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Il Biellese come opera d'arte
Su Eco di Biella, per tutto il 2026, viene data voce al direttore di Cittadellarte con una nuova rubrica mensile, che si accompagnerà ad altre tre dedicate alla Fondazione Pistoletto: in questa prima uscita dell’anno Paolo Naldini invita a osservare il territorio come un’opera collettiva, frutto della co-creazione tra comunità, natura e attività umane, aprendo un viaggio tra le energie creative che animano il Biellese.
L’arte, in qualunque forma, ha bisogno di manifestarsi.
Di farsi vedere, ascoltare, toccare.
Succede nella musica e nella danza, nella moda, nella cucina, nell’architettura. Creare significa sempre dare una forma a qualcosa. Renderlo visibile.
Ma le forme cambiano: dipendono dai luoghi, dai tempi, dalle culture e dalle persone che le producono. È questo che chiamiamo estetica: il modo in cui percepiamo il mondo attraverso i sensi.
Da qui nasce l’idea di questa rubrica: osservare il Biellese come una grande opera creativa.
E se il territorio stesso fosse una creazione?
Se fosse il risultato del lavoro, dei gesti e delle scelte di chi lo abita?
Non solo delle persone, ma di tutto ciò che lo compone: montagne, fiumi, boschi, clima, animali, strade, case, fabbriche. Natura e intervento umano insieme. Tutto contribuisce a disegnare il paesaggio.
La Convenzione europea del paesaggio lo dice chiaramente: il territorio è il frutto di una co-creazione tra comunità e ambiente.
Allora possiamo guardare il Biellese come un grande mosaico di azioni: attività economiche, associazioni, relazioni, progetti. A volte diverse, perfino in contrasto tra loro, ma capaci nel loro insieme di dare forma a un’identità.
In fondo, non è questo che fa un’opera d’arte? L’arte, però, non è solo tecnica o progetto. È anche emozione. È ciò che ci muove, che ci scuote, che ci mette in relazione con il mondo.
Prima percepiamo. Poi sentiamo. Infine esprimiamo.
Ed è proprio questa espressione che diventa creazione.
Se pensiamo il nostro territorio in questo modo, possiamo farci una domanda semplice: quali emozioni lo animano? Quali energie lo fanno vivere?
Questa rubrica proverà a raccontarle.
Parleremo di imprese e di persone. Di gruppi che hanno costruito qualcosa che prima non c’era. Di lavoro, ma anche di accoglienza, cultura, natura, solidarietà.
Racconteremo le aziende tessili, certo, ma anche i luoghi dove ritrovare se stessi, chi produce cibo e vino, chi si prende cura degli altri, chi costruisce reti e comunità.
Perché l’artista non è solo chi lavora da solo nel proprio studio.
Artista è chiunque trasformi il proprio impegno in qualcosa che lascia un segno.
E questo, quasi sempre, accade insieme agli altri.
Il Biellese, allora, è un’opera collettiva. Fatta di imprese, associazioni, comitati, fondazioni, gruppi di lavoro. Di persone che collaborano e costruiscono.
Uno spazio prezioso tra montagne e pianura, che ogni giorno prende forma grazie a chi lo vive.
Se vorrete seguirmi, una volta al mese andremo alla scoperta di questo grande laboratorio in scala 1 a 1: un atelier grande come montagne, fiumi e boschi, città e strade. E una piccola porzione di cielo.