Cosa possiamo
aiutarti a trovare?
Ricerche suggerite
"Arte al Centro 2026", quando l’accoglienza ripara dalla pioggia
Dall’inaugurazione dell'Hotel Cittadellarte alle Terme Culturali, passando per il "Minimum Prize" a Giorgio de Finis e al MAAM e il premio a sorpresa di Michelangelo Pistoletto al direttore Paolo Naldini: il racconto della giornata inaugurale dell'evento, tra mostre, talk, premi e nuove progettualità. Ecco il check-in sulla 28ª edizione della rassegna.
Pioggia a intermittenza. Nuvole in conflitto. Il vento che voleva comandare. Nelle persone i capi estivi ancora nell'armadio, solo piumini, cappotti, giacche calde, con il fastidioso ombrello, scomodo ma necessario. Scarpe bagnate, capelli in disordine. La giornata di venerdì 15 maggio, era tutto fuorché accogliente. Arte al Centro, quest'anno, non ha ricevuto una carezza dal meteo. Biella si era svegliata cupa - un po' Silent Hill, un po' Gotham City - e l'atteggiamento dei primi visitatori, così come quello dei giornalisti giunti dal mattino per la press preview, rispecchiava questo mood. Curiosità, entusiasmo, certo, ma l'atmosfera poteva, in qualche modo, frenare la sete di scoperta. Poi, un'accelerata improvvisa. Dall'ingresso allo store, dalle semplici parole introduttive delle guide, l'inizio della visita ai nuovi spazi, mostre e opere ha acceso una scintilla di colore. Le precipitazioni erano ormai, e a tutti gli effetti, solo esterne a Cittadellarte, dimenticate. Tutto era cambiato. Bastava scrutare gli astanti. Chi ascoltava con attenzione il significato di un'installazione, chi si confrontava con un collega su un dettaglio, chi scattava foto per postarle orgogliosamente sul proprio profilo Instagram, chi si allontanava dal gruppo per osservare, in un momento intimo e sacro, un'opera. Modi diversi di vivere questi frangenti, ma uniti da un elemento: il sentore di chi scrive è che fossero sereni. L'arte li aveva stimolati, rigenerati, ma soprattutto accolti. E li faceva star bene. E questo, come scopriremo tra poco, non è solo una suggestione.
Arte al Centro, dedicato in questa sua 28esima edizione al tema dell'accoglienza, è cominciato così.
Le visite guidate.
Arte al Centro 2026, le premesse
Nell'arco della giornata oltre mille persone, hanno popolato gli spazi di Cittadellarte per l'inaugurazione della storica rassegna annuale giunta alla sua ventottesima edizione, inserita nel programma del Festival dello Sviluppo Sostenibile 2026 promosso dall'ASviS. Dal mattino fino a tarda sera, mostre, talk e attività gratuite hanno abitato come da un trentennio la Fondazione; capostipite dell’arte socialmente impegnata, museo del contemporaneo in quanto luogo vivo di incontro, partecipazione e coprogettazione. Tema centrale di questa edizione è stata, come accennato, l'accoglienza, intesa come pratica culturale e civile capace di generare ascolto e incontro, affiancata da una visione del turismo come strumento di consapevolezza e responsabilità. Un binomio che ha guidato l'intera giornata e che riflette la missione di Cittadellarte: fare dell'arte un motore di trasformazione della società in senso responsabile. Arte al Centro 2026 è la conferma di una vocazione che Cittadellarte porta avanti da quasi trent'anni: l'arte non è solo specchio singolare del presente, ma cantiere plurale del futuro. Con questa giornata inaugurale, che ha fatto da apripista a un programma espositivo visitabile fino al 31 dicembre, la Fondazione mantiene salda una rotta chiara in cui arte, sostenibilità e impatto sociale non sono più mondi separati, ma tappe di uno stesso viaggio.
La press preview.
La media session.
Il lancio delle Terme Culturali
Le Terme Culturali sono state tra le proposte clou di questa edizione della rassegna, come testimoniato anche dalla considerevole partecipazione di pubblico. Si tratta di un progetto di rigenerazione delle capacità di creazione e relazione attraverso percorsi artistici rivolto a gruppi e aziende a cura di Armona Pistoletto con Nazarena Capellaro. Nel corso della giornata sono stati presentati i laboratori esperienziali del progetto: ManifestAZIONE, laboratorio di pittura esperienziale centrato sui processi decisionali e organizzativi; cerAMICA, workshop di ceramica dedicato a cura, collaborazione e valore delle fasi di lavoro; MANOscritto, laboratorio di grafologia sulle differenti modalità comunicative e relazionali nei gruppi; e la fotoGRAFIA interiorista, esercizio di sguardo e consapevolezza attraverso immagini e riflessione sul presente. I partecipanti ad almeno due dei laboratori pomeridiani hanno inoltre ricevuto in omaggio la Chiave del viaggiatore consapevole, realizzata in collaborazione con Boglietti Gioielliere, come a suggellare quella partecipazione.
Hotel Cittadellarte
Una delle novità più attese dell’edizione 2026 è stata l’apertura dell’Hotel Cittadellarte, struttura ricettiva concepita come dispositivo artistico. Le 31 camere hanno accolto la mostra L’ospite Inatteso di Giuseppe Stampone, curata da Ilaria Bernardi: ogni stanza presenta un’opera dell’artista, trasformando l’hotel in uno spazio espositivo da vivere attraverso l’esperienza del soggiorno. Il progetto ha esplorato il tema dell’ospitalità nelle sue molteplici dimensioni - culturale, sociale ed esistenziale - invitando a riflettere sul rapporto con l’altro e sul significato dell’accoglienza. Le opere hanno instaurato un dialogo intimo con gli ospiti, mentre negli spazi comuni una selezione di fotografie d’archivio ha raccontato la storia della Fondazione e delle precedenti edizioni della rassegna. All’esterno, gli interventi pittorici di Matteo Raw Tella hanno arricchito ulteriormente il contesto, con richiami simbolici come il Terzo Paradiso e la giraffa - simbolo della capacità di guardare lontano e dell’ospite inconsueto - contribuendo a un’esperienza immersiva che intreccia arte, memoria e abitare.
