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Michelangelo Pistoletto ospite di “Black Box”: arte, finanza e intelligenza artificiale nella nuova puntata del podcast di Chora Media

Venerdì 27 febbraio esce sulle piattaforme streaming la nuova puntata di “Black Box”, il podcast di Chora Media dedicato ai grandi cambiamenti del nostro tempo. Ospiti Michelangelo Pistoletto e Francesco Monico, in dialogo con Guido Maria Brera e Raffaele Coriglione. Un confronto che attraversa arte, economia, tecnologia e modelli di governo, riportando al centro il ruolo dell’arte come strumento di visione e responsabilità. Nel 1995 Michelangelo Pistoletto realizzò a Pistoia la mostra "Le porte di Palazzo Fabroni", parte del più ampio "Progetto Arte": un manifesto dell’arte come principio connettivo, capace di rendere visibili le interdipendenze tra saperi, modelli di governo e ambiti di pratica.

Michelangelo Pistoletto

In questa direzione Black Box apre i suoi microfoni a una conversazione che va oltre i confini abituali del dibattito economico. Il podcast – ideato e condotto da Guido Maria Brera, finanziere, scrittore e fondatore di Chora Media, insieme al giornalista Raffaele Coriglione – nasce con l’obiettivo di interrogare le trasformazioni della finanza, della politica e della società contemporanea. Nella puntata di oggi, però, la domanda di fondo si sposta: chi è in grado di leggere il futuro quando le categorie tradizionali sembrano non bastare più?

Fin dalle prime battute, Brera definisce l’episodio “visionario”: un tentativo di orientarsi in un momento storico che appare come una frattura. Se la finanza misura, prevede e calcola, l’arte, suggerisce, ha la capacità di vedere più lontano. È su questa soglia che entra Michelangelo Pistoletto, accompagnato dal filosofo Francesco Monico, interprete di un pensiero che da decenni intreccia estetica, scienza e politica culturale.

Pistoletto riporta il discorso all’origine della propria ricerca. Racconta la nascita dei Quadri specchianti, l’intuizione che la tela potesse diventare specchio e includere nello spazio dell’opera l’intero universo visibile. Un dispositivo capace di accogliere il tempo, il movimento, la presenza dell’altro. Quando l’intelligenza artificiale appare sulla scena contemporanea, l’artista riconosce in essa una dinamica familiare: un nuovo specchio dentro cui entriamo realmente. «Quando ho visto l’apparire dell’intelligenza artificiale – afferma – ho detto: ecco, quello che avevo fatto con il quadro specchiante».

Il parallelismo tra specchio e IA si pone dunque come una chiave di lettura storica. Nel dialogo emerge infatti un percorso che dal Rinascimento arriva alla rivoluzione scientifica, dalla fotografia alla crisi della pittura, fino alle avanguardie che hanno spinto l’arte dentro l’interiorità. Pistoletto compie un gesto ulteriore: riporta la realtà dentro l’opera e, così facendo, riapre il dialogo con il mondo. L’intelligenza artificiale, in questa prospettiva, non è un nemico dell’umano ma uno spazio da abitare con responsabilità.

Francesco Monico amplia il quadro teorico. Filosofo che si occupa di Contemporary Humanities e di tecnica, legge la storia dell’arte come forza propulsiva dell’evoluzione culturale: dalla nascita dell’alfabeto alla prospettiva, fino alla fisica quantistica. L’arte, sostiene, è la pulsione estetica che segna il passaggio dal primate all’umano; è ciò che consente di immaginare mondi possibili prima ancora che diventino sistemi politici o modelli economici. In questa cornice, il confronto con la Silicon Valley e con quello che definisce ‘neopositivismo tecnologico’ diventa centrale: ridurre tutto a calcolo significa dimenticare la complessità imprevedibile dell’esperienza umana. L’umano deve sempre essere un fine e mai un mezzo della finanza, deve sempre essere il predicato di qualsiasi discorso economico.

Brera e Coriglione incalzano il dialogo portandolo su terreni concreti: il capitalismo degli stakeholder, la crisi della democrazia rappresentativa, il rapporto tra profitto e responsabilità, la deriva speculativa dell’economia finanziaria. Pistoletto non si sottrae. Ricorda come il sistema produttivo abbia progressivamente generato nuove forme di squilibrio. L’Arte povera, di cui è stato protagonista, nasceva già come reazione alla società dei consumi; oggi però la sfida non può fermarsi alla critica. Occorre un investimento culturale capace di ripensare il rapporto tra natura e artificio.

Qui Pistoletto e Monico innestano il concetto del Terzo Paradiso, di Trinamica e di Statodellarte, progetto sviluppato all’interno di Cittadellarte Fondazione Pistoletto, come proposta politica e operativa: costruire un equilibrio dinamico tra il mondo naturale e quello artificiale, tra iniziativa privata e responsabilità collettiva, tra innovazione e sostenibilità. La Demopraxia evocata da Pistoletto – governo della pratica condivisa – supera la logica della contrapposizione ideologica per puntare a un sistema di relazioni fondato su etica ed equilibrio.

È in questo senso che la conversazione tocca anche la finanza senza ridurvisi. Per Pistoletto, in continuità con il Manifesto Arte,l’economia non è un ambito separato dall’arte, ma uno dei luoghi decisivi in cui si gioca il destino della società. L’energia, l’industria, l’investimento, la speculazione: sono tutti campi in cui l’immaginario incide sulla realtà. Infatti, Cittadellarte si impegna a interrogare ogni ambito del sapere, dalla scienza alla politica, dalla religione all’impresa, riconoscendo che l’arte è un dispositivo capace di mettere in relazione discipline, competenze e visioni differenti. Anche l’economia, con le sue logiche e le sue responsabilità, diventa così terreno di confronto necessario, per essere ripensata alla luce di una visione culturale più ampia.

La puntata di Black Box restituisce quindi un dialogo vivo, attraversato da tensioni e domande reali. Non c’è compiacimento né rifugio teorico: c’è la consapevolezza che il tempo presente imponga scelte. Se l’intelligenza artificiale può diventare uno specchio totale, dipende da noi decidere come abitarlo. Se il capitalismo tende alla speculazione, spetta alla cultura ridefinirne le coordinate etiche. Se la politica appare bloccata nella contrapposizione, occorre immaginare nuove forme di equilibrio. E se il futuro appare davvero come una “scatola nera”, forse, è proprio l’arte la chiave per aprirla.

Pubblicazione
27.02.26
Scritto da
Sofia Ricci