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Annual Meeting ambasciatori Rebirth/Terzo Paradiso #2 - Attraversare lo Statodellarte

Il 20 e il 21 dicembre la Fondazione Pistoletto ha ospitato l'appuntamento annuale degli ambasciatori. Riviviamo - in tre parti - l'iniziativa: in questo articolo tocchiamo il pomeriggio del primo giorno, che si è concentrato sul dare forma a una responsabilità collettiva capace di incidere nella realtà. Tra visione storica, sperimentazioni demopratiche e architetture istituzionali inedite, lo Statodellarte si è rivelato non come un’astrazione teorica, ma come un’opera collettiva in divenire, chiamata a tenere insieme arte, politica, economia, pace e cura del mondo. Scopriamo quanto emerso rivivendo gli interventi di Paolo Naldini, Francesco Saverio Teruzzi e Luca Bergamo.

Terzo paradiso

Un intreccio di voci, esperienze e responsabilità: il meeting annuale degli ambasciatori Rebirth/Terzo Paradiso, tenutosi sabato 20 e domenica 21 dicembre a Biella, è stato innanzitutto uno momento di scambio. Due giornate, come riportato in un nostro precedente articolo, che sono state pensate come un'occasione di ascolto, confronto e sperimentazione, in cui il simbolo trinamico è stato affrontato non solo come segno, ma come principio attivo, capace di orientare comportamenti, decisioni e progettualità nei diversi ambiti del vivere contemporaneo.
Scopriamo, dopo la mattinata del primo giorno messa in luce in un nostro
precedente articolo, quanto emerso nel pomeriggio.

Il passaggio allo Statodellarte: una cornice epocale
Il pomeriggio del meeting degli Ambasciatori si è aperto con un intervento ampio e programmatico del direttore di Cittdellarte
Paolo Naldini, che ha invitato subito i presenti a entrare in una fase di attraversamento: una vera e propria migrazione concettuale e pratica “verso, o dentro, lo Statodellarte”. Non si è trattata di una semplice introduzione ai lavori, ma di un gesto di messa a fuoco: Naldini ha costruito una cornice storica, teorica e politica dentro la quale le esperienze concrete raccontate nelle ore successive avrebbero trovato senso, forza e continuità.
Per rendere leggibile il passaggio allo
Statodellarte, Naldini ha proposto una breve ma densa cronistoria che ha attraversato oltre mezzo secolo di ricerca artistica e civile. Dai Quadri specchianti è passato allo Zoo, al ritorno dell’arte nello spazio reale delle città, alle strade, alle relazioni. Sono seguiti il manifesto Progetto Arte del 1994 e la fondazione di Cittadellarte negli anni Novanta, intesa fin dall’inizio come luogo in cui l’arte si sarebbe collocata “tra” i settori, costruendo ponti dentro e fuori il sistema artistico.
Questa traiettoria ha condotto alla nascita del Terzo Paradiso nel 2003, agli ambasciatori Rebirth nel 2010, al concetto di Demopraxia nel 2012 e alla prima sperimentazione concreta dell’Opera Demopratica a L’Avana nel 2015. Un percorso che trova un punto di svolta nel 2019, quando Biella viene riconosciuta Città Creativa UNESCO:
“Non perché più titolata di altre città - ha sottolineato Naldini - ma perché oggi la creatività urbana prende forma proprio nelle modalità proposte dal Terzo Paradiso e dalla demopraxia”.

È da qui si è originata una delle scintile dello Statodellarte. La città di Biella, ormai estensione istituzionale di Cittadellarte, sembra per Naldini realizzare quel sogno di “civiltà dell’arte” evocato da Pistoletto fin dal suo arrivo a Biella nel 2000. Da questa consapevolezza nasce quasi per provocazione una domanda: perché non pensare a uno Statodellarte? Pistoletto e Naldini raccolgono immediatamente la sfida. Con la Costituzione italiana in mano, decidono di costituire lo Statodellarte. Così ha preso avvio un lungo esercizio collettivo, sviluppato insieme a Luca Bergamo e a un gruppo di lavoro plurale, che ha portato alla definizione dello Statodellarte come cornice-quadro: una struttura simbolica e operativa capace di accogliere, rafforzare e rendere leggibili tutte le pratiche già esistenti. “Il quadro è ciò che già facciamo - ha specificato Naldini - ma la cornice dà forza, ambizione, respiro epocale”. Una cornice che solo l’arte, e in particolare l’arte di Pistoletto, può sostenere: perché entra nella storia dell’arte e, al tempo stesso, si assume la responsabilità di proporre un nuovo Rinascimento, fondato sul patto con la società, sulla demopraxia e sul Terzo Paradiso.

