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Quando le piante insegnano a convivere: ai Faggi il Terzo Paradiso che cresce col tempo
Ieri - 6 luglio - è stata inaugurata ai Faggi di Biella l'installazione permanente del simbolo trinamico, realizzata da Andrea Marostegan in collaborazione con Cittadellarte. Un'opera vivente che intreccia sport, natura e comunità e che, stagione dopo stagione, darà voce al valore dello sport e della convivenza con un linguaggio artistico. Scopriamo tutti i dettagli attraverso le parole dei protagonisti e un'intervista esclusiva all'autore dell'intervento site-specific.
Il profumo dell'erba appena tagliata, i campi da tennis ancora protagonisti dopo il torneo internazionale Under 16 e, all'ingresso del circolo, un'opera destinata ad attirare lo sguardo - e le emozioni - di chi vi interagirà, che sia per un fugace sguardo, un'occhiata curiosa o una contemplazione introspettiva nel silenzio. Il riferimento è al nuovo Terzo Paradiso permanente inaugurato ieri ai Faggi di Biella, opera che si pone come nuova tappa di un percorso progettuale in grado di intrecciare sport, ambiente e comunità. L'installazione vegetale collocata all'ingresso del circolo, proposta in collaborazione con Cittadellarte e realizzata da Andrea Marostegan, riproduce il segno-simbolo ideato da Michelangelo Pistoletto attraverso due differenti specie arbustive e l'impiego del biochar, carbone vegetale capace di migliorare la fertilità del terreno e favorire la rigenerazione ambientale. Un'installazione destinata a mutare con il passare delle stagioni, diventando parte integrante del paesaggio e della vita del club.
L'inaugurazione
Ad aprire la cerimonia è stato Mario Rossi, uno dei responsabili dei Faggi, che ha sottolineato il significato del progetto per il percorso intrapreso dal circolo negli ultimi sei anni. "Per noi è motivo di orgoglio essere stati scelti per ospitare questa installazione. Da anni lavoriamo affinché I Faggi non siano semplicemente un circolo sportivo, ma un luogo capace di trasmettere valori. Lo sport è uno strumento educativo fondamentale per i giovani e vogliamo continuare a metterlo al servizio della comunità, restituendo questo spazio alla città." A seguire è intervenuto Paolo Naldini, direttore di Cittadellarte, che ha ampliato il significato del Terzo Paradiso collegandolo al rapporto tra natura e sport. "L'essere umano è capace di creare tanto lo sport quanto la guerra. La differenza sta nelle regole: nello sport si dà il massimo di sé rispettando l'altro. Il Terzo Paradiso ricorda proprio questo equilibrio tra natura e artificio e, crescendo insieme alle piante, continuerà a raccontarlo ogni giorno". Anche il vicesindaco di Biella Sara Gentile ha evidenziato il valore dell'iniziativa per il territorio. "I Faggi rappresentano un'eccellenza che va oltre la gestione di un impianto sportivo. Qui si costruiscono comunità e si promuovono valori importanti. Il Terzo Paradiso, inoltre, interpreta perfettamente l'identità del Biellese, dove natura, creatività e industria convivono e dialogano". Per l'occasione ha preso parola anche Maurizio Ribaldone, direttore tecnico del circolo, che ha invece evidenziato il valore di un'opera destinata a evolversi. "Mi ha colpito l'idea di realizzare un'opera vivente, perché l'immobilismo non porta crescita. Anche il progetto dei Faggi è in continua evoluzione e nasce dalla volontà di valorizzare il territorio". Il momento più personale è arrivato con ANdrea Colombo, coach de I Faggi, che ha raccontato come sia nato il legame con Andrea Marostegan e con il simbolo del Terzo Paradiso. "Quando ho conosciuto questo simbolo ne ho subito compreso il significato. Mi sono chiesto se fosse più utile criticare o proporre qualcosa per il territorio. Da lì è nata un'amicizia con Andrea e oggi questo progetto diventa un invito a migliorare il mondo, partendo dalle nostre azioni quotidiane". Infine è stato lo stesso Andrea Marostegan a presentare il significato dell'opera, soffermandosi sul linguaggio delle piante e sulla biodiversità. "Le due specie arbustive crescono in modo completamente diverso, una orizzontalmente e l'altra verticalmente, ma nel Terzo Paradiso convivono e si organizzano senza competere. Le piante non fanno guerra tra loro: collaborano. Ho voluto che fossero proprio loro a suggerire agli esseri umani una diversa idea di convivenza". L'autore ha poi ricordato anche l'importanza del biochar utilizzato nella realizzazione. "Inserito nel terreno, trattiene acqua e continua a migliorare il suolo per decenni. Ogni volta che utilizziamo il biochar non aiutiamo soltanto le piante, ma generiamo un beneficio che si riflette sull'ambiente e, di conseguenza, anche sulle persone. Il valore aggiunto, inoltre, è che si tratta di una risorsa inesauribile".
