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La cornice si allarga

Nel giorno del solstizio d'estate, al Palazzo del Buongoverno si è riunita per la prima volta la Camera dello Statodellarte. Con l'entrata in vigore della Costituzione, l'insediamento degli organismi previsti dalla Carta e l'avvio del primo programma dedicato alla Pace Preventiva, una lunga stagione di ricerca, relazioni e sperimentazione ha assunto forma istituzionale.

Politica

Domenica 21 giugno, Biella, Fondazione Pistoletto. Ciò che si è percepito entrando nel Palazzo del Buongoverno non è stata la solennità dell'occasione. La prima impressione è stata l'emozione.
La si è avvertita nei saluti del mattino, nelle conversazioni che hanno preceduto l'inizio dei lavori, nei volti di persone arrivate da città, organizzazioni e percorsi differenti per prendere parte a un appuntamento tanto atteso. Fuori, il caldo del solstizio ha accompagnato una delle giornate più torride dell'anno, quasi a ricordare le urgenze ambientali e sociali che attraversano il nostro tempo. Dentro Cittadellarte, invece, il tempo sembrava muoversi diversamente, in quel tempo dei passaggi che maturano lentamente e che, quando finalmente prendono forma, rendono evidente che qualcosa è cambiato. Sì, perché ieri si è riunita per la prima volta la 
Camera dello Statodellarte. Nel corso della giornata sono entrati in vigore la Costituzione e gli atti collegati, si sono insediati il Collegio dei Garanti, la Presidenza e il Segretariato Generale, e sono stati presentati i programmi e le strutture chiamate a dare forma alla nuova organizzazione.

Ad aprire la seduta è stata 
Giuliana Setari Carusi, presidente di Cittadellarte, che ha esordito richiamando il percorso che dalla nascita di Cittadellarte ha condotto all'elaborazione del Terzo Paradiso e, successivamente, alla costruzione dello Statodellarte. "Non voglio mancare a questo appuntamento con la storia", ha affermato all'inizio del suo intervento. Setari ha ricordato come il progetto dello Statodellarte sia frutto di un lungo processo di ricerca che ha coinvolto artisti, imprenditori, educatori, amministratori, attivisti e cittadini in diversi contesti del mondo. Ha parlato di una comunità che negli anni ha scelto di mettere alla prova le proprie idee nella realtà, trasformando l'arte in uno strumento di relazione e di responsabilità. "Noi - ha sottolineato - non siamo in mostra, noi siamo in pratica", come a specificare che l'arte non può rivelarsi solo la rappresentazione del cambiamento, ma la pratica capace di produrlo.

Dopo i saluti delle istituzioni locali - nelle figure del consigliere del Comune di Biella Riccardo Leonesi e del presidente della Provincia di Biella Emanuele Ramella Pralungo -, Michelangelo Pistoletto ha preso la parola e ha introdotto uno degli elementi simbolici più significativi dell'intera giornata: la cornice dello Statodellarte, destinata a diventare il centro di una riflessione che avrebbe accompagnato l'intero incontro. Pistoletto ha spiegato come la cornice definisca tradizionalmente lo spazio dell'opera, delimitando il campo entro cui l'arte si manifesta e viene riconosciuta. Lo Statodellarte, ha suggerito, nasce proprio dalla volontà di estendere quello spazio, di allargare la cornice fino a comprendere la complessità della vita collettiva. "La cornice si allarga", ha dichiarato. In quell'affermazione si è concentrata una parte importante del significato dell'incontro. La cornice dell'arte si è estesa alla città, alla società, alle istituzioni, fino a comprendere simbolicamente l'intera civiltà umana. Lungo il suo intervento, Pistoletto ha anche richiamato i principi che costituiscono l'ossatura dello Statodellarte: il Terzo Paradiso come prospettiva di equilibrio tra natura e artificio, la Demopraxia come metodo di organizzazione sociale, il ruolo delle imprese e delle comunità di pratica, il valore dello sport come esempio di competizione capace di riconoscere l'avversario senza trasformarlo in nemico. Ruolo cardine, ça va sans dire, per la Pace preventiva, indicata come orizzonte generale dell'azione dello Statodellarte.