Hotel Cittadellarte, dalla conferenza stampa al taglio del nastro
L’apertura ufficiale di Hotel Cittadellarte ha rappresentato uno dei momenti centrali e più simbolici della XXVIII edizione di Arte al Centro 2026, non soltanto per l’inaugurazione di una nuova struttura ricettiva all’interno degli spazi della Fondazione, ma per il significato culturale e politico che questo nuovo luogo porta con sé. La conferenza stampa, partecipata da istituzioni, rappresentanti del territorio, progettisti e collaboratori della Fondazione, si è aperta con l’intervento di Paolo Naldini, direttore di Cittadellarte: "Benvenuti in questo edificio che ha conosciuto molte vite: manifattura, laboratorio, fondazione. E che oggi, in questa ventottesima edizione di Arte al Centro, apre una porta in più: una porta che si chiama ospitalità. E si fa Hotel". Naldini ha ricordato come la trasformazione dell’edificio sia stata possibile anche grazie alla collaborazione con le istituzioni presenti - la vice sindaca di Biella Sara Gentile, l’assessora Anna Pisani, il presidente della Provincia Emanuele Ramella Pralungo, il soprintendente Federico Barello e l’architetta Marina Brustio - sottolineando il valore di un percorso amministrativo condiviso e accompagnato con attenzione. Fin dalle prime parole è emersa l’idea dell’hotel come “organo connesso al corpo vivo della Fondazione”, dunque non come semplice infrastruttura turistica, bensì come luogo in cui l’accoglienza diventa parte integrante della ricerca artistica e sociale della Fondazione Pistoletto.
A seguire è intervenuta Sara Gentile, vicesindaco di Biella, che ha definito la giornata “speciale”, ricordando il valore storico della rassegna Arte al Centro e la densità del programma che anima ogni anno gli spazi di Cittadellarte. L’apertura dell’hotel, ha sottolineato, rappresenta la trasformazione di un luogo di lavoro in uno spazio dedicato all’accoglienza, alla cultura e alla condivisione: "Questo è un luogo di lavoro che si trasforma in altro, qualcosa di straordinario". Gentile ha inoltre collegato il progetto alla traiettoria di Biella Città Creativa UNESCO, evidenziando come il riconoscimento UNESCO abbia contribuito ad accompagnare il territorio verso nuove forme di cambiamento sociale, culturale e relazionale, fondate sull’arte e sulla bellezza come strumenti di trasformazione.
Anche Emanuele Ramella Pralungo, presidente della Provincia di Biella, ha insistito sul carattere trasformativo dell’intervento, parlando di una “meravigliosa trasformazione” capace di restituire centralità all’arte e alla cultura all’interno della società contemporanea. Nel suo intervento ha sottolineato come l’hotel riesca a mettere “sotto lo stesso tetto una pluralità di artisti”, amalgamando sensibilità e culture differenti e offrendo un modo nuovo di vivere l’esperienza artistica. Sulla stessa linea il soprintendente Federico Barello, che ha ricordato il lavoro svolto dal suo ufficio nel seguire il recupero dell’edificio, ringraziando Michelangelo Pistoletto per aver dimostrato come l’arte possa diventare strumento concreto di salvaguardia e rigenerazione del patrimonio industriale.
Riprendendo la parola, Naldini ha approfondito ulteriormente la visione culturale dell’Hotel Cittadellarte, definendolo come l’espressione di "un’idea antica come l’umanità stessa": quella per cui la casa può diventare casa anche per altri, non per obbligo o convenienza, ma grazie alla capacità cooperativa che caratterizza l’essere umano. Da qui la riflessione sull’ospitalità come pratica relazionale e civile, strettamente connessa al tema scelto per questa edizione della rassegna. L’hotel, ha spiegato, offre sì camere e accoglienza, ma anche un programma culturale e trasformativo: dalle Terme Culturali alla mostra L’ospite inatteso realizzata in collaborazione con Prometeo Gallery di Isa Pisani. Naldini ha poi evocato anche gli interventi di Raw Tella sulla pelle dell’edificio - il Terzo Paradiso e la giraffa - soffermandosi proprio su quest’ultima figura, “simbolo di chi sa guardare lontano con occhi sempre gentili”, ma anche metafora dell’ospite inatteso, della presenza estranea che risveglia la capacità di accoglienza di una comunità.
Particolarmente significativo è stato il passaggio dedicato ai gestori dell'albergo Ugo Pellegrino ed Eugenio Rosano, indicati da Naldini come esempio concreto di ciò che accade quando un territorio sa accogliere chi arriva da altrove. Arrivati nel Biellese nel 2016 come “forestieri”, i due imprenditori hanno scelto di restare, investendo sul territorio e contribuendo alla crescita del sistema ricettivo locale. Nel suo intervento, Pellegrino ha raccontato il legame nato con Biella e con il territorio biellese, definendolo un vero e proprio innamoramento. Ha ricordato il percorso umano e professionale che lo ha portato fin lì — dal padre calzolaio ai viaggi in Africa con don Luigi Ciotti — e la volontà di costruire strutture capaci di avere un’identità precisa, con camere tutte differenti tra loro. Dopo la riapertura dell’Hotel Astoria nel 2023, l’incontro con Cittadellarte e con Paolo Naldini ha aperto una nuova fase: "Siamo riconoscenti a Michelangelo Pistoletto e Paolo Naldini per la fiducia che ci hanno dato nel gestire questa struttura". Pellegrino ha insistito sul fatto che il tema dell’accoglienza non sia casuale, ma profondamente radicato nell’identità del progetto e del territorio stesso, invitando a guardare al Biellese come a un luogo da conoscere e valorizzare.
Accanto alla dimensione simbolica e culturale, la conferenza ha dato spazio anche agli aspetti progettuali e ambientali dell’intervento. Emanuele Bottigella (ufficio architettura di Cittadellarte) ha ripercorso i venticinque anni di trasformazioni dell’edificio, spiegando come il restauro abbia integrato importanti interventi di sostenibilità ambientale, tra cui il recupero di vasche piene di nafta. Ha inoltre evidenziato la scelta di coinvolgere prevalentemente aziende piemontesi e biellesi nella realizzazione del progetto, rafforzando così il legame tra l’hotel e il tessuto produttivo locale. Più breve ma intensa la testimonianza di Cristina Rege, che ha semplicemente espresso la forte emozione provata nel vedere concretizzarsi il lavoro svolto ringraziando il team di lavoro per il prezioso contributo offerto.
