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Note sulla demopraxia. Inter-autonomia

Paolo Naldini introduce il concetto di inter-autonomia all’interno della teoria della Demopraxia, proponendo una visione relazionale dell’autonomia come processo che emerge attraverso cooperazione, conflitto e interdipendenza. In dialogo con le teorie dei commons e con le pratiche artistiche partecipative, il direttore di Cittadellarte la descrive in questo nuovo editoriale come una forma di agency politica distribuita, che si genera “tra” i soggetti e si realizza attraverso pratiche condivise di co-decisione, auto-organizzazione e trasformazione sociale.

Terza pagina

Nell’ambito della "teoria dell’Arte della Demopraxia", un nuovo termine viene a offrire spunti di riflessione per approfondire l’identità delle Opere Demopratiche e soprattutto delle relazioni che tra esse possono costituirsi: inter-autonomia. Con il termine "inter-autonomia" intendo una concezione radicalmente relazionale dell’autonomia, che si oppone tanto ai modelli liberali fondati sull’individualismo proprietario quanto alle forme eterodirette di organizzazione collettiva. 

L’inter-autonomia descrive una condizione in cui la capacità di autodeterminazione non è un attributo preesistente del soggetto, ma emerge attraverso pratiche di cooperazione, negoziazione e conflitto situate all’interno di specifiche configurazioni sociali, materiali e simboliche.

In questa prospettiva, l'inter-autonomia non coincide con l’indipendenza, bensì con la possibilità di agire politicamente "insieme ad altri", all’interno di relazioni di interdipendenza consapevole. L’inter-autonomia riconosce che ogni forma di agency è strutturalmente connessa a infrastrutture comuni, risorse condivise, saperi collettivi e regimi di accesso, e che la libertà d’azione si costruisce attraverso la gestione e la trasformazione di tali relazioni piuttosto che mediante la loro rimozione.

Per la Demopraxia dunque l'inter-autonomia assume una funzione concettuale centrale: la Demopraxia, come sappiamo, è intesa come una pratica democratica incarnata, non istituzionale e non rappresentativa, che concepisce la democrazia come un processo in divenire, prodotto da pratiche concrete di partecipazione, co-decisione e auto-organizzazione performate nelle proprie comunità di pratica. In questo quadro, l’arte demopratica non “rappresenta” la democrazia, ma la "pratica", attivando contesti in cui soggetti eterogenei possono sperimentare forme temporanee di governo condiviso, produzione comune e trasformazione sociale.

Il concetto di inter-autonomia trova una chiara affinità con le teorie dei "commons", intesi non semplicemente come beni comuni, ma come "pratiche sociali di co-gestione", auto-organizzazione e produzione condivisa. In questo senso, l’inter-autonomia descrive la modalità attraverso cui soggetti individuali e collettivi esercitano la propria capacità di autodeterminazione "dentro" processi comuni, assumendo la cura, la responsabilità e il conflitto come elementi costitutivi dell’agire politico. L’autonomia non è quindi esterna o alternativa al comune, ma si realizza "attraverso" il comune stesso.

Questa prospettiva risulta particolarmente rilevante nell’analisi delle "pratiche artistiche partecipative e socialmente impegnate", intese come pratiche che operano nella sfera della produzione sociale piuttosto che in quella della sola rappresentazione simbolica. In tali pratiche, l’arte non si limita a tematizzare il sociale, ma interviene direttamente nei processi di costruzione di relazioni, spazi condivisi, dispositivi decisionali e forme di cooperazione. L’artista, i partecipanti e i contesti coinvolti non agiscono come soggetti separati, ma come nodi interdipendenti di un processo collettivo in cui l’autonomia emerge come effetto relazionale e situato.

L’inter-autonomia descrive dunque la condizione operativa e politica di tali pratiche: una forma di autonomia che non appartiene a un singolo attore, ma che si genera "tra" i soggetti, nelle relazioni e nei dispositivi collettivi che essi mettono in atto. In questo senso, l’inter-autonomia può essere definita come una modalità di agency politica distribuita e situata, propria delle pratiche artistiche demopratiche, in cui l’autodeterminazione emerge come processo condiviso orientato alla costruzione e alla trasformazione dei commons sociali e culturali.

Pubblicazione
14.01.26
Scritto da
Paolo Naldini