotiva e intellettuale, implica la consapevolezza, da parte di chi accoglie, di ciò che può accadere nell’incontro con chi arriva da fuori. In quell’incontro, infatti, può avvenire qualcosa che né chi viene né chi attende può dare per scontato. Per Cittadellarte, predisporsi all’accoglienza significa creare per chi arriva da fuori l’opportunità di vivere qualcosa di straordinario: un’esperienza che può essere rilevante fin dal primo impatto per poi estendersi in ricchezza e profondità. Il concetto stesso di Terzo Paradiso, basato sulla trinamica dell’incontro, è simbolico: nel cerchio centrale della triade si produce una creazione, generata dall’incontro tra due entità rappresentate dai cerchi opposti.
Michelangelo Pistoletto e Maria Pioppi a Cuba in occasione del Rebirth Forum, 2015. Foto: Pierluigi Di Pietro.
Ad Arte al Centro sarà presentato l’Hotel Cittadellarte. In un albergo abitiamo temporaneamente uno spazio che non ci appartiene: può questa condizione insegnarci un nuovo modo di stare al mondo? Come struttura ricettiva che accoglie chi arriva e lascia andare chi parte, consideri l’hotel uno spazio neutro o un punto di attraversamento tra identità diverse?
Le parole “hotel”, “ospedale” e “ospite” condividono la stessa radice etimologica. Pensiamo all’hospitale che offriva riparo ai pellegrini dopo percorsi molto lunghi e con mezzi di trasporto primitivi, addirittura dati dal cammino umano e animale. Erano anche luoghi di conforto per le persone malate, quindi, in un certo senso, c’è un concetto di cura, che può essere dato dal ritrovarsi in una situazione il più confortevole possibile; non si sa quale sia la casa di provenienza di ogni viandante, ma si pensa che per un breve momento quel rifugio diventi la sua casa. L’Hotel Cittadellarte è un albergo che puoi frequentare per qualsiasi ragione, ma per il luogo in cui è situato assume un senso turistico, cioè di obiettivo culturale, di scoperta, di conoscenza, di esperienza e arricchimento. Perché la Cittadellarte è un ambito di tessuto organico-artistico, è un luogo comunitariamente vissuto come si evince dal suo stesso nome.
Michelangelo Pistoletto sulla spiaggia di Ostia, 2019. Foto: Pierluigi Di Pietro.
Dormire è uno degli atti più intimi, in cui si è spesso nudi, senza difese: cosa significa affidare questo gesto a un luogo dove l’arte è sfondo attivo della struttura? Che tipo di trasformazione può avvenire nell’individuo quando l’esperienza dell’accoglienza si intreccia con quella creativa?
Prima di coricarti porti con te tutte le vicende che ti hanno accompagnato fi no a quel momento. Dormire vuol dire accompagnare il movimento planetario che fa della notte una lunga parte della nostra vita. Nell’abbandono di sé all’evento notturno c’è la rigenerazione continua delle proprie forze, sia fi siche sia intellettuali. Nella notte, però, il nostro cervello non si arresta, ma lavora: gran parte delle idee che porteranno alle decisioni e attività del giorno maturano prima dell’alba, in un passaggio psicofisico che avviene attorno alle 5 del mattino. Quindi la spogliazione notturna è ogni notte reattiva e rigenerativa.
Se il mondo fosse un hotel, chi ne sarebbe l’ospite e chi il custode?
Nella stanza d’albergo tu assumi un’autonomia e un’indipendenza, quindi non sei soltanto ospite. Sai che devi stare alle regole che sono preposte al funzionamento dell’hotel. Il custode è la persona che rispetta la tua porzione provvisoria di proprietà del luogo, ma rende possibile in quel contesto una convivenza con tutte le diverse proprietà. Secondo me, un buon hotel può essere considerato come un buon governo, nel quale esiste una legge comune accettata da tutti e una capacità da parte del custode di assecondare al massimo l’autonomia degli ospiti.
Michelangelo Pistoletto all’interno della Biblioteca Fabroniana di Pistoia in occasione della mostra “Pistoletto Pistoia. Costellazione: 5 passi tra creazione e memoria”, 2022. Foto: Pierluigi Di Pietro.