All’interno di questa cornice, Naldini ha individuato quattro grandi strati, che ha richiamato simbolicamente come gli “Uffizi” di Cittadellarte: politica, economia, spiritualità e pace. La politica non è più intesa come dominio esclusivo delle istituzioni governative, ma come pratica diffusa: “Tutte le organizzazioni, come scuole, imprese, ospedali, sono micro-governi”. L’economia emerge come secondo strato fondamentale, perché le imprese rappresentano per Naldini le comunità di pratica più potenti e pervasive a livello globale. A questo si affianca la dimensione spirituale, affrontata non come dogma, ma come spazio di creazione, capace di attraversare le religioni. Infine, la pace, non come ideale astratto ma come pratica concreta, dimostrata per Naldini anche dallo sport, che rende visibile la possibilità reale di competizione non violenta.

Il cuore teorico dell’intervento si è concentrato poi su due equilibri dinamici. Il primo è quello tra automa e autore, tema centrale del prossimo saggio di Naldini, Dalla società degli automi alla società degli autori. In un’epoca segnata dall’avanzata dell’intelligenza artificiale e dall’automatizzazione crescente della vita, l’arte diventa l’antidoto più potente: “L’autore non elimina l’automa, lo assume consapevolmente”. La creazione, intesa come forza dello spirito, permette di controbilanciare abitudini, paure e meccanismi automatici, restituendo libertà e responsabilità.

Il secondo equilibrio è quello tra sentimento e ragione. Naldini ha denunciato l’esclusione del sentimento dalla sfera pubblica, considerata un errore strutturale delle società contemporanee: “Abbiamo perso il muscolo del sentimento, siamo anestetizzati”. Senza empatia, compassione, senso di giustizia, diventa possibile tollerare l’orrore - fino a citare esplicitamente il genocidio in corso a Gaza - perché il sentimento non trova più spazio di espressione collettiva. In questo vuoto, restano solo paura e rabbia, facilmente strumentalizzabili dal potere. "L’arte, richiamando le Emozioni politiche di Martha Nussbaum, è invece ciò che permette di vedere il mondo con gli occhi dell’altro” e di ricostruire un collante sociale non riducibile al puro calcolo.

Da qui il ritorno alla dimensione operativa: le Opere Democratiche già attive nel mondo sono cantieri di democrazia diversi tra loro ma accomunati da un canovaccio condiviso: forum, mappature, cantieri, e una filosofia di fondo che prepara la nascita di uno Stato transfrontaliero. “Non casi separati - così Naldini -, ma organi di un unico organismo”. Questo passaggio comporta anche una trasformazione profonda della governance di Cittadellarte. Dalla direzione artistica individuale si passa a una condivisione di sovranità, affidata a un gruppo di figure nominate da Cittadellarte, come sancito nello statuto. Con lo Statodellarte, questa governance si allargherà ulteriormente, pur in modo graduale, affrontando le complessità economiche, giuridiche e amministrative di un’entità che non copia modelli esistenti, ma li inventa.

Infine, Naldini ha introdotto il concetto di economia inter-autonoma: le ambasciate e le opere democratiche sono economicamente autonome, ma connesse come un arcipelago. Non esistono rapporti di dipendenza, ma relazioni di investimento, sostegno e responsabilità. È un modello che riflette la struttura stessa dello Statodellarte: indipendente, plurale, cooperativo. L’intervento si è chiuso con un’immagine potente: quella dell’agricoltura politica, intesa come coltivazione dei campi fra i settori - educazione, agricoltura, medicina, arte - e come pratica di co-creazione necessariamente plurale. “Non si crea mai da soli”, ha ricordato Naldini, indicando nello Statodellarte non un progetto astratto, ma “una grande opera collettiva” già in atto.