Da una parte l'intervento di Pistoletto ha delineato l'orizzonte culturale e simbolico dello Statodellarte, dall'altra Paolo Naldini ne ha approfondito l'architettura politica. Il direttore di Cittadellarte ha scelto di iniziare da un tema apparentemente inatteso per una seduta costituente: le emozioni (eccole, che ritornano). Ha parlato della necessità di riconoscere il loro ruolo nella vita pubblica e di sottrarre lo spazio civile a una narrazione dominata esclusivamente dalla paura, dalla rabbia e dalla contrapposizione. "Rivendicare il ruolo dell'emozione nella vita pubblica", ha osservato, significa riconoscere il valore della fiducia, della cura, dell'amicizia e della capacità di immaginare insieme. Su questa scia, si è sviluppato il cuore del suo intervento, dedicato alle comunità di pratica. Come ha spiegato, "noi non siamo individui separati": la frase ha introdotto una lettura della società fondata sulle relazioni, in quanto, per lui, ognuno appartiene contemporaneamente a molte comunità: scuole, imprese, associazioni, cooperative, gruppi di ricerca, organizzazioni culturali. Realtà che producono conoscenza, generano relazioni, influenzano decisioni e comportamenti, organizzano concretamente una parte significativa della vita delle persone. Secondo Naldini, queste comunità costituiscono ciò che ha definito il "secondo governo". Accanto alle istituzioni pubbliche esiste infatti una vasta rete di soggetti che esercita quotidianamente una funzione di governo della vita collettiva senza essere riconosciuta come tale. La Demopraxia è stata presentata come il metodo attraverso cui mettere in relazione questi due livelli della società: "Si tratta di rendere visibile ciò che già esiste". La Camera dello Statodellarte è stata così descritta come uno spazio di incontro tra istituzioni e comunità di pratica, un luogo in cui costruire forme di partecipazione.

Il discorso si è ulteriormente ampliato con gli interventi del Collegio dei Garanti. Tra questi, Enrico Giovannini, Economista ed ex Ministro del lavoro e delle politiche sociali della Repubblica Italiana, ha inserito la nascita dello Statodellarte all'interno delle trasformazioni che stanno interessando il mondo contemporaneo. Si è focalizzato, nello specifico, sul percorso che ha portato all'introduzione della tutela dell'ambiente, della biodiversità e delle future generazioni nella Costituzione italiana e ha ricordato come i cambiamenti culturali precedano spesso quelli normativi e istituzionali. "I cambiamenti di paradigma - ha osservato - avvengono quando nuove idee diventano pratiche sociali". Per questo motivo ha guardato allo Statodellarte come a un possibile laboratorio di innovazione culturale e civile, capace di contribuire alla costruzione di nuovi modelli di sviluppo e convivenza. Nel suo intervento ha trovato spazio anche una proposta destinata a tornare più volte nel corso della giornata: sviluppare strumenti capaci di misurare la Pace Preventiva. Come da lui asserito, se esistono indicatori per valutare la crescita economica, i conflitti o le crisi sociali, perché non immaginare indicatori in grado di misurare le condizioni che favoriscono la pace, la cooperazione e il benessere collettivo?

Per il Collegio dei Garanti, è intervenuto anche il consigliere di Cittadellarte Emanuele Montibeller, che ha scelto di partire da una riflessione personale sul senso del proprio incarico. Ha raccontato di essersi chiesto perché fosse stato chiamato a svolgere questo ruolo, lui che non arriva dal mondo accademico ma da un percorso costruito attraverso l’esperienza e l’incontro con l’arte. Proprio questa posizione, ha spiegato, può rappresentare un valore all’interno del Collegio: la capacità di porre domande, di mettere alla prova le convinzioni e di chiedere continuamente se le scelte compiute siano coerenti con i principi dichiarati. Nel suo intervento ha approfondito il rapporto tra lo Statodellarte e il territorio che lo ha generato, sottolineando come un progetto di questa portata debba mantenere un dialogo costante con il luogo da cui nasce, accettando anche la possibilità di essere una presenza critica e trasformativa. "L’arte ha questa capacità: porre delle questioni che sembrano non stare nel giardino in cui ci si muove", indicando nella dimensione provocatoria e generativa dell’arte una delle sue forze principali. Montibeller ha poi affrontato il tema dell’eredità: ha letto lo Statodellarte come un progetto chiamato a evolversi nel tempo, uno strumento nato da una visione precisa, ma destinato a trasformarsi attraverso il contributo di chi ne farà parte.