Ogni nascita porta un atto di accoglienza: cosa stiamo davvero accogliendo quando mettiamo al mondo un essere umano?
Questa domanda mi fa immediatamente pensare che la prima accoglienza, se la paragoniamo all’albergo, è la famiglia. Il primo albergo è proprio la famiglia. Il nascituro non viene dal nulla, ma discende da un DNA di cui è costituito ogni essere umano, ancor prima di nascere. Quindi è un turista pre-natale che inconsciamente si trova alla fi ne del viaggio gestatorio nell’“albergo famiglia”, dove trova la madre, il padre, i fratelli, le sorelle e via via la comunità di cui questi fanno parte. E quindi, per me, Cittadellarte è una comunità che ha come riferimento primario la famiglia. Su questo aspetto, però, è necessario definire qual è la sua storia per capire come si può ospitare oggi un nascituro che entra nell’hotel della vita.
Intraprendiamo quindi questo viaggio a ritroso volgendo lo sguardo all’evoluzione storica della famiglia: quali dinamiche l’hanno plasmata e quale quadro emerge della sua condizione attuale?
Nel passato, la famiglia era legata alla natura esistente sulla superficie del pianeta ed era retta dall’economia dell’agricoltura e dell’allevamento. Quindi l’economia era totalmente basata sulla nascita di molti figli per avere molte braccia utili alla produzione rurale e artigianale; perciò da una parte erano diffuse famiglie di braccianti e dall’altra gran parte dei governi erano basati sulle dinastie familiari. Il rapporto pratico di relazione con il sottosuolo si è sviluppato nel tempo fin dall’Età del ferro e dei metalli in generale. Poi, mettendo le mani più a fondo, sottoterra, abbiamo estratto gli idrocarburi e creato l’industria che ha sostituito il sistema economico della comunità familiare. Ogni persona è entrata a far parte di una comunità industriale che ha sostituito la famiglia in senso di necessità pratica di guadagno, che è diventato individuale e personale. Per la nostra Fondazione si tratta di riconsiderare a fondo il principio di famiglia, per portarlo a una concezione nuova per il futuro. Cittadellarte è fondata dai membri della mia famiglia, ma via via tutte le persone che agiscono all’interno seguendone i principi fondativi vengono a far parte di una famiglia comunitariamente estesa. Le ambasciate di Cittadellarte, che nascono nel mondo, sono famiglie di questa grande famiglia ed è la famiglia stessa che si propone, come intesa di fondo, di portare nel mondo il grande progetto di “Pace preventiva nella politica dell’arte”.
Ad Arte al Centro è esposta la mostra Dans les plis, che riflette sull'abito come patrimonio culturale e identitario. Anche il corpo, attraverso ciò che indossa, può diventare uno spazio di accoglienza e narrazione?
Quando con Cittadellarte ho realizzato a Prato la mostra "Habitus, abito, abitare" si sono messi in evidenza tre punti essenziali: l’habitus, che è l’abito mentale; l’abito, ossia quello che copre il corpo; l’abitare, che si riferisce all’habitat planetario. Dunque, la parola “abito” ha un concetto mentale di fondo, ovvero l’habitus, che rappresenta la parte mentale dell’essere umano, il pensiero. E poi c’è l’abito, quello che copre la pelle umana e che corrisponde negli animali alla pelliccia o al piumaggio. Ogni animale, infatti, ha un suo manto, fatto di colori e forme, così come le piume degli uccelli. Quindi potremmo affermare che la natura non è solo fatta di tanti esseri viventi, ma ogni espressione vitale della natura fisica ha un suo costume; quindi, per me, quando si parla di moda, si fa riferimento alla cultura umana, cioè a qualcosa che noi abbiamo vissuto nel tempo e nella storia attraverso i vari costumi relativi alle diverse civiltà. Oggi chiamiamo moda il sistema di costume mentale e pratico del nostro tempo, che include i sistemi politici ed economici, ormai particolarmente legati al sistema consumistico della super-produzione. Viene dunque all’evidenza il problema che sta tra l’emozione dello stile, della forma e del segno e la pratica dell’antropizzazione della super-produzione. Viene dunque all'evidenza il problema che sta tra l'emozione dello stile, della forma e del segno e la pratica dell'antropizzazione della super-produzione artificiale che stiamo arrecando al pianeta come occupazione mortificante. Quindi il concetto di sostenibilità è per Cittadellarte essenziale. Stiamo lavorando sulla moda sostenibile ormai da decenni proprio per arrivare a dare risposta sull’abitare planetario che stiamo antropizzando.
