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Attorno a un tavolo, dentro l'idea di un nuovo mondo: inaugurata la mostra "Michelangelo Pistoletto. Dalla Cittadellarte allo Statodellarte"
Dal 3 febbraio al 3 giugno 2026, Palazzo Boncompagni di Bologna ospita l'esposizione mostra curata da Silvia Evangelisti: un percorso che racconta sessant’anni di ricerca e il passaggio dall’arte come opera all’arte come dispositivo di trasformazione sociale. Riviviamo la giornata inaugurale della mostra, dalla conferenza stampa attorno al Tavolo Love Difference all’opening serale.
C’è un momento preciso, durante l’opening serale della mostra Michelangelo Pistoletto. Dalla Cittadellarte allo Statodellarte, in cui Palazzo Boncompagni ha smesso di essere soltanto uno spazio espositivo. È diventato qualcos’altro: un organismo attraversato da corpi, sguardi, conversazioni, stupore. Le sale piene, densamente abitate; i visitatori che si muovevano lentamente - non solo per la quantità di persone -, come se avvertissero che in quel luogo l’arte non chiedesse solo di essere guardata, ma di essere compresa, assunta, praticata. La stessa vibrazione aveva attraversato, poche ore prima, la conferenza stampa del mattino: giornalisti non sono stati riuniti davanti alla consueta formalità di un palco, ma attorno al Tavolo Love Difference – Mar Mediterraneo (2003), una delle opere in mostra, chiamati fin da subito a entrare fisicamente e simbolicamente nel cuore del progetto.
L'opening.
La mostra
Dal 3 febbraio al 3 giugno 2026, come riportato in un nostro precedente articolo, l'esposizione curata da Silvia Evangelisti ripercorre e attualizza oltre sessant’anni di ricerca di Michelangelo Pistoletto, mettendo al centro Cittadellarte come origine, metodo e modello operativo di una visione dell’arte intesa come pratica sociale, politica e civile. Non si pensi a una mera retrospettiva, ma un dispositivo - termine utilizzato più volte durante la conferenza stampa - che attraversa opere storiche, documenti, installazioni e progetti, fino a delineare l’orizzonte dello Statodellarte: un’opera collettiva in divenire, una possibile forma di organizzazione civico-politica fondata sulla demopraxia, sulla partecipazione attiva e sulla creatività come responsabilità etica.
Il Tavolo del Mediterraneo, collocato nella Sala delle Udienze Papali, a Bologna ne è stato in qualche modo un centro simbolico e operativo. Sì, perché è andato oltre il ruolo oggetto da contemplare, ma è assurto a luogo di incontro, confronto e azione, destinato ad attivarsi ulteriormente attraverso un public program di conversazioni tematiche. È da qui, attorno a questo tavolo specchiante, che hanno preso parola i protagonisti della conferenza stampa, componendo un racconto polifonico che ha restituito il senso e la genealogia del progetto.
Paola Pizzighini Benelli - Il tempo, la moda, la rinascita: un dialogo che attraversa la storia
All'apertura della conferenza stampa, Paola Pizzighini Benelli, presidente della Fondazione Palazzo Boncompagni, ha accolto i presenti con il benvenuto attorno al Tavolo del Mediterraneo, una sorta di invito esplicito a condividere uno spazio di relazione. La sua è innanzitutto stata una dichiarazione di felicità e di orgoglio per una mostra che segna il ritorno di Michelangelo Pistoletto a Palazzo Boncompagni, dopo l’esperienza del 2021 con la mostra Gregorio XIII e Michelangelo Pistoletto dal Rinascimento alla Rinascita, che ha dunque consolidato un dialogo nato dal desiderio di aprire il palazzo all’arte contemporanea e alla città.