Tra i momenti più profondi della conferenza vi è stato l’intervento di Michelangelo Pistoletto, che si è focalizzato anche sulla portata filosofica del progetto. L’artista ha parlato dell’hotel come di una nuova tappa del percorso di Cittadellarte e della possibilità di realizzare un sogno: quello di un’opera non conclusa e immobile, ma capace di vivere, rigenerarsi e trasformarsi continuamente attraverso chi la attraversa. "Mi sento sempre partecipe e presente, ma meno autore", ha affermato, spiegando come qui l’autorialità diventi diffusa: co-autore è anche “chi ha lavato il pavimento dell'hotel”, perché ogni gesto contribuisce alla costruzione collettiva dell’opera. Da qui la riflessione sul lavoro, sulla partecipazione e sul superamento dello sfruttamento: essere consapevoli di prendere parte a qualcosa significa non sentirsi strumenti passivi ma soggetti attivi di una trasformazione comune. Pistoletto ha poi legato il concetto di ospitalità a quello di ospedale e di salute, arrivando a definire la comunità stessa come luogo di cura.
A chiudere gli interventi è stata la presidente di Cittadellarte Giuliana Setari Carusi, che ha raccontato la propria esperienza personale all’interno dell’hotel soffermandosi sulla sensazione di quiete e armonia trasmessa dagli spazi. Ha parlato di una presenza discreta delle opere, di una “sobria eleganza” capace di generare calma e senso di pace, offrendo così un’immagine dell’hotel come luogo in cui arte, accoglienza e benessere convivono in equilibrio. La conferenza si è infine conclusa con il taglio del nastro, gesto simbolico che ha sancito ufficialmente l’apertura di Hotel Cittadellarte e l’avvio di una nuova fase per la Fondazione e per il territorio biellese.
Paolo Naldini, Sara Gentile, Giuliana Carusi Setari, Ugo Pellegrino, Michelangelo Pistoletto, Emanuele Ramella Pralungo, Cristina Rege, Emanuele Bottigella.
Paolo Naldini, Sara Gentile, Giuliana Carusi Setari.
Ugo Pellegrino, Michelangelo Pistoletto, Emanuele Ramella Pralungo.
Emanuele Ramella Pralungo, Cristina Rege, Emanuele Bottigella.
Paolo Naldini, Sara Gentile, Giuliana Carusi Setari, Ugo Pellegrino, Michelangelo Pistoletto, Emanuele Ramella Pralungo, Cristina Rege, Emanuele Bottigella.
Sara Gentile, Giuliana Carusi Setari, Ugo Pellegrino, Michelangelo Pistoletto, Emanuele Ramella Pralungo.
Dans Les Plis - Ogni punto è il centro dell’universo
Presso il Museo del Presente è stata inaugurata la mostra Dans les plis – Ogni punto è il centro dell’universo, a cura di Ilaria Bernardi, da un’idea di Giuliana Setari Carusi e Serena Pomilio. Il progetto ha preso avvio dall’abito muliebre tradizionale di Scanno, candidato a patrimonio UNESCO, e dalla tecnica della plissettatura (“trijatura”), sviluppando un percorso storico e creativo che ha messo in relazione l’abito scannese con la storia del plissé, dalla tradizione fino alla ricerca contemporanea. Il progetto ha coinvolto anche il corso triennale in Moda sostenibile dell’Accademia Unidee, diretto da Maria Canella, e l’Ufficio Moda Fashion B.E.S.T., includendo l’installazione del Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto reinterpretata in chiave tessile dall’artista Laurent Barnavon. La mostra ha rappresentato la prima tappa di un percorso triennale dedicato al tema della “piega” come metafora di trasformazione tra moda, arte e pensiero contemporaneo.
CirculART 4.0
Negli spazi della Fondazione sono state inoltre esposte le opere di CirculART 4.0, progetto di Fashion B.E.S.T. e UNIDEE Residency Programs sviluppato con il Material Innovation Lab di Kering e numerosi partner del settore tessile, volto a ridefinire il dialogo tra arte contemporanea, moda e sostenibilità attraverso la ricerca sulla materia tessile. Il progetto si pone l’obiettivo di ridefinire il dialogo tra la creatività dell’arte contemporanea, la moda e il know-how dell’industria tessile d'eccellenza, trasformando la materia tessile in componente protagonista di una progettazione consapevole. Il progetto rappresenta un ponte solido tra arte e sostenibilità, elevando la moda a veicolo di cambiamento culturale.
Ecosystems as Living Communities Vol. II
Ad Arte al Centro sono state presentate anche le opere della seconda edizione di Ecosystems as Living Communities, a cura di Angela Serino e sviluppato da UNIDEE Residency Programs in collaborazione con UniCredit Group, con le ricerche delle artiste Emma Zerial ed Eliza Collin dedicate ai paesaggi alpini e agli ecosistemi contemporanei intesi come sistemi relazionali. Prosegue così la partnership tra Cittadellarte e il gruppo bancario dedicata ad artisti portatori di pratiche di connessione tra comunità e discipline ancora spesso non comunicanti, nonostante abitanti di ecosistemi condivisi.
Emma Zerial, Eliza Collin.
Universario e Uffizi
Nel quartiere Centro è stato inaugurato il nuovo Universario, spazio dedicato alla “Formula della Creazione” di Michelangelo Pistoletto, e la mostra Uffizi, dedicate al racconto delle mille facce delle attività di Cittadellarte, come cristalli poliedrici. Entrambe le mostre sono progettate in collaborazione con Guardini Ciuffreda Studio e operano come ambiente di connessione tra le diverse progettualità di Cittadellarte. Sono state inoltre presentate le installazioni Selfie Robot / Selfie Interview, esperienza interattiva di dialogo introspettivo con un robot, e Mirror of Eternity, realizzata da Michelangelo Pistoletto in partnership con DMINTI e Galleria Continua, in cui il segno del Terzo Paradiso si è esteso in una dimensione di eternità permettendo ai partecipanti di co-creare una propria immagine come fusione con quella di un altro partecipante reale o creato dall’AI, in un gioco di pro-creazione digitale potenzialmente infinito.
Luigi Ciuffreda, Tiziano Guardini.
