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Annual Meeting ambasciatori Rebirth/Terzo Paradiso #3 - Michelangelo Pistoletto tra Pace Preventiva, Demopraxia e Statodellarte

Il 20 e il 21 dicembre la Fondazione Pistoletto ha ospitato l'appuntamento annuale degli ambasciatori. Riviviamo - in tre parti - l'iniziativa: in questo articolo conclusivo tocchiamo la mattina del secondo giorno, che si è configurata come uno spazio di sedimentazione e rilancio, attraversato da un dialogo serrato tra gli ambasciatori e il maestro. Dall’educazione alla demopraxia alla pace preventiva, dal ruolo del simbolo del Terzo Paradiso alla responsabilità economica e sociale dell’arte, l’ultima sessione del meeting ha messo a fuoco lo Statodellarte.

Terzo paradiso

Un intreccio di voci, esperienze e responsabilità: il meeting annuale degli ambasciatori Rebirth/Terzo Paradiso, tenutosi sabato 20 e domenica 21 dicembre a Biella, è stato innanzitutto uno momento di scambio. Due giornate, come riportato in un nostro precedente articolo, che sono state pensate come un'occasione di ascolto, confronto e sperimentazione, in cui il simbolo trinamico è stato affrontato non solo come segno, ma come principio attivo, capace di orientare comportamenti, decisioni e progettualità nei diversi ambiti del vivere contemporaneo. Scopriamo, dopo la mattinata e il pomeriggio del primo giorno messi in luce in due nostre precedenti news, quanto emerso nel pomeriggio.

La mattina conclusiva dell’Annual Meeting degli Ambasciatori Rebirth/Terzo Paradiso si è configurata come un tempo di sedimentazione e rilancio. Dopo un sabato denso di riflessioni sulla responsabilità collettiva, sulle architetture istituzionali emergenti e sulle pratiche demopratiche, la domenica non si è rivelata una semplice chiusura, ma un’apertura verso ciò che verrà. Il filo rosso attorno a cui ha preso forma la giornata è stato il dialogo aperto tra gli ambasciatori e Michelangelo Pistoletto. Il meeting, in questa sua fase conclusiva, si è spostato nello specifico su una dimensione più riflessivo, ma non meno concreta. È stata la fase in cui sono emerse le domande che pesano sul presente: come insegnare la demopraxia ai bambini? Come rendere il simbolo del Terzo Paradiso un riferimento laico, inclusivo, capace di convivere con le istituzioni? Come portare l’arte dentro la società, senza rinunciare alla sua autonomia? Come rimettere al centro la pace preventiva e un’economia di scambio, invece che di accumulo?

Paolo Naldini alza il sipario
Paolo Naldini ha aperto la mattina con un'introduzione che è sembrata più un invito a guardare in avanti: lo Statodellarte non è un’idea da conservare, ma un processo da vivere, una pratica che deve farsi quotidiana. E non si tratta di costruire una nuova istituzione “di carta”, ma di far emergere un modo di stare nel mondo che sia insieme politico, economico e umano. La sua voce si è alzata con la stessa convinzione con cui il giorno precedente aveva tracciato la struttura del percorso: il direttore di Cittadellarte ha richiamato l’attenzione sul fatto che ciò che si sta vivendo non è un semplice incontro di restituzione, ma un momento di verifica collettiva. Ecco che lo Statodellarte esiste solo nella misura in cui viene praticato, discusso, messo alla prova attraverso domande reali. Nella sua introduzione ha inoltre sottolineato come la mattinata fosse pensata come uno spazio aperto, in cui gli ambasciatori non sono stati chiamati a “confermare” una visione, ma a interrogarla, a metterla in tensione con il presente storico, politico e umano che stiamo attraversando, in un processo che si sarebbe avvalso del dialogo aperto con Michelangelo Pistoletto. È in questo clima che ha preso forma una sequenza di confronti serrati con il fondatore di Cittadellarte, durante i quali lo Statodellarte è emerso progressivamente come opera collettiva, educativa, politica e simbolica allo stesso tempo.

