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"Impronte di Pace": si conclude la residenza artistica dedicata agli spazi di ospitalità lungo il Cammino di Oropa

Restituiamo esiti, riflessioni e pratiche della residenza a cura dell'Ufficio Ambienti d'Apprendimento di Cittadellarte che ha coinvolto giovani partecipanti, associazioni e territori del Biellese in un processo di progettazione condivisa, dove il paesaggio è diventato spazio educativo e occasione di costruzione collettiva di significato.

La residenza Impronte di Pace ha rappresentato un laboratorio di ricerca sul rapporto tra paesaggio, educazione, arte e comunità. L'obiettivo non era semplicemente realizzare alcune installazioni lungo i cammini del Biellese, ma generare “spazi” capaci di modificare la relazione tra le persone e i luoghi, trasformando il camminare in un'esperienza di attenzione, di ascolto e di costruzione condivisa del significato. La residenza ha coinvolto ragazze e ragazzi under 35 anni, chiamati a vivere un’esperienza immersiva di progettazione e costruzione degli ambienti. Attraverso il lavoro condiviso sul territorio hanno sperimentato direttamente tutte le fasi del processo: dall’osservazione dei luoghi alla progettazione degli interventi, dalla scelta dei materiali alla sperimentazione delle tecniche costruttive, dalla modellazione della terra all’intreccio delle fibre naturali, fino alla percorrenza dei cammini come pratica di conoscenza e relazione. La dimensione formativa della residenza ha permesso ai partecipanti di confrontarsi con un’idea di progettazione non separata dall’esperienza concreta, ma capace di nascere dall’ascolto dei luoghi, dalla collaborazione tra competenze diverse e dall’incontro con le comunità che abitano i territori. Le opere realizzate non sono pensate come elementi conclusi, ma come organismi aperti che continuano a vivere grazie ai gesti dei visitatori. L'intreccio, la terra, la pietra, l'acqua, il bosco diventano così materiali educativi prima ancora che artistici. L'intera residenza si colloca all'interno della ricerca dell'Ufficio Ambienti d'Apprendimento di Fondazione Pistoletto sul concetto di Pace Preventiva: una pace che non coincide con l'assenza del conflitto, ma con la costruzione quotidiana di ambienti capaci di generare fiducia, reciprocità e responsabilità.

Il Cammino della Pace Preventiva: da Cittadellarte a Villa Piazzo


Il primo intervento si sviluppa lungo il percorso che collega Cittadellarte a Villa Piazzo, sede di
Pace Futuro. Il cammino viene trasformato in un paesaggio narrativo attraverso una costellazione di grandi nidi intrecciati. Il viaggio inizia all'ingresso di Cittadellarte, dove un grande nido custodisce decine di pietre. Ogni pietra reca incisa una parola, ad esempio: ascolto, relazione, silenzio, arte, fiducia, ritmo, cura…

Il visitatore sceglie una parola e la porta con sé. Lungo il percorso incontrerà sei nidi. Se un nido contiene già altre pietre, lascia quella che ha accompagnato e ne prende una nuova. Se invece il nido è vuoto, vi deposita semplicemente la propria. In questo modo nessuna parola appartiene mai definitivamente a qualcuno e man mano i pellegrini accompagnano i concetti a muoversi e incontrare i propri pensieri. Ogni pietra, affidata a persone diverse, attraversa il bosco prima di raggiungere Villa Piazzo. L'installazione produce così una forma materiale di fiducia: ogni partecipante lascia qualcosa senza sapere chi lo raccoglierà. La parola continua il proprio viaggio e diventa simbolo di relazione e incontro.

Perché i nidi? 

Il nido rappresenta una delle prime architetture della vita. È un intreccio che protegge senza chiudere. Una forma costruita collettivamente. Per questo motivo tutte le strutture sono state realizzate attraverso la tecnica tradizionale dell’intreccio. All'interno dei nidi le pietre-parole vengono deposte come si depongono le uova. Non per essere conservate. Ma perché possano schiudersi quando il tempo sarà maturo. Si tratta di auguri nel loro senso più antico. Il termine deriva infatti dal latino augurium, legato agli àuguri, sacerdoti che osservavano il volo degli uccelli per leggere i segni del futuro. L'augurio visualizza la possibilità che qualcosa possa realmente accadere.