Popular Remission
Spazio anche all'opera Popular Remission, 2026 di Davide Carnevale. L'installazione in legno, argilla e terracotta - ispirata al simbolo trinamico - è dedicata al passaggio dal "nome e ruolo" di ambasciatori Rebirth a quello di Artivatori del Terzo Paradiso e ambasciatori dello Statodellarte, progetto che sviluppa la Cittadellarte in un’articolazione plurale di soggetti diversi (dalle imprese, alle organizzazioni sportive, alle strutture religiose) ma riuniti in una soggettività civica impegnata a costruire progetti e azioni nella cornice di una cittadinanza aperta, libera e responsabile, fondata sull’arte e sulla partecipazione.
"Popular Remission", Davide Carnevale, 2026.
"Popular Remission", Davide Carnevale, 2026.
Erasmus+
Nel quartiere Centro è stata inoltre aperta al pubblico la mostra di restituzione del progetto Erasmus+, realizzato da Ambienti di Apprendimento con le scuole del Directorate of Secondary Education of West Thessaloniki (Grecia), il Szent László Gimnázium di Budapest, l’istituto Gae Aulenti e il Liceo Sella di Biella.
Accademia Unidee
Ad Arte al Centro 2026 Accademia Unidee ha aperto le porte dei suoi spazi al pubblico: è stato possibile visitare aule, laboratori e atelier, entrando nel cuore della vita accademica. Un’occasione per scoprire da vicino i corsi e il metodo didattico dei corsi.
Palazzo del Buongoverno
Al Palazzo del Buongoverno, lo spazio Agorà Statodellarte prosegue la sua evoluzione espositiva dedicata a Biella Città Arcipelago con un nuovo allestimento curato da Guardini Ciuffreda Studio, con sponsor tecnico 3A Composites, DIBOND® e Sogiplast. Sono state inoltre visitabili le mostre UR-RA e Unity of Sport for a Preventive Peace di Michelangelo Pistoletto, insieme alla proiezione del filmato dedicato alla proclamazione di Papa Francesco come Primo Santo dell’Arte.
Working Conference Nuovi modelli museali: accoglienza, cura ed esperienze - Lo speech di Pierluigi Sacco
La prima parte della Working Conference Nuovi modelli museali: accoglienza, cura ed esperienze, ospitata negli spazi di Agorà Statodellarte presso il Palazzo del Buongoverno, ha posto le basi teoriche e scientifiche di uno dei cardini di Arte al Centro 2026: il rapporto tra cultura, salute e trasformazione sociale. Ad aprire l’incontro è stato Paolo Naldini, che ha scelto di partire proprio dal luogo che ospitava il convegno, definendolo uno spazio che già nel nome - Agorà Statodellarte - racchiude una precisa visione politica e culturale. Naldini ha descritto il progetto Biella Città Arcipelago come un sistema di “comunità di pratica” composto da organizzazioni, gruppi e soggetti del territorio che lavorano insieme attraverso tavoli tematici dedicati a questioni centrali per il Biellese: salute e benessere, apprendimento, cibo e agricoltura, accoglienza, mobilità sostenibile, paesaggi della lana, vivere e lavorare in montagna. Un modello che nasce dalla specificità geografica e culturale del territorio biellese, definito “arcipelago” perché costituito da nuclei abitati connessi dalla natura in un equilibrio ancora possibile tra artificio e paesaggio naturale. Da qui il passaggio verso il tema della giornata: la salute, intesa non soltanto come questione sanitaria ma come dimensione culturale e sociale.
Naldini ha quindi introdotto il cuore del convegno ponendo una domanda apparentemente semplice: “Che cosa ha a che vedere un museo con la salute?”. Una questione che, ha spiegato, fino a pochi anni fa sarebbe sembrata retorica ma che oggi trova risposte sempre più solide nella ricerca internazionale. Citando studi di neuroscienze, epidemiologia e metabolomica, il direttore di Fondazione Pistoletto ha sottolineato come la partecipazione attiva a esperienze culturali produca effetti concreti e misurabili sul corpo umano: riduzione dello stress, regolazione dell’umore, modificazioni neurochimiche e processi biologici che incidono direttamente sul benessere individuale. "La cultura, quando è praticata e non solo consumata, agisce sul corpo", ha affermato, spiegando come il convegno si muovesse lungo una “doppia elica”: da un lato il rapporto tra cultura e salute pubblica, dall’altro quello tra cultura e sviluppo socioeconomico del territorio. Due dimensioni che, secondo Naldini, non possono più essere considerate separate ma che si intrecciano all’interno di una visione in cui l’arte smette di essere semplice ornamento per diventare agente trasformativo della società. Su questa scia, il progetto delle Terme Culturali e la stessa esperienza di Arte al Centro si configurano come strumenti attraverso cui sperimentare nuovi modelli di benessere collettivo e di welfare culturale.
A seguire è intervenuta Sara Gentile, che ha portato i saluti dell’amministrazione comunale sottolineando l’importanza del percorso che il territorio biellese sta attraversando. Riprendendo quanto già emerso durante la conferenza stampa dell’Hotel Cittadellarte, Gentile ha evidenziato il valore della collaborazione tra pubblico e privato nella trasformazione di spazi industriali in luoghi dedicati alla cultura, all’accoglienza e al turismo. Ha parlato di un territorio storicamente fondato sul lavoro manifatturiero che oggi sta cercando di aprirsi a nuove vocazioni, tra cui proprio la cultura e l’ospitalità. "Non è un percorso semplice né rapido", ha osservato, ma è una direzione verso cui il Biellese si sta muovendo con coerenza grazie al lavoro condiviso di istituzioni, fondazioni e realtà culturali. La vice sindaca ha inoltre ribadito la dimensione internazionale raggiunta da Cittadellarte, capace di attrarre persone da tutto il mondo e di costruire una rete di relazioni che va ben oltre la sola esposizione delle opere di Michelangelo Pistoletto, configurandosi come laboratorio permanente per una società più giusta e inclusiva. "Ci apriamo a una fase importante che mette al centro la cultura", ha concluso, definendo Arte al Centro una grande occasione non solo per la città di Biella ma per l’intera regione.
