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Maestro Compost. Ovvero di come trasformare gli scarti può trasformare il mondo

Su Eco di Biella, per tutto il 2026, viene data voce a Let Eat Bi con una rubrica mensile: questa prima uscita dell’anno, firmata da Fabio Porta e Valentina Valle Baroz, è dedicata al compost, pratica antica e insieme attualissima, capace di trasformare gli scarti organici in una risorsa preziosa per il suolo e per le comunità. Partendo da un dato di realtà - un pianeta finito, con risorse limitate - l’articolo invita a riconsiderare il concetto stesso di rifiuto, mostrando come la natura offra già modelli efficaci di rigenerazione. Tra riflessioni ambientali, implicazioni sociali e indicazioni pratiche, il compost diventa così metafora e strumento di un possibile cambiamento di prospettiva: dagli scarti come problema agli scarti come opportunità.

Nutrimento

Il nostro pianeta è un sistema chiuso, di dimensioni notevoli ma comunque finito, come in numero finito sono gli elementi che lo compongono. Il concetto che “in natura nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma” è uno dei primi che impariamo, ma anche uno degli ultimi che mettiamo in pratica. In un’epoca segnata più dal consumo che dal riciclo, dove abbondano i rifiuti e scarseggiano le risorse, il compost* può essere l’eroe in grado se non proprio di salvare il mondo quantomeno di contrastarne la distruzione. Come? Cambiando la nostra prospettiva sugli scarti. Un’esagerazione? Forse, ma da qualche parte si deve pur partire. E guardando ai numeri non è difficile capire come si parli di “qualcosa di grosso”. Secondo l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale “in Italia nel 2022 sono state raccolte 7,25 milioni di tonnellate di rifiuti organici dalla cui trasformazione sono state ottenute circa 1,9 milioni di tonnellate di compost*”. Per intenderci, con 5 kg di compost si possono ammendare* tra gli 1 a i 3 metri quadrati di terreno. Certo, i dati citati sono su scala nazionale ma il compost è compost, e ai microorganismi che lo lavorano non importa se vogliamo usarlo per il giardino di casa o la Pianura Padana, loro fanno ciò che la vita li ha programmati per fare: decompongono, trasformano, generano nutrienti. La forza del compost è proprio questa: non è un’invenzione dell’uomo, ma l’imitazione di un processo naturale che avviene anche senza di noi. E non serve argomentare come le dinamiche della natura siano infinitamente più perfette delle nostre. In altre parole, se in natura funziona, e noi abbiamo capito come replicarlo, sarebbe immensamente stupido non farlo. Se poi trasliamo in ambito sociale l’idea di trasformare gli scarti in risorse, le ricadute positive possono essere enormi, basti pensare a ciò che significherebbe ribaltare il concetto di “rifiuto sociale”, spesso applicato a persone che per i più svariati motivi non sono integrate in questo sistema, la cui adeguatezza viene spacciata per universale ma in realtà è assolutamente soggettiva. Le riflessioni che possono nascere da queste premesse sono tanto numerose quanto impossibili da trattare in questa sede. In attesa di altre occasioni per approfondirne almeno alcune, torniamo quindi al “nostro eroe” fornendo a chi ancora non sapesse come produrlo una ricetta semplice ma, se ben eseguita, decisamente infallibile.  

Procedimento
1. Scegliere un sito adeguato, non troppo soleggiato e riparato da piogge eccessive, dove porre le compostiere prefabbricate o un cassone fessurato, fatto per esempio con pallet di recupero.
2. Alternare starti di "verde" (ricco di azoto, come sfalci d'erba, scarti di cucina) e "giallo/marrone" (ricco di carbonio, come foglie secche, rametti).
3. Prendersi cura del processo, gestendo l’acqua (che non deve essere troppa né troppo poca) e l’aerazione. Alternare strati sottili di materiali per evitare compattamenti e ogni tanto arieggiare il cumulo. 
4. Avere pazienza: il compost matura in 9-12 mesi, l’alchimia di trasformazione è qualcosa di laborioso, che richiede tempo.
5. A termine del processo, setacciare per ottenere il terriccio ammendante. 
Nota bene: l’ideale sarebbe avere due compostiere: quando una è piena interrompere l’accumulo di materiali e attendere il completamento del processo e nel mentre utilizzare l’altra. 

Ingredienti
- resti di frutta e ortaggi (meglio se bio) e cibi (anche cotti)
- fiori secchi 
- fondi di tè e caffè
- gusci d'uova triturati
- erba (meglio se secca)
- foglie
- rametti, trucioli, cortecce, potature
In piccole quantità:
- cenere di legna (max 2-3 kg per mq)
- bucce di agrumi (non trattati)
Cosa non mettere:
- plastica, gomma, materiali sintetici;
- vetro e ceramica, metalli;
- riviste patinate;
- sacchetti dell’aspirapolvere;
- tessuti;
- legno trattato con prodotti chimici;
- ossa.

Per approfondire questo e altri temi dal 4 marzo sarà riattivato lo “Sportello del mercoledì mattina” presso il mercato contadino di Let Eat Bi a Cittadellarte, in Via Serralunga 27 Biella. Un “help desk” gratuito dove incontrare agronomi e professionisti per confrontarsi, condividere preoccupazioni e trovare soluzioni. Un luogo di ascolto, informazione e orientamento per chi ha a cuore il territorio e la sua cura.

Per informazioni: leteatbi@cittadellarte.it

*1 - Con compost intendiamo un insieme di materia organica trasformata in terriccio nutriente da diversi microorganismi viventi. Tra questi, assai rilevanti nella produzione domestica, sono i lombrichi, per cui se volessimo essere davvero precisi invece che di compost dovremmo parlare d vermi-compost. 
*2 - Consorzio Italiano Compostatori, www.compost.it - Rapporto Rifiuti Urbani - Edizione 2023 -www.isprambiente.gov.it.
*3 - Utilizziamo ammendare e non fertilizzare perché quest’ultimo termine è sinonimo di concimare, ossia aggiungere direttamente al suolo i nutrienti necessari per la crescita delle piante. Il compost invece non concima ma nutre, migliorando le proprietà fisiche, chimiche e biologiche della terra (effetto a lungo termine). 
Pubblicazione
04.02.26
Scritto da
Fabio Porta e Valentina Valle Baroz