Tra le proposte chiave di Arte al Centro figurano anche le Terme Culturali, che offrono percorsi immersivi basati su ascolto, creatività e relazione che interessano e coinvolgono anche aziende e organizzazioni. Se le Terme sono da sempre luoghi di rigenerazione del corpo, cosa mirano a rigenerare oggi le Terme Culturali?
Oltre a massaggiare il corpo attraverso le acque si deve anche massaggiare la mente attraverso la cultura. La stessa operazione che si intraprende per la rigenerazione fisica, si porta avanti cercando di sviluppare tutte quelle attività che rigenerano il pensiero. Queste non portano solo beneficio alla mente, ma procurano giovamento al corpo politico ed economico dell’intera società. Quindi l’esperienza fatta nelle Terme Culturali si estende anche a una partecipazione professionale delle persone, perché in tutte le occupazioni esiste l’intreccio culturale che chiede la partecipazione cosciente e responsabile di ogni singolo individuo. Le SPA sono acronimo della locuzione latina salus per aquam, che significa "salute attraverso l'acqua", ma ora, con le Terme Culturali, significheranno anche "salute per arte”. E la salute sociale della vita comune passa attraverso la salute artistica e culturale di ogni persona, anche attraverso le comunità di pratica che sono attese nelle attività di cura di Cittadellarte.
L’essere umano, come colonizzatore dello spazio fisico e di quello digitale, ha reso il mondo sempre più connesso, ma allo stesso tempo meno unito. Esiste ancora uno spazio interiore disponibile ad accogliere? In una società che accelera continuamente, siamo ancora capaci di fermarci abbastanza per incontrare davvero l’altro?
Queste sono domande che mi pongo e non so dare risposte certe, ma pensando e agendo da essere vivente, cerco di convogliare sia le mie esperienze artistiche personali sia quelle che mi vengono dall’umanità intera. Ritengo che anche le più grandi conquiste fatte in senso virtuale debbano trovare una risposta nella realtà circoscritta della durata della nostra vita. Non possiamo escludere l’oltre che può superare ogni cosa esistente anche in senso spirituale e tecnologico, ma lo dobbiamo vivere comunque nella nostra durata fisica.
Michelangelo Pistoletto si riflette nell'opera "Pozzo Specchio" all’interno della Cripta del Tempietto del Bramante, Roma, 2023. Foto: Pierluigi Di Pietro.
Michelangelo, dalla precedente similitudine sull’hotel concludiamo con un’altra metafora. Pensiamo all’umanità come una casa: perché continuiamo a costruire muri invece che ponti? Come si impara ad aprire la porta?
Con il Quadro specchiante sono riuscito ad abbattere qualsiasi muro, aprendo una prospettiva circolare infinita. I muri fisici esistono così come esiste qualsiasi altro oggetto prodotto dagli esseri umani, ma nella visione speculare dell'infinito i muri sono attraversati e superati proprio come qualsiasi altro ostacolo che impedisce il progresso della conoscenza. Quest’ultima, attraverso la tecnologia più avanzata e l'intelligenza artificiale, sta realizzando praticamente, intorno a ogni essere umano, la prospettiva circolare già individuata visivamente dal Quadro specchiante. Quanto io riesco a vedere o intuire oggi attraverso questa nuova prospettiva tecnologica mi permette di vivere il presente, esteso al di là della mia stessa esistenza. Il cattivo e il buon uso dell'intelligenza artificiale corrispondono rispettivamente alla continuazione dello sterminio umano attraverso la guerra (preventiva) e al buon uso attraverso la pace (preventiva). Un nuovo Statodellarte si sta formando come estensione della Cittadellarte verso la realizzazione di una vera e propria civiltà dell’arte.