Pizzighini Benelli ha ricordato come, quando propose per la prima volta questa nuova mostra a Pistoletto, un elemento risultò immediatamente decisivo: la figura di Papa Gregorio XIII e la sua ricerca sul tema del tempo. Un tema che, per l’artista, è strutturale, come dimostrano i suoi Quadri specchianti, in cui il presente si iscrive continuamente nell’opera. A questa prima connessione se ne è aggiunta un’altra, emersa successivamente, altrettanto potente: la scoperta che Gregorio XIII fu anche, in un certo senso, l’inventore della moda. Bologna, capitale della lana e della seta, vide nascere in quel contesto l’Università dei Sartori, con cui ancora oggi esiste un legame. Un filo storico e simbolico che conduce direttamente a La Venere degli Stracci, opera iconica presente in mostra, dove la bellezza classica si confronta con gli scarti della società, aprendo alla possibilità di una rinascita.
Nel suo intervento, Pizzighini Benelli ha intrecciato questi livelli – tempo, moda, arte, responsabilità – rivendicando con forza il senso di questa mostra come percorso che va da Cittadellarte allo Statodellarte, e sottolineando la presenza del simbolo del Terzo Paradiso e dei Quadri specchianti come elementi cardine del progetto. Il ricordo della sua prima visita a Cittadellarte (colpita in particolare dall'opera Porte Uffizi), vissuta come un’esperienza rivelatrice della capacità dell’arte di diventare denominatore comune tra ambiti diversi, ha chiuso il suo intervento descrivendo l’arte come forza generatrice in cui le differenze possono incontrarsi e generare qualcosa di nuovo.
Foto di Pierluigi Di Pietro.
Silvia Evangelisti - Sessant’anni di lavoro come un unico filo: l’arte come forza collettiva
A seguire è intervenuta la curatrice Silvia Evangelisti, che ha chiarito fin da subito un punto fondamentale: questa mostra “ha un senso”. È “un’altra mostra”, pur essendo dedicata allo stesso artista, perché ciò che è stato messo in scena non è semplicemente una sequenza di opere, ma la coerenza di un pensiero che attraversa sessant’anni di lavoro. Al centro, la ricerca sull’identità e sulla presenza del maestro nella realtà fenomenica del mondo, che ha condotto Pistoletto alla scoperta dello specchio come verità: lo specchiante contiene tutta la realtà che c’è, senza selezioni né mediazioni. Evangelisti ha descritto il progetto espositivo come un racconto visivo e documentale del filo conduttore più importante della ricerca di Pistoletto: la concezione dell’arte come strumento potente di attivazione collettiva, capace di attraversare tutte le discipline e di mettere in pratica un’agire plurale. La moltiplicazione, ricorrente in molte opere dell’artista, non è solo un dato formale, ma l’espressione di una fiducia radicale nella forza dell’arte come collettore di energie e come mezzo per il cambiamento del mondo.
Per la prima volta, questa volontà emerge in modo così dichiaratamente didattico e leggibile: dagli anni Sessanta e dall’esperienza de Lo Zoo, quando Pistoletto aprì il suo studio per fare cose insieme, si passò a Cittadellarte, fino a Love Difference, che diede nome e forma al Tavolo del Mediterraneo. Evangelisti ha concluso la presentazione della storia dietro al percorso espositivo arrivando al Terzo Paradiso e alle opere sull’intelligenza artificiale, componendo un racconto che è anche la storia europea recente, vista attraverso lo sguardo di un artista che non ha mai chiuso le porte, ma ha sempre investito nella collettività.
Foto di Pierluigi Di Pietro.
Foto di Pierluigi Di Pietro.
Paolo Naldini - Dalla città alla civitas: verso lo Statodellarte
Il direttore di Cittadellarte, ha riportato il discorso alle origini concettuali del progetto, tornando al 2000, quando entrò personalmente a far parte della “famiglia Pistoletto” a Biella. È in quel momento che Michelangelo Pistoletto gli spiegò il significato della parola Cittadellarte: da un lato la “cittadella”, luogo di protezione, libertà e autonomia dell’arte; dall’altro la “città”, spazio in cui questa libertà si assume la responsabilità di collegarsi a tutte le attività umane. Naldini ha rivelato come, fin da allora, abbia riconosciuto nel nome anche la radice di civitas: l’idea di una cultura allargata, globale. Il titolo della mostra segna una presa di coscienza di un percorso fatto per tappe: una delle più importanti è la costituzione delle Ambasciate del Terzo Paradiso, che rappresentano l’impegno pratico delle vocazioni individuali. Ambasciatori “inviati da un futuro che vogliamo”, da un mondo in armonia, "come se fosse il futuro stesso a indicarci la strada". Da qui il passaggio a Biella, capitale della lana e città natale di Pistoletto, che viene anche nominata Città Creativa UNESCO, scegliendo la creatività come motore identitario, con il Terzo Paradiso simbolo della candidatura.
