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RawTella per Michelangelo Pistoletto 30
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Hotel Cittadellarte: un progetto di accoglienza tra rigenerazione architettonica e visione culturale

Attraverso la testimonianza di Emanuele Bottigella, responsabile dell’Ufficio Architettura della Fondazione Pistoletto, ripercorriamo il processo di riqualificazione dell’Hotel Cittadellarte, che verrà inaugurato il 15 maggio 2026 in occasione di Arte al Centro. Un progetto in cui architettura, sostenibilità e arte si intrecciano attorno al tema dell’accoglienza.

Arte e società

Il 15 maggio 2026, in occasione della 28ª edizione di Arte al Centro, la Fondazione Pistoletto inaugurerà l’Hotel Cittadellarte: una nuova struttura ricettiva che nasce all’interno del complesso della Fondazione e che amplia il suo sistema di relazioni tra arte, architettura e società.
Per comprendere a fondo questo progetto, ripartiamo dal processo che lo ha generato. Lo facciamo attraverso le parole di Emanuele Bottigella, responsabile dell’Ufficio Architettura, che ha seguito in prima persona tutte le fasi della riqualificazione.

Rendere accessibile ciò che non lo era più

Il processo è partito dalla verifica dello stato di fatto”, racconta Bottigella ai nostri microfoni. Un passaggio tutt’altro che scontato: l’edificio si presentava infatti come un insieme di stratificazioni accumulate negli ultimi cinquant’anni, con porzioni non accessibili e, in alcuni casi, strutturalmente compromesse. 

Come racconta l’architetto, prima di progettare, è stato necessario svuotare, ripulire e rendere nuovamente percorribili gli spazi. Solo così è stato possibile comprendere la struttura originaria dell’edificio e individuare i materiali e gli elementi costruttivi su cui intervenire.

A questo lavoro si è affiancata una ricerca storica negli archivi, che ha permesso di ricostruire le trasformazioni del palazzo e di interpretare correttamente anomalie e discontinuità presenti nella struttura.

"Il lavoro che abbiamo eseguito è sia di restauro sia di ristrutturazione", spiega Bottigella. “Da un lato, il progetto ha previsto il recupero degli elementi esistenti, come intonaci di calce, parapetti metallici, superfici lapidee, attraverso interventi di pulizia, consolidamento e integrazione. Dall’altro, è stato necessario intervenire in modo significativo sulla struttura, affrontando anche il tema della sicurezza antisismica. L’inserimento di un telaio interno ha permesso inoltre di rafforzare l’edificio, migliorandone le prestazioni strutturali senza alterarne l’identità architettonica”. 

Il progetto è stato sviluppato in dialogo con la Soprintendenza, in un processo che ha richiesto attenzione e precisione nella gestione dei materiali e delle tecniche di intervento.

Materiali e sostenibilità come scelte progettuali

Sulla facciata dell’edificio, il murale realizzato dall’artista Matteo Raw (in arte, Raw Tella) introduce un elemento visivo immediatamente riconoscibile.

L’opera si sviluppa attorno alle aperture dell’edificio, disegnando una grande forma ellittica composta da tasselli colorati – rossi, gialli, blu, verdi, arancioni – che si dispongono come una sequenza modulare attorno alle finestre. La composizione richiama il simbolo del Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto, reinterpretato attraverso un linguaggio urbano e contemporaneo.

Il segno si costruisce per accumulo di elementi singoli, diversi tra loro ma parte di una figura comune: una struttura visiva che suggerisce un’idea di relazione e coesistenza tra parti eterogenee. In questo senso, il murale rende visibile, già dall’esterno, uno dei principi alla base del progetto: la possibilità di mettere in relazione elementi differenti all’interno di uno stesso spazio.

Il segno sulla facciata: il Terzo Paradiso

All’esterno, il progetto trova una sintesi visiva nel murale realizzato dall’artista Matteo Raw. L’opera si ispira al simbolo del Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto, reinterpretandolo in chiave urbana. Il segno, che mette in relazione elementi diversi in un nuovo equilibrio, diventa parte integrante dell’identità dell’edificio.

Non si tratta di una decorazione, ma di un elemento che esplicita il posizionamento del progetto: un luogo aperto alla connessione tra dimensioni differenti; arte e vita, individuo e collettività, spazio privato e spazio pubblico.

Accoglienza come processo

Il tema dell’accoglienza, cuore della rassegna di Arte al Centro 2026, attraversa l’intero progetto di riqualificazione dell’edificio. Nel racconto di Bottigella, è emerso infatti come “accogliere” abbia significato creare le condizioni perché uno spazio possa essere abitato, attraversato, condiviso. Ha significato perciò intervenire su un edificio per renderlo nuovamente accessibile, definire quali elementi mantenere e quali trasformare, migliorare le condizioni di utilizzo degli spazi e ridurre l’impatto ambientale delle soluzioni adottate.

All’interno di questo contesto, l’arte entra come parte integrante dell’esperienza. Le camere dell’hotel ospiteranno infatti una mostra diffusa dell’artista Giuseppe Stampone, a cura di Ilaria Bernardi, concepita in relazione diretta con lo spazio abitato. Senza anticiparne i contenuti, il progetto introduce una modalità in cui lo spazio espositivo coincide con lo spazio del soggiorno, aprendo a nuove forme di relazione tra opera e pubblico.

Un nuovo capitolo per Cittadellarte

Con l’apertura dell’Hotel Cittadellarte, la Fondazione aggiunge un nuovo livello al proprio sistema: un luogo in cui il soggiorno diventa parte di un’esperienza culturale più ampia. Un progetto che nasce da un processo architettonico preciso e si sviluppa come spazio di relazione, in cui il turismo si configura come strumento per attivare incontri, pratiche e trasformazioni.

Pubblicazione
14.04.26
Scritto da
Sofia Ricci