Dalle opere demopratiche allo spazio europeo: Seul, Ginevra e il diritto al cibo
Dopo la densa cornice teorica tracciata da Paolo Naldini, il pomeriggio è entrato progressivamente nel cuore delle pratiche, mostrando come lo
Statodellarte non sia un’astrazione, ma una realtà già operante attraverso le Opere Democratiche. È stato il coordinatore degli ambasciatori Rebirth Francesco Saverio Teruzzi ad accompagnare questo passaggio, introducendo la visione di un documentario dedicato all’esperienza di Seul (info qui e qui), che ha rappresentato per la Demopraxia un luogo altamente simbolico: un'area della zona demilitarizzata tra Corea del Sud e Corea del Nord. Teruzzi ha chiarito che l’intervento si è svolto nella parte sudcoreana, ma ciò non ha tolto forza al valore politico e umano del contesto. È uno spazio di confine, un luogo segnato dalla separazione, dalla sospensione, dalla memoria del conflitto.

Dopo la proiezione del filmato che ha messo in luce l'esperienza di Seul, Paolo Naldini è intervenuto brevemente per sottolineare un aspetto spesso invisibile ma decisivo: la sostenibilità economica e formativa di queste esperienze. L’operazione di Seul, sostenuta dall’Istituto Italiano di Cultura, non solo ha coperto interamente i costi, ma ha prodotto un esito ulteriore e virtuoso: “Ha generato un piccolo fondo per una borsa di studio per un artista coreano nella nostra Accademia Unidee. Un esempio concreto di come le opere democratiche non “consumino” risorse, ma le rigenerino, alimentando nuove possibilità di formazione, scambio e crescita reciproca.

Riprendendo la parola, Saverio Teruzzi ha ampliato ulteriormente l’orizzonte, mostrando come le opere demopratiche siano capaci di produrre effetti inattesi e di aprire campi di azione del tutto nuovi. È il caso del tema del cibo, che emerge come uno degli sviluppi più sorprendenti del percorso del Terzo Paradiso. La genesi di questo filone risale al Forum del 2023 a Ginevra, dedicato inizialmente a una riflessione territoriale sul cantone. Qui avvenne un episodio emblematico, che Teruzzi ha raccontato come uno spartiacque emotivo e politico: "Durante un incontro, un uomo in condizioni di povertà - utente serale del Refettorio dell'ambasciatore Walter El Nagar - riconosce tra i presenti un candidato sindaco di Ginevra e scoppia in lacrime, allontanandosi improvvisamente. Solo in seguito si scopre che i due erano stati compagni di scuola, ritrovatisi allo stesso tavolo, ma in condizioni di vita completamente diverse”. Un momento che ha reso evidente come il cibo non sia solo nutrimento, ma dignità, relazione, riconoscimento.

Da quel contesto è nato un manifesto sul cibo e sulla sua qualità, che trova un terreno fertile proprio a Ginevra. Nonostante un referendum federale svizzero avesse respinto l’introduzione di criteri più stringenti, il Cantone di Ginevra ha deciso di inserire nella propria Costituzione l’obbligo di una percentuale minima del 70% di cibo sostenibile nella distribuzione e nella ristorazione: una soglia altissima, mai raggiunta prima, che rappresenta un vero atto politico e culturale. Il passo successivo è stato decisivo. Un gruppo di avvocati - “otto, da otto punti di vista diversi” - ha analizzato le Costituzioni, la Carta dei Diritti dell’Uomo e i principali strumenti giuridici internazionali, scoprendo una mancanza clamorosa: “Il cibo è un grande assente”. Non come semplice alimento nel piatto, ma come intera filiera, dal seme alla tavola, dall’animale alla distribuzione, dal lavoro agricolo alla giustizia sociale.

