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"Il tempo del giudizio": Michelangelo Pistoletto apre a Milano un dialogo tra arte, società e religioni
Il 16 gennaio 2026, al Palazzo della Regione Lombardia, il fondatore di Cittadellarte ha inaugurato "Il tempo del giudizio", opera curata da Francesco Monico che dallo scorso weekend rimarrà esposta in modo permanente nell’atrio del grattacielo milanese. La cerimonia d'apertura, che ha riunito rappresentanti delle istituzioni civili e delle principali religioni, ha dato vita a un dialogo tra arte, spiritualità e responsabilità, in continuità con il percorso avviato alla Reggia di Monza con la mostra "UR-RA – Unity of Religions – Responsibility of Art".
Lo scorso venerdì a Milano si è tenuto l’incontro Michelangelo Pistoletto. Il tempo del giudizio, in occasione dell’inaugurazione dell’omonima opera dell’artista, acquisita dalla Regione e destinata a rimanere esposta in modo permanente nell’atrio del Palazzo Lombardia.
L’evento, ospitato nell’Auditorium Testori, ha rappresentato un momento di confronto capace di porre l’arte contemporanea al centro di un dialogo aperto tra istituzioni civili e religiose, in una prospettiva di responsabilità condivisa e di riflessione sul presente.
Ideato e curato da Francesco Monico, l’incontro non si è limitato alla moderazione degli interventi dei relatori, ma si è configurato come parte integrante del dispositivo curatoriale dell’installazione. Monico ha seguito l’operazione nel suo insieme, curando l’ideazione dell’opera Il tempo del giudizio, la costruzione del format di confronto tra le diverse tradizioni religiose e la messa in relazione dei rappresentanti religiosi e istituzionali, garantendo la continuità concettuale e progettuale con la mostra UR-RA alla Reggia di Monza, intesa come prima tappa di un unico processo di dialogo.
Dopo i saluti istituzionali di Francesca Caruso, Assessore alla Cultura della Regione Lombardia, e di Raffaele Cattaneo, Sottosegretario alla Presidenza con delega alle Relazioni Internazionali ed Europee, sono intervenute figure di primo piano delle diverse tradizioni religiose presenti in Italia: rappresentanti dell’ebraismo, del cristianesimo, dell’islam, dell’induismo e del buddismo. A concludere l’incontro, il Presidente della Regione Attilio Fontana, alla presenza del Presidente del Senato Ignazio La Russa.
Nel suo intervento, Michelangelo Pistoletto ha offerto una riflessione che ha intrecciato arte, scienza e spiritualità, muovendo dal concetto di caso come origine dell’universo e della vita stessa. Un pensiero che trova nello specchio il dispositivo capace di rendere visibile l’invisibile, il tangibile e l’intangibile, lo spazio-tempo e la massa-energia. Come afferma il maestro stesso, la spiritualità non è "evasione dal mondo, ma immersione profonda nella sua complessità": un esercizio di consapevolezza che riconosce l’interdipendenza tra individuo e universo.
Questa riflessione, che pone l’arte come spazio di consapevolezza e relazione, è stata raccolta sul palco dell’Auditorium Testori dalle voci delle principali comunità religiose coinvolte e dal direttore della Reggia di Monza. Infatti, sotto la moderazione di Francesco Monico, l’incontro ha dato forma a un confronto concreto e plurale, capace di tradurre il pensiero dell’artista in un’esperienza condivisa.
Per la tradizione induista, Svami Priyananda e Svami Govinda hanno richiamato il valore della consapevolezza come pratica quotidiana, sottolineando come l’arte possa diventare uno strumento di armonizzazione tra interiorità e mondo, capace di favorire equilibrio e responsabilità collettiva.
In rappresentanza della comunità buddista italiana, Giovanna Giorgetti ha posto l’accento sull’ascolto e sulla compassione come atti politici oltre che spirituali, evidenziando il ruolo dell’arte nel creare spazi di silenzio e attenzione, necessari in un tempo segnato dalla frammentazione.
Per la Chiesa cattolica, Antonio Spadaro ha riflettuto sul rapporto tra fede e immaginazione, indicando nell’opera di Pistoletto un dispositivo capace di interrogare l’essere umano senza offrire risposte precostituite, ma aprendo a una responsabilità condivisa verso il futuro.
Il dialogo interreligioso si è arricchito inoltre del contributo di Yahya Sergio Yahe Pallavicini, che ha sottolineato l’importanza del riconoscimento reciproco tra le fedi come fondamento per una convivenza autentica, leggendo Il tempo del giudizio come uno spazio di riflessione comune sul senso dell’agire umano.
A collegare l’esperienza milanese al percorso avviato alla Reggia di Monza è stato infine l’intervento di Bartolomeo Corsini, che ha ribadito il ruolo dell’istituzione culturale come luogo di mediazione e continuità, capace di trasformare il dialogo interreligioso in un processo duraturo e condiviso.
L'opera Il tempo del giudizio configura così uno spazio simbolico in cui le grandi tradizioni religiose sono messe in relazione attraverso lo sguardo e il rispecchiamento. Non un giudizio inteso come condanna o verità assoluta, ma come tempo della responsabilità, della scelta e dell’ascolto reciproco. Infatti, l’installazione invita chi attraversa lo spazio a riconoscersi nell’altro, superando confini identitari e culturali.
L’inaugurazione a Palazzo Lombardia si colloca in dialogo diretto con il percorso avviato alla Reggia di Monza, dove la mostra UR-RA – Unity of Religions – Responsibility of Art, attualmente in corso, ha dato forma visiva e concettuale ai principi della Carta Interreligiosa di Monza. Nei prossimi mesi, la Reggia ospiterà nuovi appuntamenti di confronto e dialogo con esponenti religiosi, rafforzando un processo che riconosce nell’arte un terreno comune capace di generare relazione, ascolto e responsabilità condivisa, e coltivando ancor più la continuità progettuale tra i due momenti curatoriali di Monico.
In un tempo storico segnato da conflitti e polarizzazioni, Il tempo del giudizio propone così una diversa temporalità: quella dell’incontro, della riflessione e della possibilità di costruire, insieme, un futuro plurale.