Un passaggio di rilievo è stato anche quello raccontato da Niccolò Abriani, che insieme a Luca Bergamo e Paolo Naldini ha contribuito alla traduzione dell’idea dello Statodellarte nei principi e negli strumenti della sua Costituzione. La sua riflessione è partita da un momento preciso: un incontro nell’autunno del 2024, quando attorno a un tavolo erano presenti, da una parte, la Costituzione italiana e, dall’altra, la Formula della Creazione. Proprio questo incontro tra due dimensioni apparentemente lontane – il linguaggio normativo e quello artistico – ha rappresentato la sfida principale: trasformare una visione in una struttura senza limitarne la capacità generativa. Abbriani ha raccontato la difficoltà e insieme la forza di tradurre un’idea dinamica, pensata come opera collettiva in continua evoluzione, in una Costituzione capace di orientarla senza renderla statica. "Era un’idea creativa che doveva trovare una sua rete normativa, ma che non la imbrigliasse, non ne limitasse le potenzialità", ha spiegato. La Costituzione dello Statodellarte nasce così come una struttura particolare, fondata su principi più che su una semplice regolamentazione, con un preambolo e un impianto coerenti con la natura stessa del progetto. Abbriani ha ricordato come il lavoro sia partito da una realtà già esistente: comunità, ambasciatori, attivatori e percorsi costruiti negli anni attorno a Cittadellarte. Il compito è stato quello di dare forma a questa energia attraverso un sistema di principi condivisi, mantenendo viva la dimensione creativa originaria. A chiusura del suo intervento ha richiamato una riflessione di Carlo Ginzburg sul valore dell’imparare, collegandola alla figura di Michelangelo Pistoletto: "Il brillio di chi insegnava valeva la voglia di imparare".

Un altro sguardo è arrivato dall’intervento di Elisa Parola, curatrice e storica dell’arte, docente all’Accademia Unidee di Cittadellarte. La sua riflessione ha introdotto nel dibattito il tema del patrimonio, una parola che, ha osservato, non era emersa con sufficiente centralità nella mattinata ma che rappresenta uno dei nodi fondamentali del percorso in atto. "Quello che si sta costruendo oggi, quello che l’arte contemporanea sta costruendo in questi anni, è un patrimonio", che lei ha inteso non come qualcosa da conservare semplicemente perché proveniente dal passato, ma come nuovo, complesso, flessibile, in trasformazione. Parola ha sottolineato come il compito degli operatori della cultura, ma anche dell’economia e della società nel suo complesso, sia interrogarsi su quale patrimonio si voglia costruire e lasciare alle generazioni future.

Presente e partecipante attivo, per l'occasione, anche Günter Pauli, iniziatore dell'economia blu, che ha portato nella sala una prospettiva globale. Attraverso esempi provenienti da diversi continenti, ha collegato il tema della pace a quello della biodiversità, dell'innovazione e della sostenibilità, ammonendo sulla necessità di superare una visione frammentata delle grandi questioni contemporanee. "Le crisi ambientali, economiche e sociali - ha ricordato - sono profondamente intrecciate". Per questa ragione la Pace preventiva non può limitarsi a suo avviso ai rapporti tra gli esseri umani, ma deve riguardare anche il rapporto con gli ecosistemi e con le altre forme di vita che condividono il pianeta.

A riportare il discorso sul percorso complessivo di Cittadellarte è stato il coordinatore degli ambasciatori Francesco Saverio Teruzzi, che ha raccontato la sensazione di trovarsi di fronte a uno dei tanti momenti di svolta che hanno segnato questa esperienza. "Sono anni che mi meraviglio non meravigliandomi più", ha scherzato, ricordando come nella storia di Cittadellarte siano accaduti passaggi capaci di spostare continuamente il confine del possibile: dall’arte nello spazio alla dimensione pubblica e sociale assunta progressivamente dal progetto. Nel suo intervento ha sottolineato come la forza dello Statodellarte non risieda in una rottura con il passato, ma nella capacità di custodirlo e trasformarlo.

La mattinata è proseguita con la presentazione delle Ambasciate, delle Opere Demopratiche, dei Programmi Speciali e del Segretariato Generale. Sono stati illustrati progetti che spaziano dal dialogo interreligioso promosso da URRA – Unity of Religions, Responsibility of Art – alle iniziative dedicate al rapporto tra creatività e sistema produttivo sviluppate nell'ambito di Unione Arte e Imprese, fino alle riflessioni sul patrimonio culturale come processo dinamico e generativo. Non solo: si è tenuta la proclamazione dell'entrata in vigore della Costituzione dello Statodellarte, con la consegna dei documenti al Collegio dei Garanti e l'insediamento degli organismi previsti dalla Carta. Tutti questi momenti hanno sancito formalmente il passaggio dalla fase costituente a quella operativa.