Dopo gli interventi istituzionali, Naldini ha introdotto lo speech del professor Pier Luigi Sacco, presentandolo come uno dei maggiori studiosi internazionali dell’impatto della cultura sulla salute e sullo sviluppo. Direttore del centro di ricerca BAC – Biobehavioral Arts and Culture for Health dell’Università di Chieti-Pescara, Sacco è stato invitato a presentare le più recenti ricerche sul rapporto tra esperienza artistica e processi biologici, aprendo una riflessione che ha rappresentato uno dei momenti più intensi e innovativi dell’intera giornata. Fin dalle prime battute, il ricercatore ha affrontato il tema della diffidenza che ancora oggi esiste nel mondo culturale verso l’idea di studiare scientificamente gli effetti dell’arte e della partecipazione culturale. "La cultura è con noi da almeno quarantamila anni", ha ricordato, spiegando come essa abbia prodotto una profonda coevoluzione biologica dell’essere umano. Comprendere scientificamente ciò che accade durante un’esperienza culturale non significa, secondo Sacco, “rompere la magia” dell’arte, ma al contrario comprenderne ancora meglio la profondità e la responsabilità.
Nel corso del suo intervento, Sacco ha illustrato i risultati di alcune ricerche internazionali che mostrano come la partecipazione culturale abbia effetti misurabili sul corpo umano. Attraverso analisi metabolomiche condotte mediante semplici campioni salivari, il suo team ha osservato cambiamenti significativi nei processi neurochimici legati alla riduzione dello stress, alla neuroplasticità, alla memoria, all’apprendimento e persino ai processi di invecchiamento cellulare. Particolarmente significativo è stato il racconto del protocollo Pre-Texts, sviluppato insieme a ricercatori internazionali e sperimentato in oltre venti paesi: un’esperienza collettiva basata sulla lettura ad alta voce e sulla creazione condivisa che, in alcuni contesti, ha prodotto effetti sorprendenti sul benessere mentale. Sacco ha citato, tra gli altri, uno studio realizzato a Kibera, nella periferia di Nairobi, dove cinque ore di pratica culturale hanno portato a una riduzione del 50% degli indicatori di depressione in giovani partecipanti. Ancora più sorprendenti i dati relativi alla persistenza degli effetti biologici: alcuni marker metabolici legati alla regolazione dello stress e alla neuroplasticità risultavano ancora significativamente modificati a distanza di due mesi dall’esperienza culturale.
Nel corso della conferenza, Sacco ha insistito più volte su un punto: non tutte le esperienze culturali producono gli stessi effetti. Diversi musei, differenti pratiche artistiche e differenti modalità di partecipazione attivano processi biologici ed emotivi specifici. Da qui l’idea di considerare i musei come “spazi salutogenici”, capaci cioè di generare salute. Il ricercatore ha inoltre collegato queste riflessioni al tema della prescrizione sociale, già diffusa in diversi paesi europei, dove i sistemi sanitari iniziano a prescrivere attività culturali e artistiche come parte integrante dei percorsi di cura. Citando i casi dei paesi nordici, del Regno Unito e più recentemente della Grecia, Sacco ha sottolineato come la cultura possa diventare una vera infrastruttura di salute pubblica, con effetti non solo sul benessere individuale ma anche sulla sostenibilità economica dei sistemi sanitari.
A chiudere la prima parte del convegno è stato nuovamente Paolo Naldini, che ha collegato le riflessioni emerse al progetto delle Terme Culturali e alla più ampia visione di Cittadellarte. Naldini ha messo l'accento sul fatto che questi studi mostrino in modo sempre più evidente il potenziale dell’arte nel contribuire alla salute pubblica e alla qualità della vita dei territori, evidenziando anche le implicazioni economiche e sociali di tali pratiche in un momento storico in cui il welfare tradizionale appare sempre più fragile. Il messaggio è chiato: la ricerca presentata da Sacco non è stata proposta come una semplice curiosità scientifica, ma come una possibile base per ripensare il ruolo stesso delle istituzioni culturali all’interno della società contemporanea.
Paolo Naldini.
Sara Gentile, Paolo Naldini.
Pierluigi Sacco.
Working Conference Nuovi modelli museali: accoglienza, cura ed esperienze - Il talk con Montibeller, Sanneh e Tournour Viron
Dopo l'intervento di Sacco, è andato in scena un confronto - dedicato al rapporto tra cultura, territori e trasformazione sociale e moderato da Emanuele Montibeller - che ha aperto una riflessione intensa sul ruolo che l’arte e la creatività possono assumere oggi nella costruzione di nuove forme di comunità. Introducendo l’incontro, Paolo Naldini ha sottolineato come, dopo aver ascoltato il contributo scientifico di Pier Luigi Sacco, fosse necessario ampliare lo sguardo attraverso esperienze concrete capaci di mettere in relazione pratiche culturali, territori e persone. Una prospettiva incarnata proprio dal percorso di Montibeller, fondatore di Arte Sella e direttore artistico di OCA - Oasy Contemporary Art and Architecture, chiamato a guidare un confronto con due figure provenienti da mondi diversi ma profondamente connessi: Adama Sanneh, CEO della Moleskine Foundation, e Paola Tournour Viron, giornalista e membro del comitato scientifico di TTG Italia.
Con il tono ironico e diretto, Montibeller ha aperto il confronto partendo da una riflessione personale sulla tensione emotiva che accompagna il lavoro culturale. “Donare esperienze agli altri”, ha osservato, significa anche assumersi la responsabilità di creare le condizioni migliori affinché quelle esperienze possano accadere davvero. Da qui è nato un passaggio più intimo e politico insieme, nel quale il consigliere della Fondazione Pistoletto ha espresso soddisfazione per il percorso intrapreso con i progetti dell’albergo e delle Terme Culturali, definiti il risultato di anni di discussioni, intuizioni e lavoro.