Francesco Saverio Teruzzi e il Rebirth Day
La prima domanda dell'intervista collettiva al maestro è stata quella del moderatore della due giorni, Francesco Saverio Teruzzi, che ha posto l'accento su una data e un ricorrenza significative: dal 21-12-2012 al 21-12-2025, tredici anni di ambasciatori Rebirth. Saverio ha ricordato come tutto sia nato da un’intuizione: l’open call del 21 dicembre 2012, che ha dato vita al Rebirth Day e ha innescato un movimento in continua trasformazione. “Da dove è nata - ha chiesto Teruzzi - l’intuizione di questa open call?”. Pistoletto ha risposto partendo dall’idea dell'apocalisse ipotizzata dai Maya: “Tutti asserivano che sarebbe giunta la fine del mondo e noi ci siamo detti che non poteva essere il 21 dicembre del 2012”. Invece di arrendersi, l’idea è stata capovolgere la prospettiva: invece che la fine, che sia l’inizio di un nuovo mondo. Così naque il concetto di Rebirth, la rinascita, e la risposta dell’open call fu immediata: “Centinaia di persone e, gruppi e attività nel mondo capirono che ci stavamo muovendo verso un cambiamento sostanziale”. Saverio è passato poi al presente: “Ci hai di recente regalato due novità: hai santificato un Papa e hai lanciato lo Statodellarte”. Pistoletto ha precisato che lo Statodellarte è frutto di un processo in divenire da anni, una sorta di evoluzione naturale di Cittadellarte: “Una città che diventa civiltà”. E Cittadellarte, ha spiegato Pistoletto, è una “cucina” che germina dal territorio, ma si espande nel mondo grazie alle ambasciate, che non sono solo rappresentanze simboliche, ma “elementi di congiunzione con il mondo intero”. Per Pistoletto "Cittadellarte è qualcosa che il mondo ha già in sé, bisogna solo tirarlo fuori”. Anche chi distrugge, secondo il maestro, ha dentro di sé questo germe: la capacità di “edificare”, intesa come costruire in senso etico e pratico. Da qui nasce la connessione con la pace preventiva: non un mero ideale, ma una pratica che richiede strumenti e azioni.

Luca Mingarelli e il ruolo dello Statodellarte
Nel dialogo con Luca Mingarelli, il confronto si è concentrato sulla responsabilità individuale all’interno di un orizzonte collettivo. L'ambasciatore ha portato l’attenzione sulla difficoltà di tenere insieme visione e azione, soprattutto in un tempo in cui le strutture tradizionali di rappresentanza sembrano aver perso credibilità. Luca Mingarelli ha preso la parola con una domanda che è anche un punto di osservazione sul campo: come si costruisce un modello istituzionale che non sia una mera ripetizione dello Stato classico? Pistoletto ha risposto ribadendo che lo Statodellarte non è un’istituzione che sostituisce lo Stato, ma un campo di esercizio in cui ciascuno è chiamato a riconoscere il proprio ruolo. "Non si tratta di aspettare che qualcuno decida - ha affermato -, ma di capire che ogni gesto, ogni relazione, ogni scelta è già politica". Il dialogo ha messo in luce come la trasformazione non possa essere delegata: è nella pratica quotidiana che lo Statodellarte prende corpo. Mingarelli ha sottolineato l’importanza di questo passaggio: lo Statodellarte è un’architettura di responsabilità, non un’architettura di potere. E in questo senso la sua istituzione non può che essere una pratica continua, fatta di relazioni e non di gerarchie.

Esterina Nervino, il Terzo Paradiso e le differenze
Esterina Nervino ha invece portato l’attenzione sulla dimensione sociale e politica del Terzo Paradiso: come evitare che il simbolo resti “solo” un’idea estetica, diventando invece un linguaggio capace di parlare alle persone? Pistoletto ha risposto ribadendo il concetto di opera collettiva: l’arte non è una forma chiusa, ma un campo aperto. Il Terzo Paradiso non è un “logo” ma una struttura di pensiero che può essere declinata in mille linguaggi diversi e nasce proprio dalla necessità di tenere insieme gli opposti, senza negarli. Esterina si è poi augurata che lo Statodellarte possa diventare una pratica “di tutti”, capace di includere anche chi non è artista, perché la trasformazione del mondo non può essere delegata a pochi. Pistoletto ha concordato, sottolineando che il Terzo Paradiso è nato proprio come risposta a una necessità collettiva.