A spiegare il funzionamento della Camera e il significato della prima proposta sottoposta alla discussione è stato Luca Bergamo, che, come accennato in precedenza, ha contribuito insieme a Niccolò Abbriani e Paolo Naldini alla traduzione dei principi dello Statodellarte nella struttura costituzionale. Il suo intervento ha messo al centro un tema fondamentale: come far lavorare insieme persone, competenze e pratiche differenti accomunate da una stessa finalità. Bergamo ha illustrato il ruolo della Camera come organismo deliberativo e il metodo attraverso cui è chiamata a operare: il consenso. Una scelta che, ha spiegato, non è semplicemente una tecnica decisionale, ma una traduzione pratica della Formula della Creazione. Non un sistema fondato sulla contrapposizione e sulla maggioranza contro una minoranza, bensì un processo in cui ciascuno può portare il proprio punto di vista e contribuire alla costruzione della decisione. "Non c’è il voto come meccanismo di base", ha spiegato. "Si lavora su proposte, ciascuno ha il tempo di parlare e, se non c’è un’obiezione ostativa, si procede". Un metodo pensato per trasformare il confronto in uno strumento generativo: non eliminare le differenze, ma farle entrare in relazione fino a costruire un elemento nuovo.

Nel suo intervento Bergamo ha poi introdotto la prima grande proposta affidata alla Camera: la costruzione di una
campagna internazionale per la Pace Preventiva. La scelta, ha spiegato, nasce dalla lettura del momento storico attuale, in cui "la logica della forza sta scalzando la logica del diritto". Ecco perché lo Statodellarte sceglie di non limitarsi a una posizione di opposizione alla guerra, ma di interrogarsi su come costruire concretamente le condizioni della pace. "La pace non è quando non c’è la guerra", ha affermato Bergamo. "La pace è un esercizio di costruzione quotidiano. È una creazione". Una prospettiva coerente con la Costituzione dello Statodellarte, che interpreta la pace come processo attivo fondato sulle relazioni, sulla responsabilità e sulla capacità delle comunità di generare nuove pratiche. La campagna proposta alla Camera è stata presentata come un percorso articolato su più livelli: una dimensione globale di adesione e comunicazione, una dimensione locale attraverso pratiche e azioni nelle comunità, e un meccanismo di restituzione capace di raccogliere esperienze e soluzioni nate nei territori. Non una richiesta rivolta soltanto ai governi o ai decisori politici, ma un tentativo di costruire dal basso una cultura della pace.

La prima seduta della Camera ha dato spazio anche alle voci dei diversi organismi e percorsi che compongono lo Statodellarte, restituendo la pluralità di pratiche e competenze chiamate a convergere in questa nuova struttura.

Simone Mainardi, membro della Presidenza della Camera, ha introdotto il tema del funzionamento dell’organismo e del suo ruolo operativo. Partendo dall’articolo 22 della Costituzione dello Statodellarte, ha illustrato l’architettura composta dall’Opera Democratica, dal Collegio delle Ambasciate, dalla Camera, dalla Presidenza e dal Collegio dei Garanti. La Presidenza, ha spiegato, rappresenta un organo di coordinamento e impulso: convoca i lavori, elabora proposte, cura i documenti e accompagna i processi decisionali della Camera. Uno step che rende evidente come la nuova struttura non sia soltanto simbolica, ma dotata di strumenti concreti di organizzazione e sviluppo. Andrea Redaelli ha invece presentato il programma Unione Arte Impresa, pensato come incontro tra il mondo imprenditoriale e la trasformazione sociale promossa dallo Statodellarte. L’impresa, per lui, non viene chiamata soltanto a produrre valore economico, ma a diventare co-creatrice del futuro: un luogo in cui capacità progettuale, innovazione e responsabilità possano contribuire alla costruzione di una società diversa. "Non stiamo parlando di oggi o di domani – ha spiegato – ma di co-creare insieme un futuro". Francesco Monico, per l'Ufficio Spiritualità di Cittadellarte, ha poi approfondito il rapporto tra arte, conoscenza e immaginario, richiamando la Formula della Creazione come principio generativo. L’arte, ha sottolineato, è uno spazio neutro capace di accogliere differenze e produrre nuove possibilità di pensiero. Da qui nasce il lavoro dell’Ufficio Spiritualità, inteso non come ricerca di una sintesi tra religioni, ma come luogo di confronto tra visioni diverse, attraverso il linguaggio dell’arte e della cultura. Alberto Guggino, ambasciatore, ha richiamato la funzione dello Statodellarte come "specchio": uno strumento capace di riflettere le parti migliori delle persone e delle comunità. Giacomo Bassmaji ha portato la voce delle Opere Democratiche, ricordando il valore delle esperienze già attivate nei territori e il loro ruolo nella costruzione di ponti tra comunità diverse. Nel corso della discussione è intervenuto anche Michele Cerruti But, vice direttore accademico dell'Accademia Unidee, ponendo alcune questioni operative sulla proposta della Pace Preventiva: dalla necessità di definire con maggiore precisione il concetto alla relazione tra comunità di pratica e azione concreta, fino al tema della sostenibilità economica dei percorsi. La sua proposta è stata quella di costruire un piccolo comitato di lavoro capace di approfondire questi aspetti e contribuire allo sviluppo della campagna.