Il dialogo si è poi sviluppato attorno a una domanda centrale: quale visione culturale, etica e umana guida oggi il lavoro di chi opera tra cultura, turismo e innovazione sociale? Per Paola Tournour-Viron, il punto di partenza è stato il cambiamento profondo che sta attraversando il turismo contemporaneo. Intervenuta non tanto come giornalista quanto come rappresentante del mondo professionale del turismo internazionale, Tournour Viron ha raccontato come l’esperienza della Fondazione Pistoletto, presentata lo scorso anno a TTG di Rimini, abbia suscitato particolare interesse tra gli operatori del settore proprio per la sua capacità di proporre un modello differente di ospitalità culturale. Secondo la giornalista, il turismo del futuro dovrà necessariamente tornare a essere cultura: dopo decenni segnati dalla massificazione e dal consumo veloce dei luoghi, emerge infatti una domanda sempre più orientata verso esperienze autentiche, lente e trasformative. Nel suo intervento si è soffermata sulla necessità di superare la storica separazione tra cultura e turismo, spesso percepiti come mondi antagonisti. Da una parte, ha spiegato, il turismo è stato accusato di trasformare i territori in prodotti da consumare; dall’altra, il mondo culturale ha spesso guardato con diffidenza ai grandi flussi turistici. Eppure, proprio questa frattura rappresenta oggi uno dei nodi decisivi da affrontare. Il problema dell’overtourism, ricordato attraverso esempi italiani e internazionali, mostra infatti i limiti di una crescita fondata esclusivamente sui numeri. Per Tournour-Viron, la sfida consiste invece nel costruire un turismo capace di ascoltare i territori, rispettarne gli equilibri e distribuire le opportunità in maniera più sostenibile, evitando che i luoghi perdano identità e vivibilità.
Accanto a questa riflessione, l’intervento di Adama Sanneh ha ampliato ulteriormente il discorso portandolo su una dimensione globale. Cofondatore e CEO della Moleskine Foundation, Sanneh ha raccontato il lavoro della fondazione come un tentativo di riportare cultura e creatività al centro delle strategie internazionali di trasformazione sociale. Secondo la sua analisi, il mondo della filantropia, dell’innovazione sociale e delle grandi istituzioni continua ancora oggi a sottovalutare il ruolo delle organizzazioni culturali, considerate spesso marginali rispetto alle grandi sfide contemporanee. Eppure, ha sottolineato, proprio le realtà culturali sono in grado di lavorare in maniera trasversale su questioni cruciali come salute, cambiamento climatico, democrazia, giustizia sociale e relazioni comunitarie.
Sanneh ha insistito sul carattere “intrinsecamente intersezionale” delle pratiche culturali: organizzazioni come la Fondazione Pistoletto, ha spiegato, sfuggono alle categorie tradizionali perché attraversano contemporaneamente, per esempio, educazione, arte, urbanistica, benessere e trasformazione civile. Per questo motivo, i sistemi di finanziamento pubblici e privati faticano spesso a riconoscerle e sostenerle adeguatamente. Da qui nasce l’esperienza del “Creativity Pioneers Fund”, il fondo internazionale creato dalla Moleskine Foundation insieme ad altri partner per sostenere organizzazioni culturali e creative in oltre ottanta paesi del mondo.
Uno dei passaggi più significativi del suo intervento ha riguardato il tema della “trust based philanthropy”, una filantropia fondata sulla fiducia. Sanneh ha spiegato come la fondazione abbia scelto di non finanziare semplicemente progetti, ma di sostenere direttamente le organizzazioni e le persone che operano nei territori, riconoscendo la loro capacità di individuare autonomamente priorità e bisogni locali. “Non possiamo essere noi da Milano a dire a una comunità quali siano le sue priorità”, ha specificato, ribadendo la necessità di costruire relazioni orizzontali e processi di ascolto autentici.
Particolarmente forte anche la riflessione sul valore della creatività come strumento politico e sociale: Sanneh ha illustrato esempi di organizzazioni nate come esperienze artistiche e poi trasformatesi in progetti agricoli, ambientali o comunitari, mantenendo però al centro una “postura creativa” capace di generare nuovi modi di abitare il mondo.
Nel corso dell’incontro, il dialogo è tornato più volte sul rapporto tra turismo, arte e possibilità di costruire nuove forme di relazione. Tournour-Viron ha rimarcato come il turismo possa diventare realmente uno strumento di pace e comprensione reciproca solo a condizione che sappia ascoltare i territori e rispettarne gli equilibri umani e sociali. Ha messo in guardia contro la rincorsa indiscriminata ai grandi numeri e agli effetti immediati prodotti dalla comunicazione digitale e dagli influencer, ricordando come molti luoghi rischino di perdere la propria identità trasformandosi in “non luoghi”, citando Roccaraso. Ha poi posto l'accento sulla richiesta crescente, da parte dei viaggiatori internazionali, di esperienze più profonde e personali. I dati raccolti da TTG mostrano infatti un interesse sempre maggiore verso il silenzio, i ritmi lenti, il contatto con la natura e soprattutto la possibilità di incontrare artisti, scrittori e personalità dei territori visitati. Un cambiamento che, secondo Tournour-Viron, apre spazi significativi proprio per progetti come quelli sviluppati dalla Fondazione Pistoletto, capaci di intrecciare ospitalità, arte contemporanea, formazione e vita comunitaria.
Nella parte conclusiva del confronto, Montibeller ha chiesto a Sanneh quale possa essere oggi il ruolo delle imprese nel sostenere processi culturali autentici. La risposta del CEO della Moleskine Foundation è stata emblematica: ancora una volta, a suo avviso, c'è la necessità di costruire relazioni fondate sul significato e non soltanto sull’immagine. Il rapporto tra fondazione e azienda, ha spiegato, funziona perché si basa su un equilibrio tra indipendenza, fiducia reciproca e condivisione di valori. Ma soprattutto perché consente di attivare connessioni umane reali tra mondi molto diversi, dai grandi musei internazionali ai piccoli festival locali.
Adama Sanneh, Emanuele Montibeller, Paola Tournour-Viron.