Paola Zanini tra arte, società ed educazione
Paola Zanini ha chiesto un punto di vista sulla relazione tra arte e società: come far sì che l’arte non resti un luogo separato, ma diventi una pratica di rigenerazione? Pistoletto ha ripreso il tema della secessione viennese, ma lo ha riletto in chiave contemporanea. Ha raccontato di quando fu invitato a Vienna e gli fu detto: “Tu rappresenti la secessione del nostro tempo”. La secessione, per Pistoletto, non è un gesto di ribellione fine a se stesso, ma un atto di autonomia e di responsabilità: uscire da un sistema che limita la creatività e creare uno spazio nuovo. Questo è anche il senso di Cittadellarte: un luogo nato dalla necessità di mettere in pratica una nuova idea di arte, non più “museale”, ma vitale. Paola Zanini ha sottolineato come questo approccio avesse una forte valenza formativa: l’arte non deve essere un privilegio, ma un terreno di educazione alla vita sociale.

Francesco Moneta e l'economia
Il confronto con Francesco Moneta ha introdotto il tema della responsabilità economica e delle strutture di scambio. Moneta ha sollevato il nodo di come lo Statodellarte possa incidere concretamente sui meccanismi economici senza essere inglobato dalle logiche dominanti. Pistoletto ha spiegato che l’economia non è un ambito separato dall’etica o dall’arte: "L’economia è una creazione umana e come tale può essere ripensata". Lo Statodellarte, in questa prospettiva, non rifiuta l’economia, ma la riconduce alla sua funzione originaria: strumento di relazione, non fine assoluto. Francesco Moneta ha poi domandato come rendere lo Statodellarte un luogo di partecipazione reale, non solo di simboli. Pistoletto ha risposto ponendo sotto i riflettori la demopraxia, come metodo e capacità di creare regole, di discutere, di decidere insieme. “La società è fatta da tanti pezzettini di specchio”, ha spiegato, e in questa frase c’è l’idea che la collettività si costruisce proprio attraverso la molteplicità delle individualità.

Stefania Perna e la Pace Preventiva
Stefania Perna, sul palco insieme a Chatrin Ponticelli, ha ripreso uno dei nodi più dolorosi e urgenti: la pace preventiva in un mondo dove imperversano le guerre. “Come possiamo mobilitarci come ambasciatori, oggi, di fronte all’orrore della Palestina e dell’Ucraina?”. Pistoletto ha risposto con un lungo affondo storico e personale, ricordando le manifestazioni globali contro la guerra preventiva in Iraq. “Milioni di persone sono uscite per le strade”, ha ricordato, e oggi sembra che quel momento sia stato cancellato dalla memoria. Il maestro ha suggerito un’azione concreta: un nuovo volume collettivo sulla pace preventiva. “Il libro è un modo per mettere giù parole”, ha puntualizzato, e diventa lo strumento per costruire una comunità di idee e di azioni. È una proposta che non si ferma al simbolo: è un progetto politico e culturale che chiede adesione e partecipazione.

Linda Schipani e la creatività dietro al Terzo Paradiso
Linda Schipani ha riportato al centro il tema dell’arte come linguaggio personale e collettivo. In riferimento alla mostra Artisti per il Terzo Paradiso, ha condiviso la domanda che i creativi si spesso si pongono in riferimento all'ispirazione del simbolo trinamico: “Sto imitando un artista? Sto perdendo la mia originalità?”. Pistoletto ha replicato con una chiarezza radicale: il Terzo Paradiso non è una formula chiusa, ma una scoperta. La storia dell’arte è aperta e imprevedibile, e il simbolo è solo un dispositivo che mette in evidenza un rapporto tra intelligenza e mondo. Pistoletto, in quest'ottica, ha spiegato che l’arte è un modo di vedere ciò che si sta facendo: “L’animale fa, ma non vede quello che sta facendo”, mentre l’essere umano comprende e dà significato. Il Terzo Paradiso, dunque, non è una regola, ma una lente che permette di leggere e rigenerare l’esistente. E ha aggiunto un passaggio decisivo: lo specchio rotto non è una rottura fine a se stessa, ma una metafora della società. Il simbolo, quindi, non limita l’originalità: la moltiplica, la rende parte di un processo condiviso. Ogni opera resta così unica, in quanto il Terzo Paradiso non annulla l’individualità, ma la mette in relazione.

