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Coltivare il (terzo) paradiso terrestre
Il giardiniere e paesaggista Stefano Passerotti tornerà protagonista al "Singapore Garden Festival" dopo anni di ritiro dalle scene frutto di un lungo processo di introspezione. Lo abbiamo intervistato intraprendendo con lui un viaggio tra Terzo Paradiso, agricoltura naturale e una nuova idea di equilibrio tra uomo e ambiente.
Il Singapore Garden Festival, uno dei più importanti eventi internazionali dedicati al paesaggio e al garden design, si prepara a fiorire con una novità di prestigio che tocca da vicino nostra penisola. La nuova edizione della rassegna biennale che richiama designer, floristi e orticoltori da tutto il mondo, in programma dal 4 al 12 luglio, vedrà infatti tra i protagonisti Stefano Passerotti, figura di autorevolezza globale del settore. Una chiamata non casuale: nel 2016 ha infatti conquistato il Best of Show e la Gold Medal al Singapore Garden Festival con il progetto Nature’s Resolution, diventando l’unico progettista italiano ad aver ottenuto questo riconoscimento nella storia della manifestazione. Il giardino con cui vinse nel 2016 proponeva una visione del paesaggio come processo vivente e raccontava la capacità della natura di ritrovare equilibrio quando l’essere umano smette di controllarla e torna ad accompagnarne i processi.
Stefano Passerotti.
La cornice di Passerotti
Il giardiniere, che nel corso della sua carriera ha ricevuto importanti premi nei principali festival internazionali del paesaggio - tra cui una Gold Medal all’Hampton Court Palace Flower Show nel Regno Unito e una Silver Medal alla Gardening World Cup in Giappone - unisce nel suo lavoro botanica, arte e osservazione dei processi naturali, proponendo un’idea di giardinaggio come pratica di custodia e relazione con la natura. Ora, a dieci anni dal trionfo con il Best of Show, Passerotti è pronto a tornare sulla scena internazionale dopo anni di ritiro volontario. Si tratta di un ritorno, per certi versi, inaspettato: il paesaggista avevo scelto volontariamente di ridurre la propria presenza pubblica, dedicandosi a una ricerca personale e a progetti agricoli e paesaggistici legati all’agricoltura naturale e alla rigenerazione dei territori. Questo periodo di ritiro ha però rafforzato la sua idea di giardino come luogo di relazione tra suolo, piante e persone.
Nuovi riflettori a Singapore
L'invito nella città-stato a sud della Malesia riguarda nello specifico un’iniziativa speciale che riunirà alcuni dei progettisti premiati nelle diverse edizioni del festival negli ultimi vent’anni, in occasione del decimo anniversario della manifestazione; sarà così offerto un momento di incontro e confronto tra professionisti che negli anni hanno contribuito a definire nuove visioni del rapporto tra arte, paesaggio e natura. La partecipazione di Passerotti, nello specifico, riguarderà il lavoro di un nuovo giardino ispirato ai cinque elementi e ai punti cardinali per rafforzare un modo di fare "giardinaggio" che sovverte l'approccio estrattivo tipo del mondo contemporaneo.
L'intervista a Passerotti
Per scoprire da vicino il suo mondo - che si è rivelato molto affine a quello di Cittadellarte - abbiamo avuto la possibilità di dialogare con lui grazie all'ex direttore del nostro Journal Daniel Tarozzi.
Stefano, il tuo progetto Nature’s Resolution si soffermava anche sull'importanza di ritrovare equilibrio tra natura ed essere umano. Esordiamo indicando i parallelismi con il Terzo Paradiso di Pistoletto, che sembrano evidenti...
Vedo molte assonanze con il Terzo Paradiso. Lo considero un concetto coerente, di grande potenza artistica. Questa integrazione tra essere umano e natura è fondamentale. I benefici che derivano da questa relazione sono innumerevoli e io li vivo quotidianamente. La natura è una grande partner della mia vita, mi nutro di natura, in tutti i sensi. La metto sempre al primo posto.
Il Terzo Paradiso è un concetto artistico e filosofico ideato dal fondatore di Cittadellarte, che trae ispirazione dal termine persiano paridaiza, traducibile in “giardino protetto” o “recinto”. Questo significato la ritieni coerente e contemporanea?
Il paradiso della natura è ciò che l’essere umano sta cercando, ma spesso senza trovarlo. Per questo sento questo concetto molto vicino al mio modo di vedere le cose. Specifico che apprezzo molto la pratica artistica del maestro: lo conobbi personalmente a Milano una quindicina di anni fa, quando realizzò un orto del Terzo Paradiso in via Tortona.
Pistoletto definisce l’umanità contemporanea come “giardinieri” del pianeta, chiamati a proteggere l’ambiente e a prendersi cura della società. Ti ritrovi in questa similitudine?
Dal 2018 al 2023 ho attraversato un periodo di profonda introspezione. Sono andato alla ricerca di quello che lui chiama Terzo Paradiso e che io definisco come paradiso terrestre. Per me significa ritrovare ciò che la natura ci offre, anche se spesso non lo percepiamo. Ho vissuto per cinque anni in Maremma, immerso nella natura, per ritrovare me stesso. In passato ero coinvolto in un sistema molto dinamico, partecipavo ai grandi eventi botanici internazionali: raccoglievo molto, ma senza seminare. A un certo punto ho sentito il bisogno di fermarmi. Così, mi sono allontanato da un modo di vivere frenetico per tornare a una dimensione più essenziale. Ho vissuto di ciò che la natura mi dava, seguendo la stagionalità, nutrendomi di ortofrutta e fiori edibili. La natura parla, si esprime: bisogna imparare ad ascoltarla, a dialogare con lei.
A proposito di alimentazione, l’Ufficio Nutrimento di Cittadellarte promuove iniziative come il mercatino settimanale che ha come slogan “locale, naturale, stagionale” e Terre AbbanDonate, che mette in relazione chi vuole coltivare con chi possiede terreni inutilizzati. Che ruolo possono avere questi progetti in un contesto di comunità territoriale?
Quello che fate è molto significativo. Su questo tema, ritengo che dovremmo anche recuperare il concetto di edibilità della natura: esistono tantissime piante che possono nutrirci, dalle conifere ai pinoli, dai gerani alle rose. Tutte danno frutti, non solo in senso materiale. Sai, spesso chiedo alle persone se hanno mai osservato la fioritura di un alloro o di un lauro. Solitamente, purtroppo, non vi hanno mai assistito, ma quando succede restano stupite dai profumi e dai colori. Dunque, siamo noi esseri umani che, a volte, scegliamo di allontanarci dalla natura, dimenticando quanto possa offrirci.
Stefano, in conclusione, cosa significa per te prendersi cura di un giardino?
Prendersi cura di un giardino significa accompagnarlo in tutti i suoi momenti: le stagioni, la crescita, la trasformazione della terra. Mi chiedo spesso quanti si fermino a prendere in mano un pugno di terra per toccarla davvero e annusarla...
Ogni suolo ha un profumo diverso. Cerchiamo fragranze artificiali, ma il profumo più autentico è quello che abbiamo sotto i piedi. Dopo la pioggia, dopo la siccità: la terra cambia, vive. Sottolineo spesso che la rugiada è la mente della natura: nasce dall’incontro tra umidità e temperatura e nutre il suolo in modo naturale. L’acqua, invece, dovrebbe essere usata con consapevolezza, soprattutto per le piante in vaso, meglio se in terracotta.
Solo così si impara davvero a conoscere il proprio giardino: osservando quando intervenire, quando lasciare fare. È da qui che inizia una relazione autentica con la natura.