L'Opening
Nello spazio Concept si è tenuta l'opening ufficiale di Arte al Centro: ad aprire la serata è stato Paolo Naldini, che ha ricondotto il percorso di Cittadellarte alla scelta compiuta da Michelangelo Pistoletto e Maria Pioppi all’inizio degli anni Novanta: fondare una “città dell’arte” - poi divenuta Cittadellarte - capace di rigenerare il territorio biellese attraverso la cultura e la pratica. Nel suo intervento, il direttore ha richiamato il riconoscimento di Biella a Città Creativa UNESCO, collegandolo al simbolo del Terzo Paradiso e alla necessità urgente di costruire una “Pace preventiva” in un presente segnato dal ritorno della guerra e da nuove forme di disuguaglianza. Da qui il riferimento alla demopraxia, esercitata da organizzazioni, comunità di pratica e realtà civiche capaci di cooperare con le istituzioni pubbliche nella costruzione del bene comune. Un concetto che ha attraversato tutta la serata e che si è tradotto nell’idea di un’arte non ornamentale ma trasformativa, chiamata ad agire concretamente nella società. Accanto a Naldini sono intervenuti i rappresentanti delle istituzioni locali, a partire dalla vicesindaca e assessora alla cultura Sara Gentile, che ha sottolineato come la ventottesima edizione di Arte al Centro rappresenti ormai una pratica consolidata per la città, capace di intrecciare cultura, turismo e rigenerazione urbana. Gentile ha posto l’accento sull’inaugurazione del nuovo Hotel Cittadellarte, definendolo un segnale della trasformazione del territorio biellese e di una collaborazione sempre più stretta tra pubblico e privato orientata a una nuova idea di accoglienza culturale. Anche il presidente della Provincia Emanuele Ramella Pralungo ha insistito sul ruolo dell’arte come spazio di confronto e responsabilità collettiva, richiamando la necessità di non assuefarsi alla violenza e alla guerra che attraversano il presente. In un passaggio emblematico, Ramella Pralungo ha indicato proprio in Cittadellarte un luogo capace di offrire al territorio “una nuova via” fondata su processi lenti, riflessivi e condivisi, ribadendo l’importanza di una collaborazione reale tra istituzioni pubbliche e soggetti privati per immaginare il futuro del Biellese.
L’intervento di Naldini si è poi allargato ai molti progetti inaugurati nel corso della giornata, delineando un quadro complesso e profondamente interconnesso delle attività di Cittadellarte. Centrale, ça va sans dire, è stato il tema dell’accoglienza, assunto non come semplice servizio ma come pratica civile e politica, in relazione all’apertura del nuovo Hotel Cittadellarte e al rilancio delle Terme Culturali, presentate durante l'opening da Armona Pistoletto come percorsi esperienziali e partecipativi dedicati al benessere individuale e collettivo. Nel corso dell’opening sono state inoltre presentate le nuove mostre e progettualità dedicate alla moda sostenibile, ai territori montani, alla ricerca artistica e ai programmi educativi e di residenza, con gli interventi, tra gli altri, della curatrice Ilaria Bernardi. Attraversando i temi della circolarità, della cura, dell’ospitalità e della relazione tra arte e società, la serata ha riflesso l’immagine di una Cittadellarte sempre più intesa come laboratorio permanente, capace di connettere ricerca artistica, pratiche sociali e trasformazione territoriale dentro una visione di un nuovo mondo, o meglio, Statodellarte.
Sara Gentile, Paolo Naldini.
Paolo Naldini.
Emanuele Ramella Pralungo, Paolo Naldini.
Il Minimum Prize al MAAM e Giorgio de Finis
Uno dei momenti tradizionali dell’opening di Arte al Centro 2026 è stato quello dedicato alla ventesima edizione del Minimum Prize, introdotto dalla presidente della Fondazione Pistoletto Giuliana Setari Carusi. Nel suo intervento, ha sottolineato come la giornata avesse riverberato pienamente la natura “corale” di Cittadellarte, fondata sulla condivisione, sulle relazioni e sulla responsabilità, ricordando come in quasi trent’anni di attività la fondazione abbia costruito una rete sempre più ampia di collaborazioni, coinvolgendo istituzioni, artisti, territori e nuove generazioni. Soffermandosi poi sul significato del premio, Setari ha definito il Minimum Prize un premio capace nel corso degli anni di riconoscere personalità che “col loro modo di vivere, di creare, di fare scuola hanno reso migliore la nostra società”. La presidente ha anche ribadito il valore della continuità generazionale costruita da Cittadellarte.
Dunque, il vincitore? Il Minimum Prize 2026 è stato assegnato a Giorgio de Finis e al MAAM - Museo dell'Altro e dell'Altrove di Metropoliz, riconosciuti per la relazione costruita tra arte, diritto all’abitare e trasformazione sociale. Di seguito le motivazioni della giuria: "Il Minimum Prize 2026 viene assegnato a Giorgio de Finis e al MAAM — Museo dell’Altro e dell’Altrove di Metropoliz — per la relazione che si è generata tra loro e per ciò che continua a produrre. Premiamo il legame tra un artista, antropologo e curatore entrato in un’occupazione abitativa con l’idea di costruire un razzo per andare sulla luna, e una città meticcia di duecento persone provenienti da tutto il mondo che ha deciso di non farsi espellere dalla città e farsi proteggere da un museo. Centinaia di artisti hanno accolto l’invito a realizzare un’opera che difendesse le abitazioni e il diritto di Metropoliz ad esistere, una barricata che è stata anche un modo per combattere l’effetto enclave che subisce chi deve chiudersi la porta alle spalle perché minacciato quotidianamente dallo sgombero. Giocare al gioco del museo è per de Finis un modo per cambiare la città, rendendola più inclusiva, equa, partecipata. Il MAAM tiene insieme due cose che la città separa: il museo, fiore all’occhiello delle città globali di solito affidato alle archistar, e le vite ai margini della metropoli, programma che ora è condiviso anche dal Museo delle periferie. Giorgio de Finis ha messo in moto un dispositivo senza imporre un disegno, lasciando che lo spazio si costruisse grazie al lavoro chi lo abita (le famiglie che ogni sabato accolgono i visitatori, i bambini nati lì dentro), di chi lo attraversa e degli artisti che con le loro opere hanno di fatto sottoscritto una petizione per il diritto all’abitare, ma anche alla bellezza per tutti. Quello che si è costruito a via Prenestina 913, in un ex salumificio dismesso e destinato alla rendita, è un museo abitato, dove l’istituzione si autolegittima dal basso invece di scendere dall’alto. In questo riconosciamo una pratica viva di Demopraxia, una politica fatta di convivenza, dove ogni singolarità - l’artista, l’occupante, il visitatore, la pubblica amministrazione - entra nel processo come autore e co-autore e non come spettatore. A questo si aggiunge un fatto recente: il Comune di Roma ha recentemente varato un piano che prevede la realizzazione di centoquarantaquattro case popolari (di cui 70 destinate agli abitanti di Metropoliz), con la trasformazione del MAAM in spazio espositivo istituzionale. È il momento in cui un processo nato dal basso incontra il primo governo e viene riconosciuto come bene pubblico. Per questo il Minimum, premio di partenza, trova in de Finis e nel MAAM una corrispondenza precisa: una città che non smette di cominciare. E di sognare".