Ecco che, per Naldini, arrivare allo Statodellarte significa riconoscere che è giunto il momento di fare un passo ulteriore. E se si parla di Stato, serve una costituzione, come inizialmente concordato da Naldini e Pistoletto. Lo Statodellarte diventa allora una definizione del punto a cui siamo arrivati, a partire da un’analisi “spietatamente lucida” della realtà, simile a quella dello specchio, che non addolcisce nulla. Per Naldini, lo Statodellarte è soprattutto l’idea di uno Stato creativo, non sedato né sedativo, ma generativo. La crisi della democrazia rappresentativa trova qui una risposta nella pratica: la demopraxia, ovvero l’agire condiviso come forma di governo della complessità.
Foto di Pierluigi Di Pietro.
Foto di Pierluigi Di Pietro.
Michelangelo Pistoletto - Un percorso aperto
Con la lucidità che lo contraddistingue, Michelangelo Pistoletto ha voluto chiarire che lo Statodellarte non è ancora una dichiarazione conclusa. La mostra, fin dal titolo, racconta un percorso, non un punto di arrivo definitivo. È necessario creare organismi, forme di partecipazione, una cittadinanza dello Statodellarte. L’arte, in questo processo, non è mai limitata: include tutte le componenti necessarie al funzionamento di una società. "Un giorno - ha affermato Pistoletto - ci sarà una dichiarazione ufficiale; oggi siamo qui per raccontare il cammino che porta fin lì".
Rispondendo alla domanda da parte del coordinatore degli ambasciatori Rebirth/Terzo Paradiso Francesco Saverio Teruzzi sul perché debba essere l’arte a muovere tutto questo, Pistoletto ha ripercorso il ruolo storico dell’artista: da comunicatore del pensiero religioso e politico, quasi un “giornalista” al servizio del palazzo, fino alla svolta del Rinascimento e all’avvento della fotografia, che liberò l’arte dalla funzione di rappresentazione del reale. Con l’arte moderna, l’artista si è trovato a esprimere il massimo dell’individualità, ma rischiando la solitudine. È da questa crisi che è nata per il maestro la necessità di un segno non negabile: l’esistenza stessa. Lo specchio diventa così un teatro infinito della realtà, in cui tutti siamo attori e co-autori di ciò che esiste.
La conferenza stampa.
Chiara Belliti - Il Tavolo come spazio di accoglienza e attivazione
La conferenza stampa si è conclusa con un focus sul public program - una serie di incontri tematici previsti attorno al Tavolo del Mediterraneo - curato da Chiara Belliti. Quest'ultima ha illustrato i tre appuntamenti previsti, ognuno dei quali sarà aperto al pubblico e vedrà la partecipazione di attori diversi, trasformando il Tavolo in un punto di accoglienza e confronto. Il primo, il 10 febbraio, sarà dedicato al rapporto tra arte, spiritualità e religione, con Michelangelo Pistoletto, Francesco Monico e rappresentanti religiosi impegnati nella costruzione di una costituzione interreligiosa per la pace preventiva. Seguirà un incontro su etica, politica e intelligenza artificiale (data da definire), e infine, il 14 marzo, un tavolo dedicato alla moda sostenibile come responsabilità culturale e sociale.
Come ha ricordato Paolo Naldini in chiusura, Cittadellarte non si accontenta dell’espositivo: lavora sul dispositivo, sull’attivazione. È in questo slittamento – dall’opera al processo, dalla mostra all’azione – che l’arte torna a essere centro di una trasformazione possibile.