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Il Terzo Paradiso arriva in Mongolia: a Ulaanbaatar un’opera che cresce nel tempo
Inaugurata il 23 agosto nella capitale mongola nell’ambito della COP17 della Convenzione ONU per la lotta alla desertificazione, la nuova installazione permanente di Michelangelo Pistoletto nasce dal dialogo con l’artista Battogtokh Turbat. Un progetto promosso dall’Ambasciata d’Italia in Mongolia e realizzato con Fondazione Pistoletto che intreccia arte, tutela del territorio e dialogo tra culture.
Il Terzo Paradiso continua a trovare nuove forme e nuovi luoghi in cui prendere vita. Domenica scorsa, a Ulaanbaatar è stata infatti inaugurata la nuova opera permanente del fondatore di Cittadellarte, nata dal confronto con l’artista mongolo Battogtokh Turbat e presentata nell’ambito della 17ª Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite per la lotta alla desertificazione (COP17 UNCCD). La conferenza, ospitata nello stato asiatico dal 17 al 28 agosto, sta riunendo in questi giorni governi e rappresentanti della società civile intorno ai temi del ripristino dei territori, della desertificazione, della siccità e della resilienza dei territori.
Il progetto è stato realizzato su iniziativa dell’Ambasciata d’Italia in Mongolia, in collaborazione con il Ministero della Cultura, Sport, Turismo e Gioventù della Mongolia e Fondazione Pistoletto Cittadellarte, con la curatela di Francesco Stocchi e il sostegno dell’Istituto Italiano di Cultura di Pechino, del Museo Nazionale Chinggis Khaan, di MIAT Mongolian Airlines e del National Garden Park di Ulaanbaatar. L’inaugurazione ha visto la partecipazione dell’Ambasciatrice d’Italia in Mongolia Giovanna Piccarreta e del Ministro dell’Ambiente e dei Cambiamenti Climatici della Mongolia Sandag-Ochir.
Un’opera che nasce dal luogo
A Ulaanbaatar il segno del Terzo Paradiso ha preso forma attraverso la piantumazione di olivelli spinosi, una specie autoctona capace di contribuire al contrasto della desertificazione. Non si tratta dunque di un’opera semplicemente collocata in un luogo, ma di un intervento che cresce insieme ad esso: gli alberi costituiscono l’opera stessa e, crescendo, ne modificheranno progressivamente la forma e la percezione. Il progetto si inserisce inoltre nel Billion Trees Movement, iniziativa nazionale mongola che punta alla piantumazione di un miliardo di alberi entro il 2030.
È proprio nella sua dimensione viva e processuale che il simbolo trinamico trova uno dei suoi significati più forti. Infatti, da questo momento comincia una nuova fase, affidata alla crescita degli alberi e alla cura delle persone che se ne prenderanno cura. Saranno proprio i giardinieri del National Garden Park di Ulaanbaatar a seguire nel tempo gli alberelli, rendendo concreta quella continuità tra culture e territori da cui il progetto ha avuto origine.
“Quest’opera parla dell’armonia tra i popoli, ma anche della responsabilità che condividiamo verso il pianeta. È un’opera viva, in continuo divenire: per crescere ha bisogno del tempo, ma soprattutto della nostra cura. Come la pace e come la natura, non può essere data per scontata: dipende dall’impegno quotidiano di ciascuno di noi”, sottolinea Francesco Saverio Teruzzi, referente del progetto per Cittadellarte.
Il dialogo tra Pistoletto e Battogtokh Turbat
Il Terzo Paradiso entra inoltre in relazione con Narrow Path di Battogtokh Turbat, artista mongolo la cui ricerca è profondamente legata alla cultura nomade e al rapporto tra uomo e natura. Ferro e ossa, materiali ricorrenti nel lavoro dell’artista, incontrano il segno di Pistoletto e costruiscono uno spazio comune nel quale due linguaggi e due tradizioni differenti non vengono sovrapposti ma messi in dialogo.
Come spiega il curatore Francesco Stocchi: “Abbiamo pensato a un’opera che non dovesse semplicemente essere collocata in Mongolia, ma nascere dal confronto con ciò che rende questo luogo e la sua cultura unici e trovato nel Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto un linguaggio capace di farlo. L’incontro con Battogtokh Turbat permette al segno universale di Pistoletto di misurarsi con materiali, tradizioni e sensibilità profondamente radicati nella cultura nomade mongola. È proprio nello scambio tra differenze, anziché nella loro cancellazione, che un’opera può acquisire un nuovo significato e diventare realmente parte del luogo che la accoglie”.
È in questo scambio che il progetto assume anche il significato di un atto di Pace Preventiva: una pace che, nella visione di Cittadellarte, si costruisce prima del conflitto attraverso la cultura, la relazione, la responsabilità e la capacità di riconoscere nelle differenze un'occasione di collaborazione.
Un significato che trova una particolare risonanza proprio nel contesto della COP17. La conferenza delle Nazioni Unite dedica infatti ampio spazio al ripristino dei territori, alla resilienza alla siccità e al ruolo delle comunità pastorali, sottolineando come la gestione sostenibile dei territori possa contribuire non solo alla tutela degli ecosistemi, ma anche alla costruzione di società più resilienti e pacifiche.
Un’opera per l’amicizia tra Italia e Mongolia
L’opera è destinata a rimanere in Mongolia e a diventare così anche un segno permanente del rapporto tra i due Paesi. “L’opera rimarrà in Mongolia quale simbolo dell’amicizia tra i due Paesi e quale testimonianza dell’impegno condiviso per la promozione della pace, del multilateralismo, e della sostenibilità ambientale, oltre che della comune sensibilità verso la bellezza e verso il valore della cultura e delle tradizioni, in entrambi i casi caratterizzate da un importante retaggio storico”, ha dichiarato infatti l’Ambasciatrice Giovanna Piccarreta.
Il progetto si inserisce inoltre in un più ampio programma di iniziative culturali italiane realizzate durante la COP17, tra cui la mostra dedicata alla pastorizia e alla transumanza in Italia e in Mongolia, inaugurata nell’ambito del Festival del Nomadismo e ospitata al Museo Nazionale di Ulaanbaatar. Il tema del pastoralismo assume quest’anno un rilievo particolare: il 2026 è infatti l’Anno internazionale dei pascoli e dei pastori, mentre la Mongolia ha posto la tutela e il ripristino dei territori pastorali tra le priorità della COP17.
Per Fondazione Pistoletto Cittadellarte, la nuova opera rappresenta un ulteriore capitolo della ricerca del Terzo Paradiso come pratica capace di entrare nei territori e nelle comunità, mettendo in relazione arte e trasformazione sociale. A Ulaanbaatar il simbolo diventa paesaggio, il paesaggio diventa relazione e la relazione diventa un impegno destinato a proseguire nel tempo.