Le tane a Villa Piazzo

Accanto al parco giochi di Villa Piazzo sono state realizzate due grandi tane intrecciate. La tana rappresenta probabilmente una delle prime forme di abitare dell’umanità. Potremmo definirla un nido rovesciato. Se il nido custodisce ciò che deve nascere, la tana protegge chi desidera fermarsi. Entrare in una tana significa rallentare, abbassare il corpo e cambiare prospettiva.

Pensata innanzitutto per bambini e famiglie, essa diventa un dispositivo educativo che invita a interrogarsi sul significato dell'ospitalità. Chi può entrare? Come ci si prende cura di uno spazio condiviso? Qual è il confine tra il nostro abitare e quello degli altri esseri viventi? La tana diventa così un luogo di incontro tra esseri umani, animali, alberi e paesaggio. Un'architettura elementare che restituisce al gioco il suo valore originario: imparare ad abitare il mondo.

Da Graglia al Santuario di Graglia lungo il Cammino di Oropa: uno spazio vuoto per ascoltare e praticare la “forma”


La seconda residenza ha avuto come oggetto due installazioni lungo il cammino che collega il Comune di Graglia al Santuario. Il primo intervento consiste nella
costruzione di uno spazio di sosta naturale. Ripulito uno spazio del bosco sono state realizzate con materiali reperiti in loco sedute e sdraio intrecciate, per permettere ai pellegrini di fermarsi accanto al torrente. L’obiettivo è stato quello di creare uno spazio vuoto e quindi accogliente. Il rumore dell'acqua diventa parte integrante dell’opera: il paesaggio smette così di essere sfondo e diventa interlocutore.

Le “tane della creazione”

Proseguendo lungo il sentiero la ricerca si concentra sulla materia più semplice: la terra. L'argilla raccolta nei pressi del torrente è stata impastata con l'acqua dello stesso ruscello. Non sono stati utilizzati stampi né strumenti, solo le mani.

L'esercizio proposto ai partecipanti è stato quello di plasmare una forma archetipica della presenza. Una figura minima che sembra emergere spontaneamente dalla terra. Ogni partecipante ha Infine affidato la propria scultura a una cavità, una nicchia naturale. La figura non viene esposta, ma custodita nella sua “tana” facendosi soglia tra terra e forma, tra visibile e invisibile, tra ciò che emerge e ciò che continua a rimanere nascosto.

Lo spazio e l’attività non si concludo con il progetto Impronte di Pace ma avviano una pratica con scuole, centri estivi e culturali del territorio, come già sta avvenendo in questi giorni, consegnando uno spazio, insegnando ceramica, osservando, ascoltando e relazionandosi con la materia immersi direttamente nel bosco.

Allo stesso modo ogni pellegrino che prenderà una pietra, intreccerà una relazione, entrerà in una tana, modellerà la terra o si fermerà ad ascoltare il torrente diventerà parte dell’opera. La pace viene così interpretata come una pratica quotidiana di trasformazione dei luoghi e delle relazioni. Un processo lento, che cresce attraverso piccoli gesti condivisi.




La residenza artistica "Impronte di pace" è a cura di:
Ruggero Poi e Alessandra Bury – Ufficio Ambienti d'Apprendimento, Fondazione Pistoletto Cittadellarte – Impresa Sociale ETS; Giulia Forgione – Associazione Terre Alte; Paolo Vergnaghi e Lara Tomiello – Associazione Passi d'Asino.
Con la collaborazione di Emanuele Marullo per Unidee Residency Program e Alessandra Drioli Città della Scienza di Napoli.




Pubblicazione
27.07.26
Scritto da
Ruggero Poi