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SemIncontri: a Cittadellarte lo scambio semi che coltiva biodiversità e comunità
Su "Eco di Biella" la rubrica di Let Eat Bi racconta la quarta edizione di "SemIncontri", lo scambio semi che si terrà domenica 1° marzo a Cittadellarte, promosso insieme ad Harambee, Storie di Piazza ed Erbass. A partire da un’esperienza in Nepal, tra rituali agricoli e sovranità alimentare, l’articolo riflette sul valore profondo dei semi: custodi di memoria, biodiversità e resilienza. In un tempo in cui il 75% della diversità genetica delle colture è andato perduto, conservarli e scambiarli diventa un atto culturale, ecologico e politico, capace di rinnovare il patto tra terra e comunità.
Domenica primo marzo a Cittadellarte si terrà uno scambio semi. Ora alla sua quarta edizione, SemIncontri è organizzato da Let Eat Bi insieme alle associazioni Harambee, Storie di Piazza ed Erbass. Perché unire le forze e organizzare un evento dedicato proprio ai semi? Che cos’hanno di così importante? Per rispondere questa domanda permettetemi di portarvi in Nepal per un istante. A febbraio 2020 arrivavo nel villaggio di Malikarjun, nell’estremo ovest del paese, dove sarei rimasta per parecchi mesi per un progetto di ricerca. Poco dopo, scoppiava la pandemia. Scelsi di restare e presto i lockdown furono implementati anche lì e io e il mio team ci ritrovammo a dover ripensare il progetto. La curiosità e la necessità di creare una rete di contatti evitando grandi assembramenti ci portarono a concentrarci sugli orti casalinghi: quale ortolano non ama parlare del suo orto? Nel tentativo di comprendere cosa spingesse le persone a coltivare una specie piuttosto che un'altra, apprendemmo che nel villaggio la fertilità della terra e il benessere delle persone vengono riaffermati ogni anno attraverso offerte stagionali di legumi e cereali autoctoni. Nello specifico parliamo di grano, riso, orzo e un legume simile alla roveja nostrana. Certamente qui entra in gioco anche il fattore di preferenza per gusti e caratteristiche conosciuti. Ma le motivazioni della scelta sono più profonde: attraverso l'offerta di legumi e cereali prodotti localmente, annualmente un importante festival chiamato Gaura sancisce il rinnovamento del patto di cura e reciprocità tra terra e comunità, garantendo la fertilità del suolo e, quindi, il benessere delle persone. In tutti i rituali più importanti è prescritto l’uso di semi tassativamente locali: i semi sono sacri, offerti dalla comunità alla terra e dalla terra alla comunità.
Recentemente ho ricevuto in dono dei semi da un’amica di ritorno da un evento sulla sovranità alimentare in Puglia. Mentre aprivo gli involucri in cui erano custoditi mi sono commossa due volte. La prima perché senza saperlo questa persona mi stava donando dei fagioli provenienti proprio dal paese di origine della mia nonna pugliese, a cui ero molto legata; la seconda volta ricevendo dei semi palestinesi: vari ortaggi dalla Cisgiordania, peperoncini di Gaza. Mai come in quel momento ho potuto percepire il valore dei semi. In mano tenevo simultaneamente passato, presente e futuro: il frutto di antiche relazioni di un popolo con la sua terra, il potenziale di una nuova vita e del nutrimento che porterà, la visione di un tempo in cui questi semi non avranno più bisogno di essere protetti e conservati altrove ma torneranno a ripopolare i campi e gli orti della loro gente.
Elementi tangibili di un processo di domesticazione reciproca con un territorio, i semi sono stati selezionati dall’ingegno e dall’esperienza dei nostri avi, generando una notevole biodiversità. Tuttavia la FAO ha quantificato che dal 1900 circa il 75% della diversità genetica delle nostre colture alimentari è scomparsa. Dare continuità a queste varietà non è affatto un gesto nostalgico e il loro valore non è puramente culturale: coltivare varietà antiche significa coltivare piante adattate alle condizioni pedoclimatiche locali. Ma soprattutto vuol dire coltivare diversità e resilienza per il futuro poiché la perdita di agri-biodiversità equivale ad una minore capacità di adattamento delle colture ad un clima sempre più estremo e mutevole.
Francesca Castagnetti,
Project manager ufficio nutrimento Cittadellarte