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Teruzzi e lo spazio GFFA terramadre
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Il diritto al cibo si costruisce insieme: "Good Food for All" a Terra Madre

A Torino, in occasione del Salone del Gusto tenutosi l'ultimo weekend di settembre, è andato in scena un confronto tra diritto, agricoltura, politiche pubbliche, educazione e arte, che ha rilanciato l’Iniziativa dei Cittadini Europei per un’alimentazione sana, giusta e sostenibile. Cittadellarte ha inviato e invita a trasformare questa visione in partecipazione: firmare e far firmare.

Nutrimento

Che cosa significa riconoscere il cibo come un diritto? Significa chiedersi chi può accedervi, come viene prodotto, quali condizioni di lavoro rende possibili e quali conseguenze genera sui territori. Significa tenere insieme la dignità delle persone e la salute del pianeta. Da queste considerazioni ha preso forma, il 26 settembre a Torino, nell’ambito di Terra Madre Salone del Gusto 2026, l’incontro Good Food for All: mobilitare l’Europa per un’alimentazione sostenibile e accessibile”, nel programma “Nutrire le città del mondo.

Moderato da Francesco Saverio Teruzzi, di Fondazione Pistoletto Cittadellarte e membro dello Steering Committee della coalizione Good Food for All, il confronto ha intrecciato esperienze e competenze diverse attorno a un obiettivo condiviso: rendere il diritto al cibo una realtà quotidiana, attraverso le scelte delle comunità e l’assunzione di responsabilità delle istituzioni. Teruzzi ha ricostruito il percorso che ha portato all’Iniziativa dei Cittadini Europei (ECI) Food is a Human Right for All! Guaranteeing healthy, just and sustainable food systems. Un percorso avviato nel 2023 attorno al Refettorio di Ginevra, fondato dallo chef Walter El Nagar: un luogo in cui la ristorazione incontra la solidarietà e lo stesso cibo proposto durante il giorno viene servito, la sera, a persone che non potrebbero permetterselo, in collaborazione con le associazioni del territorio. Un’esperienza concreta dalla quale nasce una domanda politica: come estendere a tutti l’accesso a un’alimentazione di qualità?

L’ECI porta questa domanda sul piano europeo. L’obiettivo è raccogliere un milione di dichiarazioni di sostegno valide, raggiungendo le soglie previste in almeno sette Stati membri, entro il 7 gennaio 2027. L’appuntamento torinese si è svolto alla vigilia degli ultimi cento giorni di mobilitazione: una fase decisiva per ampliare la partecipazione e dare forza alla richiesta di cambiamento.

Scopriamo quanto emerso nell'incontro attraverso le voci dei relatori: Tiziana Favi, chef e titolare di Namo Ristobottega a Tarquinia, cuoca dell’Alleanza e consigliera internazionale di Slow Food, ha riportato il confronto alla relazione tra chi produce e chi si siede a tavola. La qualità del cibo deve comprendere la sua accessibilità: il “buono, pulito e giusto” trova pienamente senso quando può essere per tutti. Custodire la terra, riconoscere il lavoro dei produttori e scegliere consapevolmente sono gesti attraverso i quali le persone possono contribuire a cambiare le regole del sistema alimentare.

Tomaso Ferrando, Faculty of Law dell’Università di Anversa, ha illustrato la distanza tra il riconoscimento del diritto al cibo e la sua effettiva realizzazione. Richiamando la Dichiarazione universale dei diritti umani e il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, ha ricordato che la richiesta rivolta alle istituzioni riguarda l’attuazione di un diritto già riconosciuto. Un diritto che comincia dal piatto e attraversa lavoro, terra, acqua, biodiversità e clima: anche le condizioni in cui il cibo viene prodotto fanno parte della sua realizzazione.

Veronica Allegretti, ricercatrice dell’Università di Torino, ha approfondito le conseguenze della povertà alimentare. L’impossibilità di accedere a cibo adeguato compromette la libertà di scelta, genera insicurezza e limita le occasioni di relazione. Mangiare significa anche condividere, riconoscersi e partecipare alla vita sociale. Il contributo delle associazioni e del volontariato è essenziale, ma deve accompagnarsi a politiche strutturali capaci di intervenire sulle cause della povertà.

Lorenzo Bairati, professore associato di Diritto privato comparato all’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, ha affrontato il rapporto tra diritto al cibo, mercato e regolazione europea. In un settore ampiamente disciplinato, occorre rendere questo diritto un riferimento concreto delle politiche alimentari. L’ECI offre uno strumento di partecipazione, affiancato dalle pratiche quotidiane con cui ciascuno esercita la propria cittadinanza: cucinare, coltivare, trasmettere conoscenze e scegliere come acquistare.

Con Riccardo Giovanni Bruno, ricercatore dell’Università di Torino ed esperto di politiche del cibo, lo sguardo si è spostato sui territori. Le food policy permettono di affrontare il sistema alimentare nel suo insieme, includendo eccedenze, scarti e partecipazione alle decisioni. L’esperienza dell’Atlante del Cibo di Torino Metropolitana mostra il valore della collaborazione tra ricerca e istituzioni; lo scambio tra città può aiutare a costruire risposte a problemi condivisi.

Paola Zanini, del Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, ha raccontato come arte e cibo possano creare spazi di incontro. Dal progetto “Tappeto Volante” alla Festa della Luce e del Bianco, fino alle esperienze alla Fabbrica delle “e” del Gruppo Abele, la tavola diventa un luogo in cui culture differenti si riconoscono. In questo percorso entra anche il segno-simbolo del Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto: l’arte si fa pratica condivisa, educazione e costruzione di comunità.

Davide Tocchetto, agronomo e docente dell’Istituto Agrario Domenico Sartor di Castelfranco Veneto, ha portato l’esperienza della formazione agricola. I progetti di acquaponica, che integrano allevamento di pesci e coltivazione di piante riutilizzando l’acqua, coinvolgono direttamente gli studenti nella sperimentazione. Le collaborazioni internazionali e il dialogo con l’arte mostrano una scuola capace di produrre e condividere conoscenza, formando chi dovrà prendersi cura del cibo e delle risorse da cui dipende.

Il filo che unisce questi contributi riguarda anche il lavoro di Cittadellarte: l’arte come strumento per una trasformazione responsabile della società. A Torino questa prospettiva ha incontrato il diritto, la ricerca, la cucina e l’agricoltura, mettendo al centro la possibilità di agire insieme.

Nelle conclusioni, Teruzzi ha rilanciato l’impegno della coalizione: “noi non molliamo”. Good Food for All guarda oltre la raccolta firme, ma oggi quella raccolta richiede un’azione immediata.

Firmare è il primo passo. Far firmare è il passo che può moltiplicarne la forza. Condividere il collegamento, parlarne con amici e colleghi, coinvolgere associazioni, scuole e reti professionali significa trasformare una convinzione in partecipazione concreta. Ogni firma contribuisce all’obiettivo; ogni persona coinvolta può aprire una nuova rete di sostegno.

Il diritto al cibo ha bisogno anche della nostra voce. Firmiamo l’ECI e facciamola firmare: portiamo questa richiesta dalle nostre tavole alle istituzioni europee.

Per firmare: www.goodfoodforall.eu oppure accedi direttamente alla raccolta firme ufficiale.

Pubblicazione
07.10.26