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#ThroughTheBorders: Energie e resistenze, riflessioni dalla Sicilia - 2° tappa

Prosegue la rubrica dedicata a "Through the Borders – Tandemopraxia On The Road", il progetto degli Ambasciatori dello Statodellarte e Artivatori del Terzo Paradiso Marco Papa e Tiziana De Tora, che attraversano territori, comunità e paesaggi italiani per costruire nuove relazioni tra persone, natura e partecipazione attiva. Il Journal di Cittadellarte continua a seguirne a distanza il percorso, raccogliendo tappa dopo tappa le riflessioni nate lungo il viaggio. In questo secondo episodio, "Energie e resistenze", Papa racconta la Sicilia orientale tra incendi, siccità e profonde contraddizioni, dalla Riserva Naturale Oasi del Simeto all’Etna, interrogandosi sul rapporto tra uomo e ambiente e sulla necessità di immaginare il futuro insieme alle nuove generazioni.

Arte e società

Da ragazzo mi chiedevo sempre come mai si dicesse Orientamento, per indicare la capacità di ritrovare una direzione, forse perché l’Occidentamento risultava, effettivamente, controcorrente e contro natura. Basti pensare all’orbita del sole: è come se si andasse a cercare l’oscurità lasciata dal suo andare oltre. 

Quando penso ai temi della resistenza, in questi giorni di “lettura” del paesaggio umano e naturale della costa siciliana, orientale appunto, non posso che aggiungere la parola energia: qui è come se la gente tutta inseguisse il sole, per saltarci su e cavalcarlo, cercando di domarlo; forse è per questo che il cavallo è un animale tanto amato quanto abusato in queste terre. Si ringrazia il sole, ma lo si tratta male quando non permette alla terra di rigenerarsi con la pioggia. 

Questa, chiaramente, è la versione poetica di un’equazione scientifica più complessa.

Dalla settimana scorsa, da quando siamo arrivati a Palermo, abbiamo contato centinaia, forse migliaia di incendi ovunque, azioni ottuse incomprensibili, come se non si volesse far tornare la Sicilia un’isola-continente verde, il gioiello dell’antichità. L’altro ieri eravamo tra Carlentini e Pedagaggi, tornando da Caltagirone: ancora incendi, ovunque mezzi di soccorso, blocchi al traffico, sorvoli di elicotteri e canadair. Campi di guerra

Ieri eravamo nella periferia di Catania, dove oasi naturale e oasi abusiva erano separati da un argine di sabbia, flora mediterranea e pick up dai vetri scuri, che facevano la spola controllandoci a vista. Motivo per il quale, le riprese sono risultate estremamente rischiose. 

Una volta ripartiti, nuovamente incendi ovunque, odore di morte, residui di olfattive biscottate, una torrefazione nociva e costante, di nature spente e dilaniate. 

La siccità impera e l’uomo non impara.

Gli uomini non sanno quanta acqua attirano gli alberi, quanta poca ne serve dove l’ombra è protetta dalle loro chiome, quanta vita resiste al suolo sotto un metro di erba alta, grazie alla rugiada dell’alba.

Costruire, distruggendo: questo fa l’uomo; controllare, senza controllarsi. 

Cemento, cemento, asfalto rovente, muri, cancellate di ferro, acciai galvanizzati: centigradi liberi di aggiungersi all’inferno.

Le città cimiteri silenziosi, i centri commerciali, frigoriferi a temperatura costante, dove i farmaci palativi vengono distribuiti sottoforma di servizi, temporanei e inoculativi, di spreco e spese inutili.

Tutti, o quasi, chiusi a 19° mentre fuori ce ne sono 40.

La terra brucia e gli uomini vanno per shopping e granite, come se l’impotenza fosse un dato reale. Ancora si parla di pace preventiva tra gli uomini, mettendo in secondo piano quella da ristabilire con il Pianeta, inteso in tutte le sue forme e rappresentazioni. 

L’indifferenza non è impotenza. Per la cultura dell’appartenenza ci vuole tempo perché metta radici.

I sistemi scolastici, fortemente derubati e volutamente dimenticati, faticano, con risorse ridicole, a raggiungere obiettivi di reale insegnamento quello, per intenderci, che non escluda lo studio del contemporaneo e del presente-futuro. 

A che serve una scuola che studia il passato (peraltro importantissimo), senza verificare le conseguenze nel presente o prevederne gli effetti nel futuro?

Quand’è che si costruirà la scuola del domani?

Quando si costruirà il domani nelle scuole?

Quando si farà dei più giovani i nuovi professori, in questo Paese, dove il più giovane dei docenti è già vecchio o trattato come tale?

Abbiamo ministri che non sanno qual è il loro mestiere, governi che formano robot e schiavi per le loro Piramidi. Non è un caso che ancora si discuta tra i vecchi sulla differenza tra sistemi orizzontali e piramidali, non riuscendo ad uscire da schemi mentali logici, quindi affatto intuitivi.

Il futuro va intuito, proprio perché non ritorni ad essere ciò che ci si aspetta, per, come al solito, poterlo controllare comodamente in pochi. 

Immaginiamoci, ora, masse consapevoli della nostra energia creativa, accomunate dal dovere di cura e relazione nei confronti di un retaggio, specifico e omnicomprensivo: il paesaggio di passaggio.

Quello che cederemo al prossimo, smettendola con le retoriche e i mutui agevolati, in luogo delle indulgenze a garanzia di una seconda vita chissà dove! 

Cominciamo a lavorare davvero per i giovani, con i giovani, cercando le soluzioni nelle loro proposte e nelle loro provocazioni. Il futuro è il loro presente: non hanno bisogno del permesso, ma della collaborazione ai loro progetti! 

Hanno bisogno del nostro migliore passato, quello utile ed esemplare, non delle nostre intemperanze, riluttanze o nichilismi, pessimismi-realismi da salotto radical-freak-post-naif.

Diamogli ascolto, diamogli spazio e spazi, impariamo i loro ritmi, donando loro il now how ad interessi zero, da non restituire a rate o ricatti.

Costruiamo il domani insieme, invertendo la marcia verso rotte inesplorate e passaggi a sud est, tornando a valorizzare e seminare il poco, coltivando il minimo, l’umiltà, la verità, la coscienza per conoscenza, l’esperienza, con la pratica reale e continua, lavorando tutti, soprattutto i Maestri, seduti sui troni e dimentichi del loro ruolo di custodi e guide alla sostenibilità e realizzabilità progettuale. 

Torniamo bambini, o magari, semplicemente più giovani, tornando a sognare le versioni migliori di noi stessi, liberi da impalcature preconfezionate e aspettative standard.

Celebriamo il superamento di qualsiasi prevaricazione o discriminazione, tornando all’ascolto e alla vera accoglienza, magari rallentando il passo e la percezione di noi stessi e del tutto, a cui apparteniamo e grazie al quale viviamo. 

Marco Papa




È possibile sostenere il progetto di Marco Papa e Tiziana De Tora con una donazione sull'apposita piattaforma di crowdfunding cliccando qui.
Leggi il primo articolo pubblicato per saperne di più.


Pubblicazione
27.08.26
Scritto da
Marco Papa