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Lo Stato dell'arte
Chi governa davvero le nostre vite? Quale ruolo hanno le comunità con cui ci relazioniamo quotidianamente? Paolo Naldini riflette sui governi e le comunità di pratica e ne evidenzia il ruolo decisivo, spesso invisibile, nel determinare condizioni materiali e identità sociali. A partire da questa consapevolezza, il direttore di Cittadellarte definisce il ruolo della demopraxia fino a giungere allo “Statodellarte”, una società che integra dimensione istituzionale e vita quotidiana, ridefinendo il significato stesso di partecipazione democratica.
Nella vita di ogni persona esistono due governi: il governo istituzionale e il governo di pratica.
Il primo è costituito dalle strutture statali in cui si è inseriti; il secondo è esercitato dal gruppo o dai gruppi a cui si appartiene per scelta lavorativa, per vocazione o per qualsiasi altro motivo.
Se il governo istituzionale è sempre visibile a tutti — tanto nelle società democratiche quanto in ogni altro ordinamento statale — il governo di pratica è quasi sempre invisibile. Eppure la sua importanza è fondamentale: all'interno di questo secondo governo si prendono decisioni capaci di influenzare la nostra vita in modo diretto e profondo.
Ogni organizzazione che riunisce i suoi membri in base all’attività che in essa si compiono è una comunità di pratica. Questo tipo di comunità coinvolge tutti noi, e su di noi ha un'influenza determinante: definisce i tempi della nostra quotidianità, genera le risorse economiche necessarie alla nostra esistenza e contribuisce a costruire la nostra identità e una parte importante della nostra vita sociale.
Il primo tipo di governo assume forme diverse a seconda delle culture e delle epoche, rispondendo a dinamiche intellettuali, economiche, sociali e persino spirituali — si pensi al rapporto tra stato e chiesa — e su queste forme di governo abbiamo poca o scarsissima influenza. Nei migliori sistemi democratici, attraverso il voto periodico e uno spazio pubblico in cui il dialogo e la critica siano accolti o promossi, possiamo esercitare una limitata forma di partecipazione alle decisioni che lo stato assume per regolare la vita collettiva.
Il secondo tipo di governo — o governo di pratica in quanto esercitato nelle comunità di pratica — proprio perché non riconosciuto come tale, rimane spesso inerte, non agito da parte dei cittadini: il potenziale di governo sulla nostra stessa vita resta così largamente inespresso.
Cittadellarte ha intuito questa natura fondamentale del governo della vita sociale e ha sviluppato una teoria e un metodo per renderlo visibile e praticabile. Questa teoria prende il nome di demopraxia, poiché riconosce che il governo del demos — il kratos del demos — si esercita nelle pratiche quotidiane delle comunità che raggruppano i cittadini.
La demopraxia, cioè, identifica le comunità di pratica come comunità di governo.
I passaggi che la demopraxia individua come necessari alla realizzazione della società demopratica sono tre:
Da comunità di pratica a comunità di governo
Il primo passaggio è l'assunzione di coscienza di governo da parte delle singole comunità di pratica. Occorre portare queste organizzazioni — tutte le organizzazioni, di fatto — a riconoscersi non soltanto come agenti economici o associativi, ma anche come forme strutturate di esercizio del governo sulla vita dei cittadini che le compongono, dunque a comprendere di essere Comunità di Governo.
Da comunità di governo singola a rete di governo condiviso
Il secondo passaggio riguarda la connessione tra le diverse organizzazioni che hanno acquisito questa consapevolezza. La loro unione consente di dar forma a RETI o piattaforme di co-governo, in cui le decisioni prese in ciascuna organizzazione vengono confrontate, condivise, riequilibrate e deliberate collettivamente. Questo processo assolve due compiti essenziali: genera l'intelligenza collettiva che scaturisce dal confronto organizzato tra individui e gruppi e garantisce una continua rinegoziazione delle decisioni, così da adattarle alle condizioni che vanno evolvendosi. Questa rinegoziazione costituisce anche un antidoto alla inevitabile tendenza alla sclerotizzazione del governo e allo sviluppo di comunità la cui priorità sia la autoconservazione a tutti i costi: il rischio che un'organizzazione si concentri esclusivamente nella difesa del potere già conquistato, anziché nella sua continua revisione, può essere affrontato — senza dogmatismi né autoritarismi — solo attraverso un confronto permanente tra organizzazioni che portano decisioni diverse. Questo processo adotta il metodo della formula della creazione o formula trinamica.
Dalle pratica alle politiche
Il terzo passaggio completa la formazione della società democratica: è la costruzione di ponti, canali, ingranaggi e meccanismi di connessione tra i governi di pratica e i governi istituzionali.
La società demopratica fondata sulla demopraxia, dunque su questi tre passaggi, prende il nome di Statodellarte: si tratta di un'organizzazione statale che si regge tanto sulle istituzioni governative quanto sui governi di pratica.
Lo Stato dell'arte non si pone contro i sistemi politico-sociali esistenti, né propone di eliminarli; al contrario, offre un meccanismo di complementarietà — e quando possibile di sussidiarietà — rispetto alla dimensione statale istituzionale.
L'espressione Statodellarte vuole anche evocare il senso comune della locuzione: come stanno le cose di fatto. Lo Statodellarte demopratico sposta l'accento dalle istituzioni di governo al fatto del governo, cioè al governo di pratica.
Chi, dunque, governa davvero le scelte che influenzano la nostra condizione materiale — il reddito, i tempi di vita e di lavoro — e la nostra condizione interiore — la serenità o l'apprensione rispetto al futuro? Chi, se non i governi di pratica, ossia le organizzazioni e le comunità presso cui trascorriamo la maggior parte della nostra vita?
È per questo che Cittadellarte — dopo aver costituito una “Città dell'arte” a Biella negli edifici del complesso industriale lungo le rive del torrente Cervo, dopo aver portato Biella a essere riconosciuta Città Creativa UNESCO e dopo aver costituito oltre 300 ambasciate in più di 50 paesi — giunge a concepire la società demopratica dello Statodellarte.
Questa società individua come fonte della dimensione statuale non l'iscrizione burocratica a un registro anagrafico, ma l'attività concreta e pratica nella vita quotidiana.
Questo fondamento sulla pratica costituisce per i cittadini demopratici la possibilità di sviluppare la propria dimensione di autori, che si tratti di operai, medici, insegnanti, infermieri, calzolai, sviluppatori informatici o qualsiasi altra tipologia di attività o mestiere. Lo Statodellarte, cioè, si fonda su cittadini intesi come autori e coautori i quali, nei governi di pratica, costruiscono e costituiscono la realtà stessa della società in cui vivono.
Nella transizione epocale verso una società affiancata dall'intelligenza artificiale e dagli automi — che fuori di noi, e presto anche dentro di noi, svilupperanno la nostra dimensione automatica — lo Statodellarte pone le basi per una costante dinamica di bilanciamento tra la società degli autori e la società degli automi.