Il pomeriggio è stato dedicato al lavoro della Camera. La proposta di una campagna internazionale sulla Pace Preventiva è diventata il centro del confronto. Il dibattito ha attraversato temi diversi: la cittadinanza dello Statodellarte, il ruolo delle comunità locali, il rapporto tra conflitti ed ecosistemi, la possibilità di introdurre il concetto di ecocidio nel dibattito pubblico (questo punto in particolare ha "scaldato" gli astanti), gli strumenti necessari per rendere concreta una cultura della pace. La pluralità delle posizioni emerse non ha rappresentato un ostacolo. Al contrario, ha costituito un aspetto interessante dell'incontro. La Demopraxia, del resto, nasce proprio dall'idea che le differenze possano trasformarsi in una risorsa e in un'occasione di costruzione collettiva. Tra collaboratori della Fondazione e ambasciatori, sono stati numerosi a intervenire o a partecipare: Ruggero Poi ed Elisabetta Gallana per l'Ufficio Ambienti d'Apprendimento, Olga Pirazzi per L'ufficio Moda, Marina Maffei come executive e organizational manager, Nazarena Lanza per Biella Città Arcipelago, Armona Pistoletto e Francesca Castagnetti per l'Ufficio Nutrimento, Annalisa Perino come insegnate dell'Open School del Terzo Paradiso, Manuela Maffioli per l'Opera Demopratica di Busto Arsizio, fino agli ambasciatori Andrea Marostegan, Paola Zanini, Raffaella Bullo, Andrea Paoletti, Tiziana Pers e Silvia Filippi.

Al termine del confronto, la Camera ha affidato alla Presidenza il mandato di sviluppare ulteriormente la campagna sulla Pace Preventiva, integrando osservazioni, proposte e contributi emersi durante il dibattito. È stata inoltre annunciata, simbolicamente, la
nascita dell'Ambasciata dello Statodellarte di Sanremo - anche grazie all'operato di Fortunato d'Amico, presente a tutta la seduta - prima realtà costituita dopo l'entrata in vigore della Costituzione.

La cornice evocata da Michelangelo Pistoletto all'inizio della mattinata ha continuato ad accompagnare il pensiero anche dopo la chiusura dei lavori, come un'immagine in movimento. Una cornice che si è allargata per includere nuove persone, nuove comunità e nuove responsabilità. Una cornice che ha invitato a considerare l'arte come spazio di costruzione del presente.

Nel corso della giornata ci si è confrontati su arte, politica, comunità, ambiente, educazione, cittadinanza, imprese, religioni e pace. Si è parlato soprattutto della possibilità di costruire
connessioni tra mondi che spesso procedono separati. In questo mosaico di parole, ciò che ha colpito chi scrive sono stati l'entusiasmo, l'animosità, l'energia delle persone che, dal mattino alle 10 fino alla chiusura delle 17.30 di una calda domenica di inizio estate, hanno continuato a dire la loro, a condividere creatività, a mettersi in gioco, e semplicemente, a partecipare. E questo è solo l'inizio.

Pubblicazione
22.06.26
Scritto da
Luca Deias