Nel ricevere il premio, consegnato da Sara Gentile, Giorgio De Finis ha voluto anzitutto ricordare il legame di lunga data tra il MAAM e Cittadellarte, ringraziando Michelangelo Pistoletto, Maria Pioppi e tutta la Fondazione per il sostegno offerto negli anni al progetto romano. “Questo premio è l’ennesimo premio, perché anche il MAAM è stato negli anni sempre aiutato da Cittadellarte”, ha dichiarato, ricordando tra gli episodi più significativi l’arrivo della Venere degli Stracci al museo di Metropoliz. Giorgio de Finis ha poi descritto il MAAM come uno spazio in cui arte e vita tornano a coincidere: “Il MAAM è un museo abitato, l’arte sta nelle case, difende le abitazioni, gli abitanti difendono e ospitano l’arte”. Un’esperienza che, nelle sue parole, riporta simbolicamente “alle grotte di Lascaux, quando arte e abitare stavano insieme”. La consegna del premio ha così assunto il valore di un riconoscimento non solo artistico ma profondamente civile, coerente con i temi dell’accoglienza, della partecipazione e della responsabilità che hanno attraversato l’intera giornata di Arte al Centro 2026.
Giorgio de Finis, Giuliana Carusi Setari, Paolo Naldini.
Sara Gentile, Giorgio de Finis.
Marina Maffei.
Ilaria Bernardi, Giuliana Setari Carusi, Paolo Naldini, Giorgio de Finis, Michelangelo Pistoletto, Giuseppe Stampone, Ugo Pellegrino.
Premio unico "Cittadellarte" a Paolo Naldini
Il momento conclusivo dell’opening si è trasformato, in modo del tutto inatteso, in uno dei passaggi più intensi ed emozionanti dell’intera giornata. Dopo aver richiamato sul palco Michelangelo Pistoletto, il direttore Paolo Naldini si è trovato improvvisamente al centro di una sorpresa che nessuno, tra il pubblico e gli stessi collaboratori di Cittadellarte, conosceva. Pistoletto ha preso la parola con poche frasi essenziali, quasi trattenute, annunciando di avere istituito “oggi, per la prima volta e unica, un premio di cui nessuno sa nulla”. Poi, davanti alla comunità riunita per Arte al Centro, ha consegnato a Naldini il riconoscimento da lui definito Premio unico "Cittadellarte" a Paolo Naldini. “Io sono il direttore artistico che consegna al direttore pratico il premio”, ha dichiarato Pistoletto, riconoscendo pubblicamente il ruolo centrale svolto da Naldini nello sviluppo della Demopraxia e nel passaggio “dalla Cittadellarte allo Statodellarte”. Un omaggio tanto personale quanto politico, che ha restituito davanti a tutti il senso di un lavoro costruito negli anni attraverso un fitto lavoro frutto di relazioni, competenze e, termine abusato ma mai come ora veritiero, passione. Quando Pistoletto ha invitato il pubblico a gridare insieme “Viva Paolo Naldini!”, la risposta corale della platea ha trasformato quel finale inatteso in un momento di autentica commozione collettiva, suggellando non solo la conclusione dell’opening ma anche il riconoscimento di un percorso umano e progettuale profondamente intrecciato con la storia stessa di Cittadellarte. Paolo Naldini, visibilmente commosso, ha abbracciato Michelangelo Pistoletto, in un momento che, com'è facile immaginare, rimarrà per sempre custodito nel cassetto della sua memoria.
Michelangelo Pistoletto, Paolo Naldini.
Michelangelo Pistoletto, Paolo Naldini.
Presentazioni, performance e cinema d’autore
Dopo l'opening e il momento informale della cena, alla sera è stato presentato il progetto AMAZONIA: relatos de abundancia di Sergio Racanati, vincitore del grant Italian Council edizione XVI con un video screening del moodboard del film (il capofila di Progetto è Centro Itard Lombardia in partnership con Polo Arti Cultura e Turismo di Regione Puglia e Emily Harvey Foudation); con un talk dell’artista Sergio Racanati, della storica dell’arte Manuela Gandini e di Paolo Naldini. Durante la giornata, è stato anche proiettato il film Catartis - Conservare il Futuro di Ferdinando Vicentini Orgnani. È calato il sipario sulla giornata con il DJ Set & Sound performance di Kinki Von Berlinki e con la musica di Duck Baleno e DJ Set a cura di Hydro presso lo Spazio Hydro.
Kinki Von Berlinki, Manuela Gandini, Paolo Naldini.
Kinki Von Berlinki.
Il tramonto, ma con un nuovo inizio
Quando in serata le luci hanno iniziato lentamente a spegnersi, mentre tra gli spazi di Cittadellarte rimanevano ancora gruppi di persone: chi parlava sottovoce, chi fumava, chi brindava, chi ancora ballava sulle note della serata, chi riavvolgeva in compagnia il nastro degli highlights della giornata. In questi gruppi, dai volti stanchi ma colmi di energia, la sensazione era quella di aver assistito a qualcosa che andava oltre una semplice inaugurazione. Arte al Centro 2026 è stata una clessidra di relazioni, idee, fragilità e visioni capaci di stare insieme senza annullarsi. In una giornata cominciata sotto un cielo pesante e conclusa con l’abbraccio commosso tra Michelangelo Pistoletto e Paolo Naldini, Cittadellarte ha ribadito forse il messaggio più importante: l’accoglienza non è uno slogan. Anzi, è una pratica quotidiana fatta di ascolto, presenza e cooperazione. Dentro mostre, conferenze, premi, performance e nuovi spazi come l'Hotel Cittadellarte, si è intravista una possibile idea di domani: un futuro - che è già presente - in cui arte, cultura e comunità non procedono più separate, ma viaggiano sullo stesso binario imparando nuovamente a riconoscersi parte di un paesaggio umano comune. E forse è proprio questo il super potere di Cittadellarte nella sua Biella/Gotham: dopo quasi trent’anni continuare, ostinatamente, a immaginare che un altro modo di stare insieme sia ancora possibile. E più che mai necessario.