Walter El Nagar, l'insegnamento della demopraxia ai bambini e la bambola di Pistoletto
Walter El Nagar ha posto una domanda essenziale: come insegnare la demopraxia ai bambini? Michelangelo Pistoletto ha raccolto la sollecitazione sull’educazione partendo da un oggetto apparentemente semplice, ma carico di stratificazioni simboliche: la bambola. A proposito di quest'ultima, ha svelato i retroscena di una futura Bambola del Terzo Paradiso come strumento educativo e immaginativo, pensato per permettere ai bambini di entrare in relazione con la forma trinamica attraverso il gioco. La bambola - che sta progettando - diventa un dispositivo educativo, capace di trasmettere valori senza imposizione, assurgendo a oggetto pedagogico e simbolico: “I bambini possono giocare con la bambola” e attraverso il gioco imparano a riconoscere il simbolo, a farlo proprio. Ma il discorso si fa più profondo quando Pistoletto intreccia il progetto con un ricordo personale, raccontando il suo desiderio infantile di riceverne una, nonostante la resistenza culturale che lo circondava. Un racconto che è diventato riflessione critica sui ruoli di genere, sull’educazione simbolica e sulla potenza degli oggetti che accompagnano l’infanzia. La bambola del Terzo Paradiso diventa così un mezzo per insegnare la demopraxia come pratica di relazione, di cura, di scelta libera.

Paolo Naldini è intervenuto spostando il punto di vista: più che insegnare, occorre riconoscere. Secondo lui, infatti, i bambini praticano già spontaneamente forme di demopraxia attraverso il gioco, perché è già da qui che le giovani generazione apprendono il senso della relazione, della competizione regolata, della convivenza. "Da piccoli - ha puntualizzato il direttore - facciamo già demopraxia. Quando giochiamo diciamo sempre: facciamo che…, e poi decidiamo le regole, i ruoli, gli spazi. Tu sei questo, io sono questo, questo è il nostro spazio". Il gioco diventa così un laboratorio politico originario, in cui si sperimenta la capacità di autogovernarsi, di costruire regole condivise e di negoziare conflitti. "Dovremmo - ha concluso Naldini - far emergere questa capacità che nei bambini già esiste, invece di soffocarla. Imparare da loro cosa significa fare Stato, fare demos".

Davide Carnevale: il simbolo del Terzo Paradiso tra laicità e spiritualità
Davide Carnevale ha portato la sua domanda nel campo delle istituzioni: come può il simbolo del Terzo Paradiso convivere con i simboli ufficiali delle scuole e degli uffici, come il Presidente della Repubblica o il crocifisso? Pistoletto ha invitato a non forzare i tempi e ha ricordato come la struttura trinamica sia già inscritta in tutte le grandi tradizioni spirituali. "La formula trinamica è già dentro tutte le religioni. Il vuoto centrale, la dinamica dei due opposti che si incontrano, esiste ovunque. Dunque non imponiamo il simbolo - ha sottolineato - ma proviamo a metterlo accanto, a lavorarci insieme". La forza del Terzo Paradiso, per lui, sta infatti nella sua capacità di generare dialogo, non di sostituire. Piuttosto che imporre il simbolo, Pistoletto ha proposto una sperimentazione pratica, affidata al lavoro degli ambasciatori nelle scuole, nei tempi e nei contesti in cui operano. Il simbolo, in questa prospettiva, non è un emblema ideologico, ma un dispositivo generativo, che produce senso attraverso l’esperienza.