Questa consapevolezza ha condotto, nel maggio 2024, a un secondo forum a livello europeo e, infine, a una decisione strategica: trasformare il manifesto in una Iniziativa dei Cittadini Europei (ECI). Teruzzi ha spiegato con chiarezza la portata e la complessità di questo strumento, poco conosciuto ma potentissimo. Su 143 iniziative presentate in Europa, solo 11 hanno avuto successo. Eppure, sul tema del cibo, non esisteva alcuna proposta analoga.
L’8 luglio 2025 l’ECI è stata ufficialmente accettata. Da quel momento, si è aperta la sfida della raccolta firme: un milione in tutta Europa, distribuite in almeno sette Paesi, rispettando precise proporzioni nazionali. Dal 7 gennaio è partita - come riportato in un nostro
precedente articolo - ufficialmente la campagna, con una procedura di firma semplificata e digitale, accessibile anche ai più giovani, a seconda delle normative dei singoli Paesi.
Se il milione di firme verrà raggiunto, l’iniziativa diventerà automaticamente una proposta di legge europea. Non è garantito che venga approvata nella sua forma originaria, ma il processo di
advocacy che si aprirà rappresenterà già una trasformazione profonda del dibattito pubblico: come ricorda Teruzzi, “perché se uno non ha soldi non può mangiare di qualità? Perché un animale deve essere trattato male? Perché il lavoro agricolo deve essere sottopagato?” È a questo punto che Teruzzi ha aperto il terzo movimento del pomeriggio, annunciando l’ingresso nel cuore del discorso sullo Statodellarte.

Luca Bergamo: lo Statodellarte come svolta storica e innovazione politico-culturale
Con l’intervento di Luca Bergamo, advisor dell'Ufficio Politica di Cittadellarte, il pomeriggio del sabato ha raggiunto un punto di densità concettuale particolarmente alto. Dopo il racconto delle esperienze concrete dell’opera demopratica e l’emersione di traiettorie operative già in atto, Bergamo ha accompagnato l’assemblea dentro il
cuore teorico e istituzionale dello Statodellarte, restituendone il senso, le motivazioni profonde e l’architettura. Luca ha aperto il suo intervento ricordando innanzitutto la natura e la complessità del lavoro svolto: la redazione di una vera e propria Costituzione, non solo simbolica, ma strutturata formalmente come una costituzione statuale. "È una Costituzione ca tutti gli effetti, con un’introduzione, un preambolo che raccoglie i concetti principali e poi una serie di articoli che sono 92". Un lavoro lungo, intenso, a tratti complesso, che ha prodotto – sottolinea – un effetto trasformativo innanzitutto in chi vi ha partecipato. Guardando oggi il percorso dall’esterno, Luca ha riconosciuto come nella narrazione attuale siano visibili le tracce del cammino compiuto, delle correzioni, degli slittamenti e delle prese di coscienza maturate nel tempo.

Il punto centrale dell’intervento è stato però la risposta a una domanda cruciale: perché oggi non è solo desiderabile, ma necessaria una trasformazione di questo tipo. Bergamo ha richiamato le parole del mattino di Angelo Riva sul rischio di un nuovo tecnofeudalesimo, reso ancora più pervasivo dalla frammentazione sociale: "Come si fa a contrastare un tecnofeudalesimo che si manifesta essendo tutti sparpagliati?"
Per Luca, la risposta non può che partire dal riconoscimento del momento storico che stiamo attraversando. Ha citato una frase di Papa Francesco che considera particolarmente lucida: "
Questa non è un’epoca di cambiamenti, è un cambiamento d’epoca". Non si tratta solo di tecnologia o di geopolitica, ma della fine di un ordine mondiale costruito nel secondo dopoguerra, fondato sull’idea di multilateralismo e sulla prevalenza del diritto sulla forza. Quella fase storica, afferma con chiarezza, è conclusa, e le forze oggi in campo pongono rischi concreti di alienazione del significato stesso della persona umana.

È in questo contesto che Luca ha riletto il lavoro trentennale di Cittadellarte, che affonda le radici nel Quadro Specchiante, nella trasformazione del rapporto tra artista, opera e pubblico. "Il rapporto tra l’artista, l’opera d’arte e chi si mette in relazione con l’opera cambia. Cambia con lo Specchiante". Da quel primo slittamento concettuale nasce una traiettoria fatta di 'curve' - non casuali - che conduce progressivamente a un punto di passaggio inevitabile: non è più sostenibile un modello stellare, in cui tutto ritorna a un centro unico. Diventa necessario costruire reti strutturate, capaci di moltiplicare l’azione individuale attraverso sistemi di relazione organizzati. È qui che nasce lo Statodellarte come opera d’arte collettiva: "È un’opera d’arte, ma è anche una enorme innovazione".