Mario Rossi, Maurizio Ribaldone, Sara Gentile, ANdrea Colombo, Andrea Marostegan, Paolo Naldini, Nicolò Caneparo.
Andrea Marostegan.
L'intervista ad Andrea Marostegan
Per scoprire nel dettaglio il dietro le quinte e i messaggi che veicola la nuova installazione del Terzo Paradiso abbiamo dato voce a Marostegan con un'intervista esclusiva.
Andrea, come nasce questa nuova installazione del Terzo Paradiso ai Faggi di Biella?
Frequentando il circolo ho notato qualcosa di nuovo: non è un cambio di look, ma è un cambio di valori in gioco, dove oltre a fare dello sport le persone trovano lo spazio per fermarsi un po’, rilassarsi tra gli alberi del parco, leggere un libro o fare un aperitivo e stringere nuove amicizie. Adesso lo vedo come un luogo che unisce.
Il Terzo Paradiso è un simbolo di equilibrio tra natura e artificio: come hai interpretato questi principi? In che modo questa opera rende concreto questo messaggio?
È evidente perché ci sono una bellissima villa in stile liberty e un parco con alberi secolari. Ecco, questo possiamo vederlo come l’incontro tra le magnifiche capacità dell’uomo e quelle della natura.
I Faggi sono già un luogo con una propria identità, una memoria e un ecosistema: in che modo hai cercato di ascoltare questo luogo prima di intervenire?
Il circolo, al suo tempo, è stato costruito in una posizione privilegiata della città come succede per i luoghi di carattere spirituale: ecco perché ho sentito energia di pace.
Qual è la differenza tra costruire una scultura nel paesaggio e creare un organismo che evolve nel tempo?
Come sai ho creato un progetto di permacultura in centro Biella perché per me le piante offrono alla base tutto il fabbisogno per la nostra sana esistenza. Questa struttura è in costante mutamento: con le stagioni cambieranno aspetto, colore e dimensione. Così il simbolo permane nel tempo rafforzandosi.
Quali criteri hai seguito nella scelta delle specie vegetali inserite nell’opera e quali tecniche di permacultura hai applicato concretamente nella realizzazione?
Ho replicato il simbolo del Terzo Paradiso con due tipologie di arbusti, ossia l’euonymus bravo e il loropetalum, due varietà diverse che si incontrano nel cerchio centrale dove si genera il concetto di biodiversità, cioè la capacità di coesistere aiutandosi. Ciò che più rende speciale questa opera e l’utilizzo del biochar. Quest'ultimo è alla base carbone vegetale, che una volta introdotto nel suolo rimane stabile a favore della crescita e della salute delle piante per decenni. Insomma, una forma di garanzia a lungo termine che rivoluziona i metodi agricoli tradizionali spesso non più sostenibili a livello economico e ambientale. In parole semplici, quando si interra del biochar per favorire la crescita di una pianta i suoi effetti si riflettono positivamente anche sull’ambiente e sulle persone.
Quali relazioni vuoi attivare tra le piante inserite, il suolo, gli insetti e gli altri esseri viventi che abiteranno questo spazio?
Dove ci sono piante c’è sempre molto altro. Sicuramente insetti e piccoli volatili si avvicineranno, ma questa opera è diretta agli asserì umani attraverso il suo significato.
Che tipo di relazione vorresti nascesse, invece, tra una persona e questa opera? L'installazione potrà diventare un luogo di educazione, incontro o riflessione per chi la visiterà?
Questo simbolo è nato a Biella ed è riconosciuto nel mondo. La speranza è che sempre più persone si riconoscano nella formula del Terzo Paradiso e che questo possa riflettersi sul luogo e sugli individui.
La permacultura spesso parla di collaborazione con la natura più che di controllo della stessa: come si traduce questo aspetto nell'opera?
Vero, la permacultura invita all’osservazione attenta del paesaggio al fine di intervenire senza stravolgere i suoi equilibri, perché ogni cosa non è fine a se stessa, ma deve servire anche per altre funzioni. Il Terzo Paradiso interagisce con l’ambiente e le persone stimolando un nuovo modo di pensare e vedere le cose. È un dialogo costruttivo costante.
Che cosa significa per te creare un’installazione che non rimane immobile, ma cambia stagione dopo stagione?
Significa arte in movimento.
Se questa installazione potesse parlare, che cosa racconterebbe del rapporto tra l’essere umano e la natura?
La natura è sotto attacco da secoli da parte dell’uomo. Solo la riduzione delle foreste ha provocato uno squilibrio ambientale preoccupante. Dunque, se la natura avesse voce ci ricorderebbe che quando finirà l’acqua resterà solo fuoco.