Paola Salvi e la secessione come modello da Vienna a Cittadellarte
Paola Salvi ha esordito mettendo in luce la sua esperienza con gli studenti di Brera: ognuno ha reinterpretato il simbolo con la propria originalità, e questo processo l'ha portata a riflettere sul ruolo formativo dell’arte. L'ambasciatrice ha poi ricordo le parole di Pistoletto all'Accademia di Vienna: "Non voglio artisti falliti. La società vi aspetta". Una frase ebbe un effetto esplosivo perché rovesciò la gerarchia tra arte e vita sociale. Non si tratta di “fare artisti”, ma di formare persone capaci di contribuire alla società attraverso la creatività.
Pistoletto ha poi ripreso il tema della secessione: non come rifiuto, ma come autonomia. A questo proposito, ha condiviso quando fu invitato a Vienna e gli fu detto che rappresentava la secessione del tempo contemporaneo. E in quel momento la secessione non era più un gesto di rottura, ma una strategia per riportare la creatività dentro l’educazione, dentro l’istituzione, dentro la società. L’arte, secondo Pistoletto, deve proprio tornare a essere “utile” alla società, non in senso utilitaristico, ma in senso di responsabilità: dal cibo all’architettura, dalla tecnologia all’agricoltura. Cittadellarte, in qualche mode, nasce come continuazione di quella secessione, come luogo dove l’arte diventa pratica sociale.

Jamila Campagna tra arte, futuro e urgenza del presente
Jamila Campagna ha sollevato un interrogativo potente: “Ce la facciamo a riportare l’arte e renderla funzionale in un futuro che sembra senza speranza?”. E ha aggiunto: “Possiamo riportare le dinamiche dello sport nell’arte?”. Pistoletto ha replicato con la sua tipica lucidità: “Se non ce la facciamo, finiamo male”. E il suo discorso non è stato drammatico, ma realistico, perché per lui la posta in gioco è la sopravvivenza dell’umanità. “Noi siamo già il futuro oggi”, ha affermato, e quindi l’urgenza è fare il massimo oggi perché domani sia quello che si desidera. Jamila ha introdotto anche la questione del “divino” e della relazione tra natura e artificio. Pistoletto non ha negato la dimensione spirituale, ma l'ha riletta come capacità umana di immaginare e di vedere l’universo dentro di sé. "L’immaginazione - ha spiegato - è il punto in cui l’arte e la scienza coincidono". Il divino, in questo senso, è per lui è una creazione umana, una consapevolezza che porta a una responsabilità enorme: ciò che creiamo come divino deve essere un orizzonte di senso e non una forma di dominio. La chiusura del suo intervento è stata un invito a far coincidere immaginazione e scienza, come se il futuro potesse essere costruito proprio in quell’incontro.

Enrico Gatti tra moneta e scambio
La domanda di Enrico Gatti sul rapporto con il denaro ha poi aperto una riflessione centrale. Pistoletto ha ripercorso la nascita della moneta come strumento di scambio e ha denunciato la sua trasformazione in valore fine a se stesso. Ha presentato quindi la moneta dello Statodellarte, non come valuta, ma come simbolo di un nuovo sistema di scambio, capace di tenere insieme terra antropizzata e cielo virtuale: "La moneta deve tornare a essere mezzo, non fine"; insomma, non un oggetto da accumulare, ma un dispositivo di connessione. Pistoletto ha dunque risposto con una lezione semplice ma rivoluzionaria: il denaro è una “trovata geniale” che permette di connettere persone nel fare. Questo passaggio ha spostato il Terzo Paradiso dalla dimensione simbolica a quella economica: l’arte non è solo bellezza, ma anche capacità di reinventare lo scambio e la cooperazione.

La chiusura poetica di Alberto Guggino: arte, pace e resistenza
L'incontro si è chiuso con la poesia di
Alberto Guggino, nata dal dolore per la violenza del presente, ma trasformata in atto di resistenza gentile. Un invito a non smettere di avere cura, di vedere bellezza, di scegliere la pace. Alberto ha restituito in forma lirica quanto riverberato dall’incontro: “Non smettere di vedere la bellezza degli altri perché crea la tua bellezza interiore. Non smettere - questo un estratto della sua poesia - di avere cura del pianeta perché genera la vita. Non smettere di avere a cuore la pace perché la guerra non deve venire. Non smettere di essere artista del tuo tempo perché il tuo tempo non tornerà”. Il testo di Guggino non è stato una conclusione, ma un’apertura. L'mbasciatore ha riportato tutto all’essenziale: la cura, la bellezza, la responsabilità individuale. È in questa tensione, fragile e necessaria, che lo Statodellarte continuerà a vivere e fiorire.


Foto di Pierluigi Di Pietro.
Pubblicazione
26.01.26
Scritto da
Luca Deias