Uno dei passaggi più forti dell’intervento ha riguardato il ribaltamento del senso comune sull’arte. Se tradizionalmente l’arte è percepita come invenzione, creazione libera, talvolta persino ornamento, nello Statodellarte accade l’opposto: "È proprio il principio artistico che diventa un elemento di strutturazione di un’organizzazione collettiva". La formula della creazione, cuore dell’approccio artistico di Cittadellarte, non è più solo ispirazione simbolica, ma fondamento normativo: è un passaggio di portata enorme, con pochi precedenti storici comparabili.

Bergamo è entrato poi nel merito dell’innovazione teorica dello Statodellarte: la demopraxia, per lui, si fonda sul riconoscimento della funzione di governo delle persone che agiscono insieme. Da qui discende un rovesciamento del principio di rappresentanza: non più il popolo come somma di individui, bensì la rappresentanza come integrazione in un sistema di relazioni. Quello che potrebbe sembrare astratto diventa, nella Costituzione, un insieme di costrutti estremamente precisi che regolano il funzionamento dell’organizzazione. Ecco che lo Statodellarte si definisce esplicitamente come organizzazione civico-politica, ma in una forma radicalmente nuova, ossia "una organizzazione civico-politica in cui la politica diventa l’arte della convivenza".

Bergamo ha poi ripercorso i principi che attraversano la Costituzione: la formula trinamica come generazione di uno spazio creativo; il Terzo Paradiso come sua applicazione concreta; la pace preventiva, intesa come intenzione continua di evitare il conflitto in ogni atto ("Preventiva significa riconoscere che la pace è l’esercizio di un’intenzione continua"). Lo Statodellarte è definito come entità senza confini, senza finalità di lucro, con una cittadinanza non legata a un territorio e una responsabilità universale fondata sui diritti umani.

Ampio spazio è stato anche dedicato alla descrizione degli organismi dello Statodellarte. Alla base vi è l’opera demopratica, articolata in forum e cantieri. Il forum è il luogo dell’incontro e della discussione, attivabile da un ambasciatore o da Cittadellarte; il cantiere garantisce continuità operativa, a partire da una mappatura delle realtà territoriali. Queste strutture eleggono un coordinamento autonomo, che diventa il fondamento della Camera dello Statodellarte. A essa la Fondazione Pistoletto cede progressivamente responsabilità reali: programmazione strategica, regole di funzionamento, utilizzo delle risorse. Le decisioni avvengono secondo il metodo del consenso: "Non è che si è tutti d’accordo. Se non c’è opposizione si approva; se c’è opposizione si riapre la discussione". Accanto alla Camera operano la Presidenza (con funzione esecutiva) e il Collegio dei Garanti, assimilabile a una corte costituzionale. La Costituzione prevede anche poteri significativi: dalla creazione di fondi non speculativi fino all’emanazione di moneta supplementare, previo consenso degli organi competenti. Un passaggio importante riguarda le ambasciate, non più legate alla persona, ma intese come funzioni. Le ambasciate costituiscono un proprio collegio, che entra di diritto nella Camera dello Statodellarte, garantendo continuità anche oltre le singole vocazioni individuali.

Bergamo ha illustrato infine la struttura formale della Costituzione: un incipit, un preambolo filosofico, i fondamenti articolati normativamente, le sezioni dedicate ai compiti, al funzionamento, alle risorse e alle disposizioni transitorie. Ha specificato che lo Statodellarte non è la somma di ciò che già esiste, ma una innovazione organizzativa reale, che costruisce relazioni e processi inediti. È un progetto destinato a maturare nel tempo, ma che consente a Cittadellarte di uscire dal perimetro territoriale di Biella per parlare al mondo in modo coerente con il proprio percorso. "È un’innovazione politica - ha concluso - perché si occupa di trasformare la cultura del potere, non di conquistarlo".

Dall'architettura dello Statodellarte alla prova della responsabilità
La parte conclusiva del sabato pomeriggio ha segnato un passaggio decisivo: dopo l’elaborazione teorica e costituzionale dello
Statodellarte, il confronto si è spostato sul piano dell’operatività, delle responsabilità condivise e delle implicazioni concrete che questo nuovo assetto comporta per la rete degli ambasciatori. È stato Francesco Saverio Teruzzi a riaprire il cerchio, chiamando l'ambasciatore Davide Carnevale e riportando l’attenzione su uno snodo cruciale: il cambiamento di statuto delle ambasciate, che non vengono cancellate ma ricomprese in una struttura più ampia. Carnevale ha chiarito con un parallelismo efficace come, nel tempo, Love Difference di Pistoletto sia confluito nel Terzo Paradiso, e come ora entrambi trovino nello Statodellarte un nuovo contenitore comune: non una sommatoria, ma un’integrazione che ridisegna il senso complessivo del percorso.

Saverio ha ripreso la parola per leggere e commentare la definizione di ambasciata dello Statodellarte, soffermandosi sul suo obiettivo primario, ossia contribuire a produrre e ispirare una trasformazione responsabile della società, diffondendo idee e progetti creativi in relazione ai contesti socio-culturali dei territori. Un punto, questo, che introduce una novità non secondaria: l’ambasciata non è più necessariamente un luogo fisico, ma un luogo funzionale, una presenza attiva che può coesistere con altre nello stesso territorio, senza gerarchie o esclusività. In questo senso, è emersa la necessità di una struttura di coordinamento. Il Collegio delle Ambasciate viene presentato come l’organismo deputato a coordinare le attività a livello globale e a rappresentarne le istanze presso la Camera dello Statodellarte. Saverio non ha nascosto la complessità del passaggio, né la difficoltà di afferrarne immediatamente tutte le implicazioni. Al contrario, ha sottolineato come proprio questa complessità abbia reso necessario l’incontro: non per “calare dall’alto” un sistema già definito, ma per metterlo alla prova attraverso il confronto e il lavoro collettivo.

Il cuore metodologico di questo momento è il gioco-esercizio proposto a chiusura della giornata: gli ambasciatori sono stati divisi in gruppi, ciascuno chiamato a confrontarsi con scenari realistici, spesso tratti da situazioni già vissute negli anni precedenti. Saverio ha insistito su un punto fondamentale: non è detto che la Costituzione contenga già tutte le risposte. Alcune fattispecie non sono state previste, altre richiederanno aggiustamenti. Per questo è stato chiesto ai partecipanti di prendere appunti, osservare criticamente il testo e contribuire al suo miglioramento, pur nella consapevolezza che una Costituzione, per sua natura, resta una forma 'rigida', anche quando si apre all’evoluzione. Il passaggio non è stato e non sarà indolore. Saverio lo ha confermato con chiarezza: non si tratta più di un movimento basato solo sulla vocazione individuale, ma di una struttura che deve tutelare se stessa, anche dal punto di vista giuridico ed economico.

In questo contesto è intervenuto Emanuele Ramella Pralungo, presidente della Provincia di Biella, portando uno sguardo esterno ma profondamente coinvolto. Ramella ha riconosciuto il valore dell’esperienza vissuta, richiamando la propria formazione giuridica e sottolineando come ogni Costituzione – anche quella italiana, con i suoi 139 articoli – resti necessariamente generale, per poi trovare senso nella sua applicazione concreta. Il riferimento all’esperienza di Biella Città Arcipelago è stato per lui emblematico: amministratori pubblici messi attorno a un tavolo, con i post-it in mano, "costretti" a confrontarsi davvero. Un esercizio tutt’altro che scontato, che ha fatto emergere quanto il dialogo tra amministratori non sia affatto una pratica abituale, e quanto invece possa diventare generativo se accompagnato da un metodo. Ramella ha poi invitato gli ambasciatori a non avere timore di esprimersi, ricordando che anche durante i lavori dell’Assemblea Costituente italiana “se ne sono dette di tutti i colori”, e che proprio da quel confronto acceso sono nati articoli fondamentali. Dal lavoro dei gruppi, ha ribadito, può nascere una parte essenziale del percorso futuro. La giornata si è chiusa, come anticipato, con il Gioco dello Statodellarte e con i confronti accessi immaginati dallo stesso Ramella. Ecco confermarsi una consapevolezza: lo Statodellarte non è un’astrazione, né un semplice dispositivo organizzativo. È un tentativo concreto di dare forma a una responsabilità condivisa, capace di tenere insieme visione, pratica e cura del mondo.

Pubblicazione
20.01.26
Scritto da
Luca Deias